Il depuratore da 24 milioni continua ad ammorbare aria (e abitanti) di Quinto

Direte tutti, a ragione: «Ma questa è una notizia che puzza!». Già. Solo che non è solo un modo di dire. La notizia puzza davvero: in senso letterale - trattasi dei miasmi del depuratore che ammorba l'aria, a Quinto al Mare - e in senso metaforico, cioè nel senso che quello che stiamo per riferirvi puzza davvero di stantìo, di vecchiume, di problemi lasciati lì per anni a marcire. Quel depuratore, appunto. Di cui è stato scritto altre volte, tante volte, anche di recente, su queste pagine, anche perché è costato una cifra - qualcosa come 24 milioni di euro, quasi 48 miliardi delle vecchie lire! - e, praticamente, non ha mai funzionato. O meglio: ha funzionato benissimo, ma ad ammorbare i genovesi che abitano o transitano da via Fabrizi a via Ponte dell'Ammiraglio, in certi giorni addirittura da Nervi a Priaruggia.
Ora il Giornale torna a occuparsene. E non solo perché il caporedattore Massimiliano Lussana abita da quelle parti e della faccenda s'è fatto paladino in tempi insospettabili, anche a nome del popolo dei residenti, molti dei quali nostri lettori, nella speranza - finora vana - di riuscire a modificare in meglio le cose. A un certo punto Lussana ha anche convinto i tre figli Federico, Francesco e Filippo, sotto il torchio tenero di mamma Loredana, a monitorare le emissioni odorifere pestilenziali. Tutto questo, per arrivare a esprimere un parere scevro da pregiudizi politico-affettivi nei confronti dell'amministrazione comunale. Niente da fare: il responso delle narici immacolate dei bimbi come di quelle più addomesticate degli adulti è sempre lo stesso: puzza, puzza, puzza.
Eppure l'allora assessore (giunta Vincenzi) Carlo Senesi, che è un bravo ingegnere chimico, aveva ammesso che quello che si sentiva era solo effetto dei reagenti. Reiterate le proteste del Giornale e dei cittadini ammorbati e mazziati: «Non cambiamo i termini del vocabolario. La puzza è puzza. Talvolta insopportabile, spesso fastidiosa e tale da provocare allergie, mal di testa, nausea». Cambia il governo di Tursi, a Senesi si avvicenda (giunta Doria) Valeria Garotta, ingegnere civile specializzata in idraulica. La donna ideale, pare, per capire cosa sta succedendo, individuare le cause del malfunzionamento perenne e, soprattutto, procedere agli interventi in grado di risolvere la questione.
Intanto il Giornale torna a scrivere del fatidico depuratore supertecnologico di Quinto, in teoria, molto in teoria, «quello che Chanel numero 5, al confronto, è afrore di stoccafisso», sì, proprio «quello che, se passi di lì, ti riempi i polmoni di arziglio come neanche sulla Costa Smeralda», ecco, quello lì, se vogliamo dirla tutta, che in realtà è una fabbrica di puzza, puzze e puzzette a ciclo continuo.
Siamo sinceri: quest'estate una pausa c'è stata, in certi giorni alcuni residenti s'erano sbilanciati in giudizi più di speranza che di certezza, ma insomma, era già qualcosa, anche se Federico, Francesco e Filippo, nel loro candore incorruttibile, continuavano a parlare di fetore mozzafiato e - poche storie - solo di quello. Da qualche giorno, comunque, siamo tornati all'unanimità: il depuratore da 24 milioni di euro sta di nuovo spargendo nell'aria da Nervi a Priaruggia, da mare a monte, i suoi effluvi consueti e micidiali, penetranti e prepotenti. Oggi come ieri e l'altro ieri, ai tempi di Senesi e Vincenzi, come ai tempi di Doria e Garotta. Come dire: è cambiato qualcosa per non cambiare nulla. Politicamente corretto.
Rassegnarsi? Mai. In fondo, dicono che è solo profumo di reagenti. Ma è in cima che non si capisce di che belin di puzza si tratta.