Così la giustizia «premia» i black bloc devastatori che incendiarono la città

(...) I violenti, le tute nere, quelli con mazze, molotov e ogni arma da guerriglia, già ridotti a una decina in tutto, dovranno persino essere trattati meglio. I giudici dovranno riprendere in mano i loro fascicoli e cercare di essere più clementi.
In particolare, per Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Dario Ursino, Carlo Cuccomarino e Luca Finotti ci sarà da tener presente un'attenuante. Perché se hanno sfasciato e saccheggiato la città (e la stessa Cassazione dice che lo hanno fatto), potrebbero essere giustificati dal fatto che hanno agito per «suggestione di una folla in tumulto». Hanno visto che c'era un po' di confusione e si sono adeguati. La folla in tumulto, ovviamente viene assolta, non paga, e addirittura giustifica quelli che sono stati beccati. Per uno di loro, come per altri due dei condannati occorre praticare un ulteriore sconto di pena perché non è certo che fossero armati di molotov.
Il problema è che nonostante gli sconti e le raccomandazioni di attenuanti, nessuno ieri ha difeso Genova. Gli avvocati dei no global hanno tuonato contro la decisione della Cassazione che comunque costringerà cinque dei devastatori a entrare in cella per scontare gli ultimi mesi di pena al netto dell'indulto. «Hanno caricato su un manipolo di ragazzi la responsabilità totale di quello che successe allora - ha detto Giuliano Giuliani, padre di Carlo -. Il computo delle pene fu addirittura più alto di quelle comminate per i massacri della caserma Diaz. La cosa che mi preoccupa è l'accusa di associazione: una norma del codice Rocco recuperato in un'aula di tribunale dell'Italia democratica per giustificare una cosa assurda». Se da un lato lo stesso Giuliani ammette che non erano solo quei dieci i violenti di Genova, dall'altro ritiene che i diritti dei genovesi calpestati e devastati dai no global sono soltanto un retaggio del fascismo. E ovviamente nessun rappresentante delle istituzioni cittadine ha ieri sera sentito invece il dovere di chiedere «giustizia per Genova». Di alzare la voce per ricordare che l'unica cosa che nessuna sentenza può cancellare sono le immagini di una città brutalizzata da sedicenti pacifisti.
Dopo le sentenze della Cassazione, resta una polizia pesantemente e uno Stato che ha chiesto scusa. Da parte del mondo no global, invece, nonostante gli ulteriori sconti di pena, nessuno ha mai speso una parola per ricordare le violenze inflitte a un'intera città in nome di un'ideologia.