Ciclone Marta: «Rieccomi in campo»

Esce dal guscio, torna in campo, sale nuovamente sulla scena. Usate il termine che più vi piace ma il fatto resta: Marta Vincenzi tornerà a farsi sentire nel Pd e non solo. Minaccia o promessa come la si voglia pensare, l'ex sindaco sembra aver ricaricato le batterie e scelto con attenzione il momento in cui rilanciare la propria proposta politica al suo partito. Lo ha fatto ieri concedendo un'intervista a Primocanale nella quale si lascia andare a commenti duri sulla situazione nazionale, sull'impasse di governo ed anche sul fenomeno Grillo che a Genova è riuscito al primo colpo dove il centrodestra ha fallito per vent'anni: scavalcare la sinistra.
Marta è in campo e lo capisci quando sceglie di attaccare il segretario nazionale Pierluigi Bersani: «Il Pd prima si rinnova e meglio è - spiega l'ex sindaco -. Bersani deve passare la mano pur con tutti gli onori che deve avere, però i risultati parlano chiaro. Matteo Renzi ha fatto una battaglia, si è presentato alle primarie con proposte e un programma: faccio autocritica perché non ho capito il messaggio di rinnovamento. Anche se sarebbe utile che il partito individuasse una figura nuova che non fosse né Bersani, né Renzi». Ma ora cosa si fa in Parlamento? Mentre già si ipotizzano gli scenari più disparati, Vincenzi frena subito su ipotesi di asse Pd-Movimento Cinque Stelle: «L'alleanza con M5S è improponibile proprio perché Grillo ha sempre escluso alleanze strutturali. Il modello Crocetta utilizzato in Sicilia: è durato lo spazio di un mattino e ora si appoggia ai transfughi del centrodestra. Eppoi in un caso del genere il Pd diventerebbe ostaggio di Grillo». Altre ipotesi vagliate sono un governissimo basato sull'alleanza Pd-Pdl che Marta Vincenzi bolla come indecente, o un governo di salvezza nazionale: «Soluzione migliore con un gradimento che deve essere dei due terzi del parlamento ma Grillo deve starci».
L'altro dato emerso dal voto è il netto calo del centrosinistra in Liguria e dei democratici in modo particolare, superati dai grillini. Una situazione che, secondo l'ex primo cittadino di Genova, è conseguenza della debolezza del partito sul territorio: «È evidente a tutti che la sinistra in Liguria l'ha tirata troppo - attacca -. Dal 2008 il Pd non aveva la forza di sostenere il cambiamento: ci siamo ingarbugliati sospendendo i giudizi. I democratici a Genova sono nati vecchi e malissimo e hanno dato il peggio. Non parliamo dell'ultimo anno con gravissimi scandali come quelli degli stipendi in Regione». La soluzione? «Il gruppo dirigente ligure del Pd ha perso, ci vorrà un ragionamento di cambiamento forte».
L'ultimo pensiero è per la giunta Doria e i problemi della città rimasti irrisolti come la Gronda: «Gli strumenti per chiedere alla città di esprimersi sulle questioni fondamentali ci sono - argomenta Vincenzi -. Il vero problema è che si blocchi tutto, si vada avanti al giorno per giorno senza dare risposte e prospettive. Il Pd a Genova prenda coraggio». La replica del sindaco Marco Doria è arrivata in serata: «Avrebbe potuto farlo lei a suo tempo il referendum che è mancato. Questioni così complesse non si risolvono con le battute».