Code ai distributori, lezione per Doria e per i fan delle tasse

(...) della scienza, con lo straordinario spettacolo di Laura Curino e Gabriele Vacis al Duse, con l’ottimo Suicidi di Bebo Storti all’Archivolto e persino con il mediocre Anatomia di un suicidio di Corrado Augias e Andrea Liberovici visto pure questo al Duse. Che non è direttamente sull’Eni, ma parlando di Gardini parla molto anche di Eni. Così come tutte le altre opere viste sia allo Stabile di Carlo Repetti sia all’Archivolto di Giorgio Gallione e Pina Rando, su Pasolini, a partire dal bellissimo Eretici e corsari con Neri Marcorè e Claudio Gioè, in fondo possono essere inserite nello stesso percorso artistico, visto che partono da Petrolio, l’ultima opera incompiuta di PPP, e dal misterioso capitolo scomparso Lampi sull’Eni. Tutto questo è successo in due anni ed ha costituito il momento culturale più alto di Genova, pur essendo nato in modo assolutamente spontaneo, senza che uno spettacolo, una mostra o un dibattito fosse legato all’altro. O, forse, è venuto così bene proprio perchè è nato spontaneamente, senza nessun mammasantissima della cultura genovese che lo spingesse, magari in cambio di una ricca consulenza.
Chiusa parentesi. Torniamo dai teatri e dalle sale da esposizione alle pompe di benzina. Sempre di Cani a sei zampe si parla e sempre di capolavori si scrive. Perché - e qui è il punto di cui vogliamo occuparci oggi - l’iniziativa di Scaroni Riparti con Eni è la dimostrazione, numerica e iconografica, con il numero record di litri di benzina e gasolio venduti e le code ai distributori, di come operando sui prezzi e sulle tasse si possa rilanciare una comunità.
Qui non si tratta di essere seguaci ultrà dei Chicago-boys e di Milton Friedman, non si parla dell’intera produzione di von Hayek, né è necessario avere in tasca l’iscrizione all’Istituto Bruno Leoni, bere il caffè ogni mattina con Carlo Stagnaro o seguire le intuizioni di Silvio Boccalatte, che dell’Istituto sono autorevoli membri.
Sarebbero tutte cose buone, così come sarebbe buono, anzi ottimo, riempire la propria biblioteca con tutti i libri editi da Liberilibri, la splendida casa editrice di Macerata che stampa i classici e i meno classici del pensiero liberale. Ribadisco, tutte cose buone e giuste e, per quanto riguarda i libri, anche consigliabilissima e semplice: basta prendere gli e-book commentati dal nostro Nicola Porro per respirare a pieni polmoni cultura liberale, libertaria e liberista. Un esercizio che vi consiglio con il cuore.
Ma anche per chi, come me, è un po’ più keynesiano e non vede nel welfare un nemico, è impossibile non capire l’importanza dell’operazione di Scaroni. Perchè quelle code ai distributori, quella voglia di uscire nuovamente di casa anche solo per andare a fare il pieno, persino quelle risse per la precedenza alla pompa, sono la cartina di tornasole sul fatto che, solo volendo, solo operando sullo sviluppo e non sul declino, sulla crescita e non sulle tasse, il Paese (la città) può tornare a crescere. Posso dirlo, orgogliosamente, a testa alta, senza che qualche benpensante lo prenda come una parolaccia? È una politica berlusconiana, nel senso migliore che la parola sa avere.
Il ragionamento è molto semplice: se calano le tasse (o i costi, come nel caso della benzina, con conseguente effetto benefico su tutti i prodotti che viaggiano su gomma, il cui prezzo spesso sale con il crescere di quello dei carburanti), in tasca ai cittadini restano più soldi. Con quei soldi, gli stessi cittadini acquistano più beni e servizi, permettendo all’impresa di produrne di più, dando da lavorare ad altri operai ed impiegati, che prendono stipendi anch’essi almeno parzialmente reinvestiti in altri acquisti, che danno lavoro e reddito ad altre persone che, finalmente, possono spendere pure loro...
Funziona un po’ come una filastrocca, come una Fiera dell’est che, invece di perdersi fra i ricci di Angelo Branduardi, funziona da volano per il prodotto interno lordo, con un circolo virtuoso dei consumi, ben diverso da quello vizioso del consumismo, ma lontano anche da quello dei paladini della decrescita e del declino. E, francamente, non mi pare che ci voglia un premio Nobel per l’economia per capire un simile discorso. Anzi, se lo faccio ai miei bimbi, penso che lo capiscano. E non solo per la gioia connaturata all’acquisto.
Ecco, sarebbe bello se Marco Doria (persino al netto dei messaggi alla città su Youtube), da prof che si intende di economia, provasse a ragionare anche su questa lezione, sul fatto che le tasse non sono la panacea di tutti i mali. Ma, spesso, sono uno dei motivi principali di tutti i mali. Soprattutto per una città che non ha bisogno di ulteriore declino. Ma solo di fiducia.