Ansaldo, tiro incrociato sul governo

Ipotesi di vendita di Ansaldo Energia sempre in primo piano, non solo a livello locale: suscitano reazioni contrastanti le parole del ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera, in risposta a una interrogazione del Pdl sul futuro dell'azienda Finmeccanica. Per la quale, a giudizio di Passera, «è importante trovare un azionista di maggioranza che, se non fosse la stessa Finmeccanica, sia impegnato per aumentare gli investimenti sul territorio, l'occupazione, e per assicurare maggiore successo sul mercato» specifico. Su Ansaldo Energia - che rientra con Ansaldo Breda in un piano di dismissioni deciso da Finmeccanica - il ministro ha aggiunto che «Finmeccanica è un'azienda importante che opera in molti settori e sta lavorando ad un piano di ristrutturazione e rilancio a causa della situazione critica» che riguarda alcuni settori, in particolare quelli civili. Per questo, ha continuato Passera, Finmeccanica punta a «concentrare i futuri impegni in un numero più limitato» di business. Ansaldo Energia «va bene - ha concluso il ministro - ha conquistato una nomea e una posizione importanti sul mercato, ha aperto il capitale ad investitori, ed ha bisogno di un azionista di maggioranza solido per finanziare lo sviluppo, l'aumento degli investimenti e dell'occupazione». Se Finmeccanica deciderà di cederla «perché non può essere questo azionista di maggioranza solido farà in modo che vengano perseguiti questi obiettivi».
Immediata la reazione degli esponenti del Pdl. In particolare, i deputati Roberto Cassinelli e Michele Scandroglio si dicono insoddisfatti della risposta di Passera: «Non crediamo che l'importante sia solo trovare un azionista per Ansaldo Energia. Per noi è indispensabile che le privatizzazioni avvengano all'interno di un disegno industriale che colga le opportunità migliori, non solo in senso quantitativo, ma di prospettiva, salvaguardando risorse ed esperienze professionali che oggi possono essere svalutate dalla crisi, ma rappresentano una ricchezza cui non si deve rinunciare».
Per i deputati Giovanni Paladini, segretario regionale dell'Idv, e Maurizio Zipponi, responsabile del partito per il Lavoro, che si rivolgono direttamente al segretario del Pd Pierluigi Bersani, «il governo Monti sta appoggiando la vendita di Ansaldo Energia al suo carnefice, cioè la Siemens. Carnefice industriale oggettivo e inevitabile in quanto ha lo stesso prodotto, lo stesso mercato, la stessa tecnologia, la stessa struttura produttiva e occupazionale, seppure in dimensioni diverse». Paladini e Zipponi sollecitano quindi a Bersani «un intervento presso l'esecutivo, per fermare quello che si sta pagando al governo tedesco in termini di accordi per noi incomprensibili dal punto di vista economico, e fermare anche la corsa di questo treno impazzito».
Critici anche i segretari generali dei sindacati, Ivano Bosco (Cgil), Antonio Graniero (Cisl) e Pier Angelo Massa (Uil), in sintonia con il presidente di Federmanager Sauro Gazzoli, che in una nota comune chiedono «che almeno, in caso di cessione di partecipazioni, queste siano tali da mantenere comunque il controllo dell'azienda a tutela degli interessi del Paese». Infine, Stefano Saglia, capogruppo Pdl in commissione attività produttive alla Camera dei Deputati, ritiene che «sarebbe utile una cabina di regia nel Governo per affrontare sia la politica industriale sia le privatizzazioni, anche per costruire un disegno industriale che ha in Ansaldo Energia uno dei suoi tasselli».