La collina del disonore

(...) una virgola, ha sempre dimostrato un’assoluta disponibilità al dialogo e a rispondere a qualsiasi istanza del Giornale. Intendiamoci, non è un comportamento eroico, è il minimo che si richiede a un rappresentante delle istituzioni, che sono di tutti e non di chi le occupa pro tempore. Ma sta di fatto che, nella coalizione di Burlando, il suo comportamento non è la norma. Anzi. E anche nel centrodestra, grazie alla mia lunga esperienza romana, ricordo gente - anche di partiti con percentuali da prefisso telefonico - che prima di andare al governo pietiva spazi e interviste e una volta nominata ministro o sottosegretario si negava al telefono. Salvo, beninteso, prostarsi per poche righe su Repubblica.
Certo, però, resta il fatto che sarebbe stato molto meglio se Burlando avesse reso noto l’accaduto subito, senza lasciare il dubbio che - se la notizia non fosse finita in prima pagina del quotidiano di Ezio Mauro - tutta la storia sarebbe passata in cavalleria. Insomma, i «sei giorni con un nodo di angoscia nel petto» raccontati dal governatore ligure al nostro Luca Telese, avrebbero potuto essere di più.
Ma, al di là di tutto questo, ribadisco che credo che le colpe di Burlando siano tutte politiche. E che l’opposizione andrebbe fatta con armi poltiche, non con il blocchetto delle multe in mano. Anche se vende auto, Sandro Biasotti ha dimostrato di essere un presidente di gran lunga migliore di Claudio Burlando con i fatti dei suoi cinque anni di governo, non guidando meglio. Nelle urne contano i voti, non i punti sulla patente. E mi fa davvero piacere che - dopo la prima conferenza stampa dei consiglieri regionali della Casa della libertà, contraddistinta da un eccesso di demagogia e di emozionalità - questa lettura coincida con quella di Claudio Scajola, che della Casa in Liguria è il leader.
Se l’opposizione oggi chiederà le dimissioni di Burlando sarebbe bello che lo facesse con le mappe di Erzelli in mano. Ma non con quelle autostradali. La domanda, centrale, è: perchè Claudio ha così a cuore questa collina? Perchè lui e tanti altri vogliono trasformarla da squallido portacontainer in centro-studi della tecnologia mondiale, in ospedale, in università e in mille altre cose? Perchè, quando c’è qualcosa da fare a Genova, pare che si debba fare sempre a Erzelli? L’azzurro Alberto Gagliardi prima, Sandro Biasotti poi e ora anche i comunisti italiani se lo chiedono incessantemente.
C’è un film del 1965, diretto da Sidney Lumet, con Sean Connery, che si intitola La collina del disonore e Erzelli rischia di esserne un perfetto manifesto. Perchè, a mio parere naturalmente, proprio l’insistenza su quel sito e le scelte su Cornigliano, sono gli errori principali di Claudio Burlando. Poi, auguro a me e a Genova di sbagliarmi io e che abbia ragione lui. E che l’incontro con gli uomini della multinazionale americana avvenuto la mattina del fattaccio porti in città la multinazionale stessa, soldi e occupazione. Mai sarei così felice di essermi sbagliato.