La Chiesa genovese? Fatta di parroci eroici che non si fanno usare

Caro Massimiliano, innanzitutto fa piacere vedere un giovane genovese (anzi genovesizzato) come te aprire il Giornale con un fondo «nazionale». In fondo, essendo un componente della famiglia genovese dei lettori del Giornale, lo ritengo una prova del valore del lavoro che redazione e lettori svolgiamo, insieme, quotidianamente.
Questo fondo è un po’ la concretizzazione del tuo auspicio che la generazione dei quarantenni, sia per l’anagrafe che per il cuore, prenda per mano la nostra città. Riguardo a quanto scrivi nel tuo fondo di oggi, è indubbio che la nostra Società ha bisogno della presenza della Chiesa. Una necessità non solo per l’importanza delle sue opere ma soprattutto per il suo insegnamento morale e dottrinale.
Questo non solo a livello nazionale ma soprattutto a livello locale. In quest’ottica mi sento di dire che i nostri parroci sono veramente eroici. Per avere un esempio di questo basta pensare alle tante processioni che attraversano la città, alla riscoperta di molte tradizioni popolari, alle scuole di formazione aperte alla comunità ecclesiale e non solo, alle attività che svolge con le famiglie, gli anziani, i giovani e i bambini.
Tutto questo senza curarsi di essere politicamente corretti.
Tutto questo senza avere l’assillo dei numeri ma sicuri dell’importanza di essere testimoni e missionari.
Certo alcune volte poi ci sono alcune prese di posizione o attività tipo «minareti nei Presepi» e «Gesù Bambini esclusi dal Presepe» che, personalmente, mi lasciano interdetto.
Ma sono le cose che fanno notizia e che coprono il tanto che rappresenta la presenza cristiana nelle nostre comunità. Sul caso moschea fa pensare che la Sindaco abbia scoperto che la Chiesa non è contro la costruzione di altri templi religiosi.
Essere cristiani vuole dire essere testimoni e missionari nella tolleranza. Questo anche se la storia ha visto la Chiesa e il suo Popolo vittima di soprusi e di attacchi di ogni genere (basti pensare al caso delle suore rapite in questi giorni).
Certo la politica deve valutare dove è meglio costruire i templi religiosi, deve tenere conto di quello che pensa la cittadinanza interessata, deve fare il suo... lavoro. Tutto questo avendo rispetto della Chiesa e senza cercare di «usarla» a proprio piacimento.
Tutto questo presuppone che oltre alla politica anche i mass media si occupino della Chiesa senza preconcetti e prevenzioni.
Tu e il Giornale lo fate, altri lo fanno insieme a voi, molti non hanno ancora incominciato a farlo.