«Un ballo in maschera» moderno e divertente

Riccardo indossa una lunga e candida palandrana, Renato, suo segretario e amico fedele, una divisa militare gallonata, così come la scorta degli ufficiali; sulla scena spoglia giganteggia un mappamondo stile «Grande Dittatore» di Charlie Chaplin. Decisamente originali la regia e i costumi di Ivan Stefanutti per «Un ballo in maschera» di Giuseppe Verdi, che ha aperto, venerdì sera, la stagione estiva del Teatro dell'Opera Giocosa alla Fortezza del Priamàr di Savona. Un'ambientazione moderna che abbandona il XVII secolo e che, seppur con qualche nostra perplessità - l'androne di Ulrica, ad esempio, con le belle ragazze in abito fucsia che poco hanno a spartire con apparizioni oscure e demoniache; o ancora l'identità di Amelia celata dietro ad un generoso paio di occhiali da sole - funziona e che bene ha sottolineato il contrasto tra l'anima tragica e quella lieve, intrinseco alla preziosa partitura verdiana e peculiarità prima di quest'opera straordinaria. Così, dalla squallida forca dell'«orrido campo», illuminata soltanto dai lampi del temporale (molto efficaci il gioco di luci e le proiezioni sullo sfondo a illustrare, di volta in volta, gli sfoghi della natura paralleli a quelli psicologici), si passa alla coloratissima festa mascherata, sgargiante e luminosa, fatta di danze e giochi intriganti (coreografie di Fabrizio Paganini), illuminata dalla leggerezza dell'orchestra e percorsa tuttavia dal filo sottile e insidioso della vendetta. Ma veniamo al piano musicale, nettamente migliore nel corso del secondo e terzo atto, complice una «caduta» del vento, che all'inizio della rappresentazione ostacolava non poco il ritorno del suono. «Un ballo in maschera» è (non a ragione) opera tra le meno gettonate e conosciute dal pubblico: ricca, densissima, presenta una finezza assoluta nel trattamento compositivo, con quella ironia sottile che ne sottolinea e intensifica la drammaticità, ardua da interpretare, complessa da seguire nella sua perfetta elaborazione. I ruoli sono delicatissimi. Brava Anna Pirozzi (Amelia), intensa la sua interpretazione, tecnica solida e voce piena, ha convinto da subito la platea; molto buona anche la prova di Igor Golovatenko, che specie nella sua aria «Eri tu che macchiavi» ha dimostrato una sensibilità e musicalità particolari, bello il timbro e buona la resa del personaggio. Bene anche Paola Cigna (Oscar), che dopo un inizio un po' faticoso ha migliorato la resa vocale e ha trovato una buona complicità con il resto del cast in scena. Meno convincente Giorgio Caruso (Riccardo), buono negli acuti e nella quantità di voce, carente però nel registro medio, non particolarmente raffinato né preciso nell'intonazione; molto interessante il timbro di Giovanna Lanza (Ulrica), scuro e omogeneo. Generalmente buono il resto del cast - Maurizio Leoni (Silvano), Enrico Rinaldo (Samuel), Stefano Rinaldi Miliani (Tom) Gabriele Colombari (Giudice/Servo di Amelia) - bene il Coro Lirico Veneto diretto da Giorgio Mazzuccato. Direzione garbata e corretta (Stefano Romani e Orchestra Regionale Filarmonia Veneta) ma un tantino carente sotto il profilo dell'intensità drammatica. Applausi convinti ed entusiasti del pubblico.