Cimiteri, Crevari e Fiorino: il decoro dei più «piccoli»

Tra tutti i camposanti visitati finora, il cimitero di Crevari, arrampicato sulle colline del ponente, è forse quello dove entrando si respira un senso di pace e di tranquillità. Dove lo sguardo non inciampa immediatamente nel degrado e nell'incuria, ma si perde ad ammirare l'orizzonte. Il mare, le piante, la natura. Una posizione spettacolare e unica. Piccolo, una striscia di terra, due livelli a salire e uno a scendere. Tutt'intorno le tombe dei defunti, ben tenute e una cappella in fondo con i colombari che è l'unica pecca di questo camposanto. Con i difetti e le grane di ogni cimitero visto fino a qui: ovvero muri divorati dall'umidità, pareti scrostate, pavimento sconnesso, carrelli, scale e gangi arrugginiti e abbandonati lì, come se niente fosse.
Il viaggio alla scoperta dei camposanti della città continua e dopo l'esordio proprio a Staglieno, uno dei più importanti e belli d'Europa, insieme ai consiglieri del Pdl Matteo Rosso e Stefano Balleari, che del decoro nei cimiteri stanno facendo la loro personale battaglia e proseguiranno nelle prossime settimane con nuovi sopralluoghi, ed una prima puntata a Ponente, marciamo ancora verso ovest.
Arriviamo a Voltri e superiamo la delegazione per salire ancora più in alto verso Crevari, piccola frazione affacciata sul mare. Il cimitero è nascosto in fondo ad una stradina, accanto alla chiesa. Basta varcare l'ingresso da un portone che somiglia a quello di una casa privata, per capire che questo posto non ha nulla a che vedere con la desolazione e l'abbandono degli altri cimiteri. Sarà per le dimensioni, per il fatto che uno spazio più piccolo è molto più gestibile, rispetto ad una seconda città come Staglieno, ad esempio. O per la cura dei parenti particolarmente attenta a tenere pulite le tombe dei propri cari. Ma qui per fortuna, tra pregi e difetti, posiamo fare un bilancio positivo. Finalmente.
Riprendiamo il viaggio e ci inoltriamo ancora più all'interno di Voltri. Per raggiungere Fiorino, un paese dove il tempo sembra essersi fermato a cinquant'anni fa. La strada per arrivarci è stretta e piena di curve e il cimitero di Fiorino appunto, spunta dall'altra sponda del fiume. Nascosto dagli alberi e dalla vegetazione. Piccolo anche questo. E chiuso. Nonostante il giorno di apertura indicato sul sito sia quello giusto. Sbirciamo dal cancello e per quel che si riesce a intravvedere, l'impressione è di un camposanto in ordine. Decoroso. Sicuramente non come il Leira, sempre a Voltri, accanto al fiume che gli dà il nome. Come i camposanti più grandi, qui si ricominciano a vedere le tombe distrutte, i cassonetti dell'immondizia stracolmi di rifiuti accanto ai monumenti funebri. Le fotografie dei morti appoggiate sui cornicioni esterni delle edicole come fossero delle figurine in mostra. Bottiglie di plastica, cartacce, cartelli che riempiono loculi vuoti, loculi transennati. Altre tombe completamente ricoperte dall'edera, fontane con tubi di plastica, erba incolta, gradini rotti, muretti fatiscenti. Lapidi a terra e in pezzi nelle gallerie. Insomma, solito spettacolo, stessa desolazione.
A Prà, il cimitero Palmaro non è poi tanto più piccolo rispetto al Leira, ma le condizioni sono decisamente migliori. L'erba è incolta è vero. Ma i vialetti sono puliti, le tombe ben tenute e i colombari pure. Ci sono soltanto alcuni muretti che stanno venendo giù, ma per il resto pare essere in buono stato.
Altra meta, altra manciata abbondante di chilometri per arrivare, anche qui lungo una strada stretta e a curve, a San Carlo di Cese, piccolissima frazione di Pegli. Chiediamo dove sia il cimitero e ci dicono che si trova proprio accanto alla chiesa, dove c'è il campo sportivo. Non c'è nessun cartello che lo segnali, ma solo una gradinata che sale verso una struttura in muratura rettangolare. Il portone è chiuso con un catenaccio, togliamo il gancio ed entriamo. Un fazzoletto di terra, una cinquantina di tombe, forse di più e una grande croce in mezzo al terreno ad indicare che siamo in un luogo sacro. Non c'è anima viva intorno, e la sensazione di nuovo è di un luogo immerso nel nulla. Eppure rispettoso delle anime che custodisce e dove i morti possono riposare in pace.
(2 - continua)