Coronata, il cimitero dove restare in piedi è un terno al lotto

La parte più difficile qui è stare in piedi. Camminare senza rischiare di finire in terra e prendersi una botta di quelle da ricordarsi per un bel po' di tempo. C'è anche un cartello che indica il «pericolo di inciampo e di caduta». L'inchiesta per verificare le condizioni dei cimiteri della città continua. Siamo alla puntata numero 5 e ci troviamo al camposanto di Coronata, a Cornigliano. Ha piovuto da poco, è vero. Ma i pavimenti delle gallerie dove ci sono parecchi loculi e colombari è una pista da pattinaggio. E non solo per il maltempo, ma probabilmente per l'umidità perenne che trasuda dalle pareti e che si deposita per terra.
Il primo pensiero va alle persone anziane, con difficoltà di equilibrio, con un bastone magari, che devono passare da qui per portare un fiore e un saluto ai propri cari. Come faranno a restare in piedi? Devono aspettare in temperature secche e torride perché il pavimento non sia più scivoloso?
Le gallerie hanno anche un piano inferiore: freddo, umido, sporco, con le ragnatele che scendono ad altezza uomo. Le pareti completamente scrostate dal tempo e dalle infiltrazioni. Le lapidi rotte e a terra, le scale luride, i muri a pezzi. Fuori, il problema dell'acqua continua: i tombini sono otturati e i camminamenti tutt'intorno sono giocoforza scivolosi anche qui. Il cimitero è molto grande, a più livelli. L'erba intorno alle tombe è incolta, lumini rotti per terra, fiori secchi.
In fondo ad un camminamento c'è l'area dei protestanti: lo spazio delle tombe qui è riquadrato con dei tubi arrugginiti e l'area è completamente malmessa e degradata.
Lasciamo il cimitero di Coronata per andare verso Sestri Ponente dove c'è il camposanto Pini Storti. L'ingresso è ampio e di grande respiro e dà su un grande viale, circondato lateralmente da gallerie in buono stato. Non ci sono rifiuti in terra, non ci sono grandi infiltrazioni di acqua, né i muri sono così rovinati come altrove. Proseguiamo e dopo aver superato l'altare per i caduti della patria, c'è un'altra sezione monumentale molto imponente, con il piano superiore che si affaccia vertiginosamente a picco e senza alcuna protezione sulle tombe sottostanti. Ma basta uscire dal percorso principale, e immettersi nei vialetti laterali per trovare le grane di sempre: ovvero, le parti interne con le pareti mangiate dall'umidità, i muri scrostati, i pavimenti scivolosi, le lapidi rotte e in terra e i rifiuti nascosti dietro alle pareti di colombari.
Altra manciata di chilometri, nuova destinazione. Questa volta siamo sopra Pegli dove c'è il cimitero di San Martino. Grande e su più piani, esattamente come quelli di riferimento in ciascuna delegazione cittadina. All'ingresso, poco dopo aver varcato la soglia, il primo impatto è con due piccoli campi dove le tombe sono completamente consumate dall'umidità con uno strato di muschio che le copre. Ai lati della scalinata, due cestini per le pile usate che sono un monumento alla ruggine. Nei vialetti l'erba è incolta. A sinistra, salite le scale malmesse un'area è transennata per lavori in corso. Dietro alla rete arancione, dei tubi in vista e dei pezzi di tomba rotti. Qui, come altrove, è la posizione l'elemento più bello del cimitero. Per il resto, il bilancio non è certo tanto positivo.
(5 - continua)