BENEDETTA ROTATIVA

Racconto un episodio piccolissimo in sè, ma enorme per quello che significa. Sabato mattina, quando per un problema tecnico le pagine genovesi del Giornale non sono arrivate in edicola, i nostri telefoni hanno cominciato a squillare e non hanno più smesso. Decine e decine di persone (solo due politici, ma anche questo è tristemente normale) che si informavano sul perchè il loro fascicolo non era in edicola. A tutti, abbiamo spiegato che era solo un guasto notturno alla rotativa, che non c’era stato nessun sabotaggio, che non dovevano prendersela con gli edicolanti.
Ma, mai come questa volta, ex malo bonum, da un male è nato un bene. Che è, di nuovo, il vostro affetto, la vostra voglia di stare vicino al vostro Giornale, quasi di proteggerci dai mali del mondo esterno, qualcosa di commovente. Quella rotativa - sciagurata dal punto di vista della tiratura e del lavoro di una giornata buttato via - è stata benedetta perchè, per l’ennesima volta, ha aperto il velo su una famiglia, quella dei lettori del Giornale, veramente straordinaria.
E allora, possiamo guardarci un po’ allo specchio? Possiamo dire che siamo orgogliosi del nostro Giornale, della sua capacità di sollecitazione, di onestà intellettuale, di dare voce a tutti, di essere punto di riferimento per un popolo e non un semplice agglomerato di carta e inchiostro? Possiamo essere felici di essere di parte e di prendere parte bacchettando, quando è il caso, quelli che sono più vicino a noi ed elogiando, quando è il caso (raramente è il caso), quelli che sono più distanti da noi? Possiamo, soprattutto, essere soddisfatti di guardarci allo specchio alla mattina e vederci facce pulite, che non mestano nel torbido, che non si inventano scandali inesistenti, che non calpestano la dignità delle persone e non si dedicano al copia-incolla degli atti giudiziari, spacciandoli per verità acclarate anche quando sono alla fase preliminare?
Ecco, tutte queste cose, sono il nostro pane quotidiano. E continueranno ad esserlo, anche grazie alla totale libertà che ci lascia il nostro direttore Mario Giordano, persona perbene e giornalista straordinario, che ha per chi ama la forca, le manette e gli schiavettoni, la stessa simpatia che ha per i fannulloni: nulla, tendente al sottozero. E anche di questo voglio ringraziarlo pubblicamente. Perchè la libertà è il regalo più bello che si possa fare a un giornalista e credo che gli straordinari risultati che questo vascello pirata sta ottenendo, in tutti i campi - spesso colpendo e affondando corazzate di inchiostro e incrociatori di carta con la sola forza della verità e dell’onestà - ne siano la migliore testimonianza. Mi scuso dell’autocompiacimento. Ma, credetemi, è solo una fotografia della situazione, dopo un agosto straordinario, e ho cercato di non farmi nemmeno prendere dall’entusiasmo, anche se i risultati di quest’estate ce ne darebbero tutti i motivi. Ma, dopo esserci guardati senza ipocrisia nello specchio e averci visto quello che è il valore aggiunto del nostro Giornale - e cioè essere un giornale con l’«anima» e non uno scialbo bollettino - cerchiamo di guardare anche dall’altra parte dello specchio. E, se mi permettete, voglio dire che siamo orgogliosi soprattutto, dei nostri lettori. Di quelli liguri, della Costa Azzurra, del Basso Piemonte e della Lunigiana che ci seguono tutto l’anno. Ma anche dei lombardi, dei piemontesi che ci hanno accompagnato per tutto agosto, anche con la cronaca di Milano abbinata alle pagine liguri, e quelli di tutte le località di villeggiatura dove questa edizione è arrivata. Agli ospiti porgiamo i nostri saluti e i nostri auguri di un buon ritorno, agli «indigeni» promettiamo un autunno ancora più ricco di inchieste, di storie, di notizie, di approfondimenti. Di un Giornale sempre più «diverso» nel senso migliore che la parola sa avere.
Abbiamo la fortuna di fare il mestiere più bello del mondo, nel giornale più bello del mondo. E abbiamo la fortuna di farlo con i lettori più belli del mondo. Penso alle vostre cartoline dalla villeggiatura che si stanno ammonticchiando sul mio tavolo, penso alle telefonate di lettrici che sprizzano affetto dalla cornetta come Sara Castiglione o Roberta Simonazzi, penso alla bellezza di una frase su una lettera di Anna Pedrazzi («vi voglio bene»), penso alla dolcezza del «permettetemi di abbracciarvi» scritto con grafia gentile da Irma Larini, penso ai bonari richiami di Maria Grazia Bertola e Brunella Maietta. Verrebbe quasi voglia di dire che, con tutto questo, saremmo contenti lo stesso, anche senza stipendio. Ma non vorrei che poi i nostri amministratori, notoriamente tirati, ci prendessero troppo alla lettera.