Cancellieri, il ritorno: «Ma non rivivremo il passato»

Una battuta simile non avrebbe mai la dignità di finire in nessuno dei suoi spettacoli. Ma la faccio ugualmente: spero che il teatro finisca sul Lastrico.
Occhei, occhei, il gioco di parole è telefonato, e nella storia delle battute e dei giochi di parole si è visto certamente di meglio. Ma credo che, davvero, non si possa fare al teatro un augurio migliore. E, soprattutto, credo che raccontare la storia dell'attore genovese sia un esempio per tutti i nostri ragazzi e per chi vuole sfondare nel suo lavoro o nella sua arte. Con il segreto principale, che è quello di non perdere mai di vista l'umiltà e il senso delle cose.
Perchè Lastrico, nel senso di Maurizio, è davvero l'esempio di come si possa essere contemporaneamente alti e bassi (anche se poi è tutto da dimostrare dov'è l'alto e dove il basso), di come si possa essere protagonisti da prima serata televisiva e poi avere l'umiltà e l'intelligenza di tornare da comprimari a teatro e di sudarsi l'applauso ogni sera.
Lastrico, nel senso di Maurizio, è l'esempio dell'approccio migliore e corretto al successo. Lui, trentatreenne genovese diplomato operatore turistico, ha studiato recitazione alla Scuola del Teatro Stabile che - dalla guida di Ivo Chiesa a quella di Carlo Repetti - si dimostra sempre più la maggiore fucina di talenti attoriali italiana. Ed è proprio leggendo il curriculum teatrale di Maurizio che si capisce l'importanza di quello che ha realizzato: si va da Brecht all'Enrico V di Shakeaspeare, da Romeo e Giulietta al Mercator di Plauto, da Antigone a Molière, fino a Re Lear, a qualche mattone firmato Sciaccaluga o all'ultimo, straordinario, Ruzante interpretato benissimo insieme a Tullio Solenghi. Davvero un tocco di classe sulla scorsa stagione dello Stabile.
E poi, all'improvviso, in mezzo a tutto questo, arriva Quando fai qualcosa in giro dimmelo, spettacolo bellissimo fin dal titolo, perchè riassume alla perfezione il mestiere dell'attore, soprattutto a Genova, dove la richiesta di biglietti omaggio da parte degli amici disinformati è totale.
E proprio un titolo così fa capire tutto di Lastrico e della sua comicità. Che parte dal basso, dai bar, dalle bettole, magari anche dagli autobus di notte, popolati di quegli strani personaggi che parlano solitamente da soli, raccontando a volte storie bellissime.
Qualcuna di queste storie, Maurizio, l'ha raccontata al nostro Antonio Lodetti, commentando il suo debutto in prima serata a Zelig, dove è stato il centesimo comico sul palco del teatro milanese degli Arcimboldi. Promosso lì grazie al grande successo a Zelig Off (la seconda serata) della sua Divina Commedia rivisitata in chiave moderna e affrontando i maggiori (e i minori) temi della vita quotidiana rigorosamente in rima. Lastrico l'ha presa con assoluta modestia: «Non sono gasato, ma ho l'anima del mugugno. (...)