Anche Marta non vuole il Gay Pride nel giorno del Corpus Domini

(...) deciso di rifiutare la campagna promozionale dell’Uaar. Lo slogan «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno» non salirà sugli autobus della Lanterna. Punto e basta. Chissà se l’azienda milanese ha fatto solo da parafulmine, magari su pressioni «nascoste» di sindaco e dirigenti Amt o se realmente il codice deontologico dall’azienda ha fatto bloccare la campagna. Da Milano fanno sapere che la decisione è stata presa dopo una consulenza con i legali dell’azienda. Il messaggio è stato considerato lesivo degli articoli 10 e 46 del Codice. E l’Unione degli atei e agnostici razionalisti ha già chiesto al Comune di revocare la concessione alla Igp Decaux. «Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario e a usarlo per dire che Dio non esiste - dichiara il segretario generale della Uaar Raffaele Carcano -. Sembra che in questo Paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlarne affatto pena la censura. Alla Igp vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene l’esistenza di Dio».
Ma l’Uaar, non c’è da sorprendersi, non si arrende ed è pronta ad adire vie legali, mentre la campagna per la raccolta fondi per pagarla prosegue ed è arrivata a 13.000 euro. Esulta il Forum ligrue delle famiglie che considerava «irrispettoso il metodo di confronto utilizzato dagli agnostici». Il sindaco viene incalzato dall’ala sinistra della maggioranza. Antonio Bruno, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale, fa eco alla Uaar e chiede al sindaco di verificare i motivi della decisione della Igp di rifiutare la pubblicità degli atei e di «attivarsi per revocare la concessione alla Igp qualora fossimo di fronte ad un caso di censura». La decisione da parte della concessionaria, afferma Bruno, «potrebbe essere una scelta politica dettata da indebita censura». «La pubblicità - sottolinea - esprime un concetto, condivisibile o meno, ma senza alcun insulto, anche se, personalmente, nutro qualche dubbio sull’opportunità di usare il mezzo pubblicitario per propagandare fedi o ateismo». «Non c’è libertà di dissentire dal Vaticano - replica Franco Grillini presidente di Gaynet -. Proveremo con iniziative simili a Bologna e Roma». Da destra parla il ministro Andrea Ronchi dicendosi soddisfatto dalla decisione, «desidero ribadire il mio totale appoggio al Cardinale Bagnasco e al suo splendido lavoro». Commentano anche il senatore Pdl Giorgio Bornacin e il capogruppo di An in Regione Gianni Plinio: «Giudichiamo responsabile la decisione della concessionaria- dicono-. Determinante è stato l’intervento del presidente dell’Autorità garante Antonio Catricalà da noi sollecitato a proposito di una campagna pubblicitaria oscena. Speriamo che tutto questo serva di lezione per prossime carnevalate come il Gay Pride».
E guarda caso nello stesso giorno del blocco agli spot ecco anche un freno a mano tirato per la manifestazione omosessuale che dovrebbe tenersi a Genova il prossimo 13 giugno in concomitanza con il Corpus Domini: «Abbiamo chiesto all’Arcigay di vederci per trovare un accordo e spostare la data» racconta l’assessore alla cultura Andrea Raineri. La giunta comunale ha sospeso il parere che darebbe il via libera al patrocinio vincolandolo al cambio della data. Anche in questo caso un cambio di atteggiamento da parte dell’amministrazione comunale che non aveva mai espresso perplessità sulla data del corteo finale del Gay Pride. L’organizzazione degli omosessuali si dice pronta a discutere.