Bisogna pagare per non cadere dalle scale

Ci stanno provando da anni, da quando a guidare il Comune di Genova era Beppe Pericu. Quel documento è passato sulla scrivania di tre sindaci e altrettanti assessori di competenza. Anche di due diversi presidenti di Municipio. Al momento nessuno è ancora riuscito a risolvere la questione. Non si parla di Gronda, nemmeno di Terzo valico o qualsiasi grande opera di cui si discuta a Genova, ma di una scalinata. Un centinaio e poco più di banali scalini di cemento diventati ormai un incubo per un intero quartiere e tutto per colpa della burocrazia e della scarsa volontà di risolvere la questione. Siamo nel quartiere di Certosa, in Valpolcevera, proprio a poche decine di metri dal capolinea della metropolitana di Brin. Una scalinata unisce la zona collinare della delegazione con quella bassa, viale Buonarroti con via Ariosto. È degradata, come tante in città. Ma ha una funzione vitale per molte persone che facendo quelle scale riescono ad accorciare, di molto, il percorso verso i negozi, la scuola, la chiesa e verso casa.
Da una decina d'anni a questa parte i residenti stanno chiedendo con forza che l'amministrazione si interessi per il ripristino dell'area perché sempre più pericolosa per gli utenti. Hanno fatto richieste formali, sono stati ricevuti da chi di competenza arrivando addirittura a scoprire che quella scalinata non è più di proprietà del Comune di Genova ma proprio dei quattro palazzi che si affacciano sullo scalone. Una sorpresa per chi vive qui, non per palazzo Tursi visto che nel 1974 l'allora giunta comunale elaborò una delibera che «regalava» la scala ai condomini. Senza, però, darne comunicazione alcuna né ai residenti stessi, tantomeno al catasto dove il passaggio di proprietà non risulta.
«Adesso viviamo anche nell'incubo che se qualcuno che passa di qui cade e si fa male rischiamo di doverci sobbarcare spese legali di ogni tipo». Situazione che si somma, dunque, anche alla difficoltà di transitare lungo la scalinata. I gradini sono erosi dal tempo e dall'incuria, l'erba ha mangiato lo spazio e salire come scendere, soprattutto per i più anziani, sta diventando più difficile che attraversare un sentiero di montagna. «Davanti ad una responsabilità così grossa non ci vogliamo tirare indietro - spiegano i residenti della zona - e abbiamo già chiesto dei preventivi per vedere come ripristinare la scala, anche perché non ci è concesso di chiuderla seppur pericolosa: dobbiamo concedere la servitù». Non tutti dei tanti cittadini che utilizzano quel percorso hanno rispetto per il passaggio e, visto che qui l'Amiu non passa per competenza, ecco che a pulire pensa chi ci abita. Ma anche alla manutenzione, a dire il vero, visto che l'ultimo tratto appare in perfette condizioni grazie al lavoro di un abitante che ha riparato una ventina di scalini per permettere l'accesso alla sua casa. «Abbiamo il timore di muoverci, in ogni modo. Anche perché ci è stato detto che se non facessimo i lavori secondo un certo criterio, il Comune potrebbe rivalersi su di noi. E ancora, abbiamo provato a mettere delle barriere intorno ai gradini più pericolosi, ma l'amministrazione ci ha chiesto l'affitto delle barre e dei lumini».
Non sembra esserci una via d'uscita chiara. A cercarla è l'attuale presidente del Municipio Valpolcevera Iole Murruni interessata dai residenti: «Sto cercando di trovare una soluzione di compromesso. Non è semplice - spiega Murruni -. Stiamo lavorando con gli uffici per cercare di fare in modo che l'amministrazione intervenga pagando la metà della spesa e l'altra metà, però, toccherà ai palazzi».