Il centrodestra stia attento allo «Zelig» di De Ferrari

2 CONTRADDIZIONI

Com’è difficile

fare il negoziante

Se vuoi sistemare la piazza antistante al negozio, se ti serve pulire un torrente, una luminaria... insomma: qualsiasi cosa dalle istituzioni, il commerciante deve fondare un Civ e, spesso e volentieri, pagarsela. Impegno considerevole di tempo e guai perché è un’associazione con atto notorio e varie responsabilità. Perché? Mah! I locali devono chiudere ad ore prefissate con multe severe per scostamenti di pochi minuti. Poi, quando sono chiusi, dagli all’untore che non tiene aperto e non crea «movimento turistico». Niente vendita di alcoolici alla sera. Anzi: chiusure notturne anticipate per non disturbare. Segue mugugno standard «A Zena nu gh’è ninte!». Posteggi per i clienti? A pagamento! Meglio se con paletti, catene e panettoni. E multa subito! Se apri di domenica per «creare movimento», lo studio di settore presume che mezza città sia entrata a comprare. Invece il genovese tipico domenicale entra, mette il locale a soqquadro tanto per passare due ore e va a casa senza comprare niente perché il giorno prima è stato all’Ipercoop, dove si illude di risparmiare, o il giorno dopo, con un giorno di ferie (che costa), benzina ed autostrada, va a Serravalle. E te lo dice pure in faccia, col sarcasmo a intendere che tu sei un ladro, coi prezzi che fai. Spiegagli che devi mantenere la dipendente che sta a casa a riposare (sapete, è domenica: glielo dovreste pagare doppio). Due giorni dopo, meraviglioso, è lì al bar a lamentarsi che «nel quartiere non c’è più un elettricista!». Oggi sbuca anche che, se nevica, subito multa al commerciante che non spala davanti alla soglia quel «suolo pubblico» per cui il Comune pretende quattrini appena ci si mette un appendino. Ci credo: mezza Aster è composta da disabili, mica possono spalare la neve i cui cumuli, com’è noto, della città solidale se ne fregano. L’altro ieri un lettore si lamentava dei locali chiusi all’uscita dal teatro di Sestri: perché non prova ad aprirsene uno lui?
Marco Marchionni
2 QUESTIONE DI FAMIGLIA

Due lettere

per 37 anni d’amore

Dottor Lussana, sono il marito di Annalisa G. l’autrice della lettera inviata il 4/1/2009. Mia moglie ha scritto di essere rimasta basita nel leggere quanto da Lei esternato nel confronto di sua moglie Loredana. Io invece sono rimasto esterrefatto per le affermazioni rilasciate dalla mia consorte. Ma come, dopo 37 anni di matrimonio (diconsi ben trentasette anni) si lamenta per la mancanza da parte mia perché non le dedico più parole d’amore e di affetto. Mi creda, questo suo sfogo epistolare non mi è piaciuto, bastava dirmelo, doveva parlarmi (ora lo ha fatto, ci siamo chiariti). Certo il mio amore verso di lei è immutato ma il difficile è mantenerlo con gli stessi ritmi degli anni giovanili. Dr. Lussana, siccome ho promesso che avrei risposto a ciò che aveva scritto, mantengo quanto ho dichiarato. La querelle fra noi è stata superata, mi spiace aver messo sul Giornale uno sfogo strettamente personale. La ringrazio per quanto pubblicato. La pregherei di omettere la mia firma, non vorrei suscitare commenti da parte di parenti, agnati e cognati nonché degli amici. Ringraziando ancora con stima cordialmente suo.
S.C.
2 IL GUANO SUL TETTO

Tanti saluti

dal gabbiano Jonathan

Me dispiasje de ave vistu solu oua a lettera de u Sciu Parodi che u scrive da Courmayeur u 4 de Zenà, preoccupa perché nu vedde ciu u guanu in sci teti de a Fea du Maa a Zena, con tantu de foto de a nova costruzion senza merda in sci teti, perché ghe vorreiva dii che nu se preoccupe se nun ne vedde che stemu ben, anche de corpu e che se ne da u so indirissu, a Courmayeur, vegnimmu a trovalu e ghe riempimmu u tetu de guano cumme ghe piasje a Le.
Che vourreiva di, e me scusu pe u dialettu approssimatiu, cusse vo mentre Le u fava e palanche pe andassene in villa a Courmayeur, mi e i me socii emu impegnà a lorda de guanu i teiti, i monumenti e quant'atru ne vegnia a tioo de cuu... Disceivu che vourreiva di ca nu stagghe a vegni in zu cun l'aereoplan che nu se sa mai che quando u atera carche me parente scriterià nu se vadde a infilase inte i muturi e u fasse vegni zu pe tera. Ghe auguro bon viaggiu e bon annu e che se passe e so ferie a Courmayeur in santa pasje senza preoccupase se andemmu de corpu o no.
Quanto a Ti, Direttu, mi me dumandu se in questu periodu in cui vedimmu mui de persone de freidu ti te preoccupe de da spazio a de belinate de questo tipo, che fa veramente cagà, quando ghe sun de umani che patiscain u freidu e nu san cosa mangia mancu u dì de Natale.
Ma dimme un po, Direttu, ti see se a ghè a Protezion de Animali anche pe i ommi? Nu cagan in sci teti ma poran sempre imparaa. Scusime ancuu pè o linguaggiu e pè i argomenti, e se nu sun bon a scrive comme u dev'esse. Pensa un po che nu so mancu i acca da me firma duvve ei devu bittà. U gabbian Jonathan, te salua.PS pè u dialettu mi u nu parlu, e u se vedde... e nu sun mancu de Zena, ma da Rivea de Ponente, tantu pe capise...
Giacomo Pronzalino
2 MOSCHEA / 1

La paura dell’Islam

che avanza

Carissimo dott. Lussana, leggo sul Giornale il suo articolo di prima pagina «Quando l’attacco alla chiesa, viene dalla chiesa». Sono perfettamente d’accordo con le sue argomentazioni che dovrebbero venire attentamente considerate e valutate da chi, ancora ama l’Italia e la religione cattolica. Soprattutto da certi sacerdoti che confondono la «carità cristiana» con uno, sciocco ed autolesionistico buonismo.
Vadano nei paesi arabi (che io ho conosciuto a fondo, non come turista di passaggio ma per la mia attività commerciale). A Ryadh, a Teheran e nei paesi del Golfo, si presentano con un breviario o un crocefisso appeso al collo... Per loro, noi siamo degli «infedeli» da sopprimere. Arrivano in Europa, per integrarci (non per integrarsi).
E noi, «secchioni», li accogliamo a braccia aperte, li sistemiamo, li sfamiamo e concediamo loro, la costruzione di moschee che, quanto prima, supereranno le chiese.
La faccenda, poi, dei Presepi «inquinati» da moschee, passa ogni limite. Ed il «bambino Gesù» sfrattato dalla sua culla è inaccettabile. Viene defenestrato, dato che, questi (subdoli) immigrati non li «coccoliamo» abbastanza.
Anche in questi giorni, sbarcano a migliaia sulle nostre coste e noi, dobbiamo accoglierli e dare loro assistenza.
Mentre nei nostri ospedali difettano le garze e qualche scuola, mai restaurata, crolla, ammazzando qualche allievo.
Si diceva che il vecchio Governo, li faceva venire per avere più voti; ma questo che cosa fa? Si trastulla in conferenze col signor Gheddafi, che promette e, poi, non mantiene. Mi sembra parallelo, questo fatto, alla storica frase del Maresciallo Badoglio, l’8 settembre 1943 «La guerra continua» detto questo riteneva che i tedeschi se ne sarebbero stati buoni. Illusione.
Inviterei i veri credenti di quella chiesa ove campeggia, nel presepe, la moschea di disertare le funzioni. Che ci vadano solo gli islamici ad ammirare la loro moschea...
Ma il Papa che sta a Roma che ne dice?
Povera Europa... Sta subendo (abbozzando ma non reagendo) alle novelle invasioni barbariche...
Purtroppo non mi resta che prevedere un fosco futuro per i nostri giovani... Ma ce la siamo (e, se la sono) voluta.
Con la massima cordialità
Elio Rosi
2 MOSCHEA / 2

L’ultima patriota

Oriana Fallaci

Carissimo Lussana, ci mancava solo Tettamanzi a fare l'imam di casa, perché al deretano all'aria ci hanno pensato loro.
In Piazza Duomo, davanti alla principale Chiesa cattolica.
A me quella marea di sederi rivolti al cielo non è piaciuta affatto, è simbolica della forza di questo Islam che si espande tra gli applausi dei nostri preti e dei residuati politici della falce e martello e, al massimo, tra l'indifferenza distratta della borghesia ancora opulenta, in attesa di divenire dhimmi.
La dhimmitudina italiana, (stavolta milanese) si coniuga alla perfezione col «franza o spagna» di una volta, con la differenza che i futuri nuovi padroni non sono molto inclini alla tolleranza, al dialogo e al «frescacciume» de' noantri.
Quelli linciano, tagliano mani, piedi e teste, impiccano che è una bellezza: non tutto è male, a ben pensarci, nel tenebroso cuore dell'Islam.
Noi si corre il rischio di diventare un popolo di monchi, questo è vero, ma forse qualcuno, si accorgerà che le parole di Biffi non erano razziste, ma sagge, che i nostri non erano timori infondati, ma semplice buon senso e che l'ultima vera grande patriota di questa repubblica viveva in America e si chiamava Oriana Fallaci.
Cesare Simonetti
2 MOSCHEA / 3

Ora ci aspettiamo

che intervenga Roma

La fotografia che ha mostrato Piazza Duomo a Milano con migliaia di musulmani in preghiera rivolti alla Mecca e che ha fatto pensare addirittura ad un fotomontaggio stante il numero impressionante dei soggetti contenuti, ha riportato agli anni cinquanta allorché da alcune avanguardie della sinistra italiana, parafrasando il famoso inno dei comunisti «Bandiera Rossa» si cantava «andremo in chiesa a pregar Stalin».
Come poi andò a finire l'abbiamo visto tutti, ma ciò non toglie che è sempre bene non rischiare troppo perché non si sa mai come andrà a finire.
Purtroppo alcune minoranze della Chiesa cattolica sono subito pronte a gioirne; non è il caso di fare dei nomi perché proprio qui a Genova abbiamo chi rappresenta in maniera vistosa ed esemplare queste correnti di pensiero e di agire. Scherzare col fuoco per correre poi a spegnerlo è solo dei piromani.
D'altronde, come avviene a Milano, se addirittura si tratta di Principi della Chiesa a favorire con le loro esternazioni indirettamente tali manifestazioni senza avere poi il coraggio di esecrarle mi pare che ci si ritrovi alla vigilia di un punto di rottura molto pericoloso. Sarebbe forse il caso che intervenisse da Roma chi può farlo. Prima che la confusione raggiunga il punto di non ritorno.
Giuseppe Torazza