il derby dei lettori

2ANCHE IL 3 MAGGIO
Quando ogni cosa

diventa possibile
Ogni cosa è possibile, se il tuo portiere sa buttarsi alle spalle (piccoli) errori e critiche, sa continuare a lavorare in silenzio, e poi vigilare coi suoi occhi da tigre (in gabbia) per 95 minuti, nella tramontana ghiacciata, senza quasi toccare palla, ma poi quando arriva il momento di respingere lo scherzo di un destino maligno, vola come un angelo nel vento o ferma ogni spiffero, a Cagliari; o se il tuo centrale destro elimina dal match il suo avversario diretto, e non contento si porta avanti a sparigliare le marcature in area avversaria, e tanto per gradire coglie un incrocio dei pali; oppure se il tuo centrale è sempre al posto giusto nel momento giusto, non sbaglia praticamente mai, e all'ottantottesimo minuto, sul limite dell'area avversaria, sa ancora trovare il suo regista fronte alla porta, e lo manda a creare il sospirato gol della vittoria; quando il tuo centrale sinistro, alla sua diciottesima partita in serie A, gioca con la tranquillità e l'efficacia di uno che è al diciottesimo campionato. Ma con la forza dei suoi 22 anni. Tant'è vero che obbliga il C.T. a chiamarlo per forza.
Come dici scusa? Bella forza? Forse ogni cosa è possibile, con la terza migliore difesa della serie A? Infatti.
Ogni cosa è possibile, quando sulla fascia destra metti un ragazzo di 21 anni che ogni volta ti impedisce di decidere se sono più interessanti i progressi o i margini di miglioramento; o se il tuo regista, alla terza partita intera in sette giorni, si sacrifica per andare a fare le diagonali dietro quando i difensori devono uscire, e poi al momento del dunque taglia il cuore della difesa avversaria con un raggio di luce; oppure quando in mezzo hai un tenente che fa il lavoro di due soldati, ma pensa come un generale; o quando a sinistra hai un campione vero. Ogni cosa è possibile, se il fuoriclasse si fa male, ma sorride e ti dice: «Giogo. Seguro!».
Come dici scusa? Bella forza? Sarà, ma questo è il centrocampo del Genoa, capace di tutto, anche quando è privo di tre titolari «di default».
Ogni cosa è possibile, quando il tuo esterno da battaglia, il tuo Ago della Bilancia, messo su una fascia non sua, e non certo nel suo momento migliore, morde e fugge senza sosta, per fiaccare quel lato del fortino avversario; ogni cosa, anche le più misteriosa e inverosimile, può essere Reale, quando hai un Principe; e quando a destra hai un ragazzo che ci crede, ci crede di tacco, ci crede in rovesciata, ci crede fino all'ultimo secondo. Ci crede tanto che gli fanno male i nostri occhi scettici... ma poco. Ogni cosa è possibile quando a Cagliari tiri in porta sedici volte ma non riesci a segnare... entra il tuo centravanti «non di ruolo» e, scaldate le mani al portiere, si fa trovare pronto là, dove lo scugnizzo pennella l'assist dopo aver stoppato 40 metri di lancio in mezzo metro quadrato, là volano i goal pesanti tre punti. Se il tuo scugnizzo ci prende gusto, e in mezzo agli spifferi delle chiacchiere lui regala una maglione per uno ai suoi due compagni d'attacco... e porta a casa sei punti con tre cross. Tanto per dire.
Come scusa? Bella forza? Il tuo allenatore insegna un «furore organizzato»? Già... ma non fa niente, se a qualcuno sembra niente. Chi racconta che il gioco è un'opinione, forse non ricorda che i punti (tre di più dell'anno scorso, ma a nove partite dalla fine) sono una certezza...
Lungo è l'elenco dei motivi per cui dovremmo ringraziarli tutti, ragazzi e mister: ma il primo motivo è che «Ogni cosa è possibile» lo pensiamo anche noi, adesso. Perché di fronte al Genoa che gioca come sa, o che talvolta soffre come sa, l'ha capito anche chi non credeva a quello che vedeva.
P.S.: Ah, dimenticavo. Ogni cosa è possibile anche l'11 aprile e il 3 maggio. Ogni cosa.

2POESIA / 1
Forse qualcuno

ha già gufato
I miei amici son superstiziosi / non gradiscono fare previsioni / ma, non parlar del Genoa di Preziosi /è la più grande delle punizioni, / apprendo adesso con gran dispiacere / il fatto che Milito è infortunato, / pur se non credo a maghi e fattucchiere / non sarà che «qualcuno» ha già... gufato?
Bruno Screpis
2OCCHIELLO
Ode a Pazzini

bomber di razza
Occhi pesanti / indugiano / al video, / vittoria / sancita / da prodezze / e tocchi di classe, / con un Montenegro / di risorse / povere. / Uno spicchio / di gara, / minuti contorti / verso il finale, / un flash, / la testa del pazzo / tocco in primo piano, / stavolta / il portiere / si inchina, / ed è già / rete. / Di sera / così bella / come / una sposa / a un così ricco / altare. / È goal, / ancora / una volta, / il sogno / continua / non è / Samp / è tinto / di azzurro / e sia!!
Mario Sciacca
«The Poety of Portofino»
2IN NAZIONALE
Cassano, il genio

e la sregolatezza
Quando si parla di Marcello Lippi occorre essere prudenti. Ha dimostrato una professionalità straordinaria negli anni in cui è stato allenatore della Juventus e, soprattutto, in occasione dei campionati mondiali di calcio svoltisi in Germania. Tutti ricordano l'atmosfera difficile che gravava sul mondo del football a causa dell'esplosione di calciopoli. Tra l'altro il CT della nazionale aveva il figlio su cui pesavano allora sospetti che fosse invischiato nel giro d'affari e di telefonate di Moggi. Si sa come è andata: la Nazionale italiana uscì vincitrice in finale a Berlino proprio contro la Francia. Lippi trionfò meritatamente. Diede le dimissioni, dopo la vittoria, e poi ritornò al suo posto dopo le prove non convincenti alla guida della Nazionale offerte da Donadoni.
Anche dopo Italia-Irlanda aleggia nell’aria il caso «Cassano». Sant'Antonio da Bari (e da San Pier d'Arena) ha dismesso da tempo l'abito del «pedatore» dal comportamento bizzarro e indisciplinato, ritornando a dimostrare quello che palesemente vale. Tutto considerato e visto come gioca, dunque, è impensabile che non rientri nel giro della nazionale, in maniera da essere impiegato tempestivamente laddove occorra. Credo che questo avverrà senz'altro (e che pregiudizi nei suoi confronti non avranno a costituire per lui remore ad excludendum): Marcello Lippi mi è sempre apparso molto legato più al valore tecnico individuale e collettivo che non a singolari forme di giudizio costituenti forme di preclusione per giocatori che hanno acquisito progressivamente una forma ragguardevole (essendo dotati di talento personale invidiabile).
Se il «re di Bari vecchia» è «genio e sregolatezza» occorre impiegare il genio e sopportare la sregolatezza, cercando di moderarla (con le buone e con le cattive). Credo però che con gli atleti, così come con gli attori, occorra mettere in conto qualche «cassanata» ma non privarsi delle loro esibizioni. Si rischia altrimenti di creare un pregiudizio dannoso sia ai calciatori (e agli attori) ridimensionando lo spettacolo e le possibilità di sperati trionfi conseguiti attraverso il loro opportuno impiego.
Claudio Papini