Bertolini (Pdl): «Si torni a dire Massa e Carrara»

(...) in tutte quelle espressioni scritte e verbali, insomma, dove si cita «Massa-Carrara» e non «Massa e Carrara», come, sempre secondo Bertolini (nella foto), sarebbe corretto e doveroso. «Le ragioni? Ma ve le spiego subito!» incalza la parlamentare emiliana che tanto si dà da fare, in questi anni, per «promuovere e diffondere - recita il suo sito internet - i principi e i valori di una cultura ispirata al diritto naturale, alla tradizione del pensiero conservatore e alla difesa delle radici cristiane della civiltà occidentale». Tutte cose che un po' c'entrano nella battaglia dell'onorevole sul trattino in questione, almeno per quanto riguarda il rispetto della verità storica. «È proprio così» sbotta lei. Che mostra il testo della proposta di legge per la modifica del decreto legislativo luogotenenziale 1° marzo 1946, n. 48. È questo che ha ufficializzato l'insulto lessicale e storico: «Ora - insiste Bertolini - bisogna ovviare all'errore», rifacendosi al decreto «del Dittatore delle province modenesi e parmensi e Governatore delle Romagne del 1859» che riportava testualmente «Massa e Carrara». Concetto ribadito nel 1938 - è sempre l'onorevole, ferratissima, che lo ricorda, anche se lei è nata qualche anno dopo - allorché la provincia divenne Apuania, ma inglobando pur sempre «Massa e Carrara» e attribuendo pari dignità a entrambe. Ecco perché quelli del 1946 hanno sbagliato, «conferendo una denominazione non autentica che negli ultimi oltre 60 anni ha di fatto sancito una forma di discriminazione tra le due città. Che sia stata dimenticata, o che sia stata furbescamente ignorata la “e“, l'importante - conclude l'onorevole - è che l'antica denominazione vada recuperata. E con la massima urgenza». Altro che spread, fiscal compact, default, spending review o anche solo semipresidenzialismo: la massima urgenza, oggi, è per Massa e Carrara. Cosa non si farebbe per lasciare un trattino (o per prendere voti?).