Carmi, per lui Genova è matrigna

Oggi: Stoccolma. Domani, magari, Genova. La riserva è in una domanda: «cosa aspetta Genova a celebrare Eugenio Carmi?». E la sfida è lanciata. «Porterei volentieri una mostra nella sua città e a costo zero per i genovesi. All'amministrazione chiederei solo gli spazi: Palazzo Ducale o Villa Croce». A parlare è Paolo Asti, di ritorno da Stoccolma, dove è stata inaugurata Ragione e Spiritualità, che presenta le opere più recenti di Carmi: la riflessione su Pitagora e la sezione aurea sottende oltre 40 opere su juta e una decina di vetri realizzati su suoi disegni dal maestro vetraio Lino Reduzzi. Un successo, come tutte, le tante mostre che lo vedono protagonista in Italia e all'estero. Certo, le gallerie genovesi (il Vicolo in primis) non ne hanno lesinate e fino al 30 giugno alcune sue opere sono in una collettiva da Michipasto Arte. Alla galleria del Deposito Villa Croce ha dedicato un'esposizione nel 2003 e tre anni dopo si proiettava pure il bel corto Eugenio Carmi, un artista in fabbrica. Italsider di Genova 1956-1965 e lui riceveva il Premio Mario Novaro per la cultura. Ma una grande esposizione istituzionale, chissà perché, a quella Genova non ha mai pensato. O si? «Nel 2003 ero stato invitato a fare una grande mostra a Palazzo Ducale. Il curatore sarebbe stato un grande galantuomo, Pierre Restany, e combinai nel mio studio un incontro con il Presidente di Palazzo Ducale» racconta Carmi. Tutto nella norma, fino all'epilogo. «Dopo qualche tempo ricevetti una mail nella quale si stracciava il contratto e mi si diceva che la mia mostra sarebbe stata rimandata. Restany dovetti informarlo io. La mia mostra non ebbe luogo, una cosa così non mi era mai successa» conclude. E le sue parole colpiscono al cuore. Perché Carmi pure è un gentiluomo, un artista generoso e di grande valore. E la città dove è nato e cui tanto ha dato dovrebbe essere la prima a celebrarlo, non a bidonarlo, tanto più con un'email. Non vorrei ripiegare sul solito Nemo propheta in patria ma mi domando se Paolo Asti, che tanto vorrebbe organizzare una mostra di Carmi in «patria», ce la farà. Una sfida per Genova più che per lui. Spezzino, classe 1964, imprenditore. Dieci anni tra Provincia e Comune. Tra le passioni dichiarate: Spezia, il jazz e l'arte contemporanea (dal 2008 è Vice Presidente della Fondazione Regionale ligure per la Cultura e lo Spettacolo) di cui è collezionista come alcuni dei membri di Starté. Associazione di un gruppo di amici cosmopoliti per lavoro, che promuovono la cultura artistica italiana mettendo ciascuno impegno, competenze e réseau. Ci sono Antonio Ciacca, pianista e compositore di fama internazionale e docente alla Juilliard, Franco Leonide, di base a Stoccolma, esperto in antiquariato e Franco Balzarotti in sistemi museali, tra gli altri. Persone che come Asti, presidente di Starté, pensano che i privati «non servono solo per chiedere fondi» e che si «può pensare di impiegare la cultura per l'economia e non il contrario». «Le nostre mostre sono realizzate senza alcun contributo pubblico» spiega: Carmi a Stoccolma, Casentini al Ram di Los Angeles, Vaccarone al Camec di Spezia e tante altre. Cui Asti con Starté vorrebbe aggiungere, appunto, un'antologica del Maestro nella città dove è nato. E ha proprio ragione: cosa aspetta Genova a celebrare il «suo» Eugenio Carmi?