Bai, i «veri» cento anni di quella «banda» da circo

Lo dice colui che è stato uno dei grandi protagonisti della Baistrocchi: «I veri cento ani della Compagnia si compiranno esattamente il 6 maggio di quest'anno. Infatti la prima rappresentazione della Compagnia avvenne il 6 maggio del 1913, con la rivista L'allegra brigata, al Politeama Genovese».
Cesare Penna come ricordi le tue Baistrocchi?
«Malinconie e rimpianti. Oggi ho 83 anni, ma mi sembra ieri quando firmai la mia prima compagnia. Era il 1956 Come quando fuori piove, fu allora che cominciarono a chiamarmi Biro, nome che mi porto a fianco ancora oggi quando incontro qualche vecchio amico di allora».
Le altre Bai? Tante ne hai firmate...
«Nel 1958 Oscar non mi spogliare di Gianni Cozzo, 1959 A cavallo di un raggio di luna, nel 1962 Chi la fa... l'aspetti».
Ecco, questa fu la Bai-record. Perché?
«Perché ci fu un esaurito venticinque giorni prima dell'inizio. Pensa che la mitica Aurora, cassiera del teatro Margherita annunciò che la “prima” sarebbe stata ripetuta».
Ci fu il gemellaggio con i Circo Togni...
«Sì, andammo nella gabbia dei leoni, il sottoscritto con Umberto Testori, indimenticabile compagno d'avventure».
E ci fu l'esordio in scena di.. Enzo Tortora.
«Infatti, fu quello l'evento grande della rivista. Enzo che già furoreggiava in televisione, sentì dell'incontro... con i leoni. E si tuffò nella sua Genova e nella sua Baistrocchi. Fu un successone, entrò in scena, rifece alcuni sketch dei suoi anni, insomma un trionfo».
Cosa ricordi di Tortora?
«Un uomo vero, ma anche un goliarda vero. Intelligente, spiritoso, aveva chiuso come autore-attore della Bai nel 1954, aveva passato il testimone a noi che riprendemmo nel 1956».
Era innamorato della Baistrocchi...
«Era il suo “pianino azzurro suonato da un angelo...” come l'aveva definita. Non mancava occasione per tornare. Sono contento che gli abbiano dedicato un “passo” in Galleria Mazzini. Mi dispiace che sotto hanno scritto “solo” giornalista. Era molto, molto di più...».
I tuoi 83 anni sono stati pieni, pieni... Hai fatto anche il calciatore?
«Esatto, prima nel Genoa, con gli allievi nel 1947 e poi nella Samp capitano degli allievi nel 1948 e, qualche presenza nelle riserve».
L'altro tuo amore, il jazz...
«Sono stato uno dei fondatori del Lousiana Jazz Club nel 1963 e manager della indimenticabile Riverside Syncopators Jazz Band guidata dall'altro indimenticabile Lucio Capobianco».
E poi la televisione...
«Con un... certo Vittorio Sirianni iniziai a Telegenova nel '74/75 ideando la prima trasmissione sportiva Qui stadio - Qui studio, una specie di Domenica In degli anni futuri. Avevamo capito tutto della televisione locale. C'erano i commenti sportivi e la musica con I Trilli. Noi avevamo collegamenti con il campo per tutti i novanta minuti, la Rai trasmetteva Tutto il calcio minuto per minuto solamente dal secondo tempo.
I grandi personaggi della Bai, quanti ne ricordi?
«Cento, mille... personaggi diventati celebri: da Villaggio a Borghi, da Campodonico a D'Ambra, dai fratelli Rota a Gianni Amato, a Ortez Gallione per non parlare di Piero Rossi ballerino eccellente nella prima rivista, Eugenio Dondero, soubrette straordinaria, Ernesto Gherardi uomo della cassa, Marcello Simoni, Pino Williner... insomma una infinità».
E per il 6 maggio che farai?
«Vorrei incontrare tutti coloro che ancora vivono di quegli anni, non so dove siano, non so se ancora sono vivi o meno, ma lancio un grande, forte messaggio: chiamatemi, ci riuniremo tutti, vecchi e nuovi per ricordare gli anni più belli, quelli della gioventù.
A 83 anni si può ricominciare...
«Perché no...»