Arrivano i turisti, Genova chiude

(...) La scena è sempre la stessa che si ripete ad ogni parvenza di festività, con pochissime attività aperte qua e là nella zona del Porto Antico e un desolante deserto in quello che dovrebbe essere il cuore commerciale e culturale di Genova. Con i pullman scoperti, carichi di turisti appena sbarcati, che attraversano una città fantasma; fantasma non tanto per i passanti che pure ci sono e cercano qualcosa da fare, quanto proprio per gli sbarramenti di porte e vetrine chiuse che il più delle volte hanno anche le luci rigorosamente spente.
Ieri Genova ha regalato l'ennesimo schiaffo a chi sperava di scoprirla ricca di fascino e di vita. L'ha regalato anche a tutti quei tanti visitatori che le avevano concesso fiducia, tanto da farla indicare come «meta trendy» di questo inizio di primavera. È il sito lastminute.com a far notare che è stato registrato un aumento delle prenotazioni proprio per queste giornate, pari al +24 per cento rispetto allo scorso anno, con un soggiorno medio di 4 notti e una spesa pro capite di 359 euro. Diversi indicatori dicono che questa sarebbe stata l'occasione giusta per la svolta. Ma l'ipocrisia con cui Genova e la Liguria parlano di turismo, quella sciorinata durante convegni e dibattiti organizzati solo per raccogliere consensi e far dire quanto è bravo e competente l'assessore, trova l'ennesima e persino superflua conferma in questo ponte lunghissimo che abbraccia il 25 aprile e il primo maggio. Sì, perché solo un mese fa Genova e i suoi amministratori si beavano di aver accolto il varo della «Preziosa», l'ultima ammiraglia della flotta Msc. I fuochi artificiali con cui la compagnia di navigazione ha provato a risvegliare la città sono durati giusto il tempo dei festeggiamenti, dei discorsi e delle foto ricordo. Poi la stessa Msc è stata tradita alla prima occasione. Un imprenditore che continua a puntare sulla Liguria è merce rara, eppure non viene neppure ringraziato con i fatti. Magari lo si invita a fare passerella a Palazzo Ducale per un convegno di parole e politica, poi non si fa nulla per assecondare il suo impegno.
Martedì un comunicato della società crocieristica che ha scelto Genova come «home port» aveva annunciato con orgoglio di aver organizzato tanti scali da poter sbarcare sulle banchine della Lanterna ben 50.000 passeggeri tra il 25 aprile e il 5 maggio. Molti di questi hanno scelto proprio la «Preziosa» per fare tappa anche a Genova. Ma della città che gli era stata magari «promessa» hanno trovato solo la controfigura. Magari hanno amaramente notato come nelle vie del centro siano ancora esposti i festoni bianchi e blu con il logo Msc, rimasti appesi da un mese a fare da guardia a una fila ininterrotta di saracinesche chiuse.
«Dopo un inverno soddisfacente, anche questo lungo ponte di primavera conferma il trend positivo della Compagnia», aveva dichiarato orgoglioso Leonardo Massa, country manager Mercato Italia di Msc Crociere. La risposta di Genova a questa voglia di positività e di ripresa è stata quella di via Venti Settembre e di tutte le sue traverse da De Ferrari a piazza della Vittoria, che hanno offerto lo stesso spettacolo, con rarissime eccezioni rappresentate da pochi e meritevoli commercianti o ristoratori che si contano sulle dita di una mano. Stessa situazione sui lungomare che dalla Foce si susseguono fino a Quinto.
Genova chiusa. Con una scusa qualsiasi. Che sia il 25 aprile, o Pasquetta, il primo maggio o Natale. Prima di tagliare nastri, inaugurare siti, organizzare convegni e viaggi all'estero per annunciare la svolta del turismo ligure, gli amministratori forse dovrebbero iniziare a rivedere l'accoglienza sul posto. Pur essendo un'attività poco visibile e che magari non rende tanti consensi e complimenti, prima di andare eventualmente a cercare qualcuno da portare in Liguria, sarebbe importante imparare a non cacciare via quelli che già arrivano.