Il derby dei lettori

2 IL CASO BALOTELLI

Quando in ballo non c’è

il colore della pelle
La partita amichevole della nazionale Italia - Romania che è terminata con il risultato di 1-1 è stata una partita quasi da dimenticare, ma utile per comprendere sia la personalità di Prandelli sia quella dei suoi giocatori. Il ct azzurro è un giovane pieno di iniziative, desideroso di formare una squadra giovane la cui particolarità principale dev'essere la fantasia. Non a caso, l'ultimo «acquisto» è stato quello del genoano Ranocchia che è piaciuto a Prandelli per l'immaginazione che usa per creare i suoi gol. Inoltre, la sua disponibilità ed elasticità lo conducono a non chiudere definitivamente le porte a Cassano coinvolto ancora nel contenzioso con la Sampdoria. Credo che Prandelli non meriti altro che rispetto, bel calcio, professionalità da parte dei calciatori ed anche rispetto ed affetto da parte della tifoseria italiana che ultimamente latita in fatto di educazione. Lo dimostrano le ultime polemiche sorte nei confronti di Mario Balotelli, giocatore italo - ghanese, che viene attaccato non solo per le sue scappatelle con le sue preferite ragazze ma anche per il fatto di essere di colore. Uno striscione presso lo stadio austriaco che ospitava le due squadre recitava: «no all'Italia multirazziale». La conseguente risposta dello stesso Balotelli si è basata sul fatto che il calciatore vive a Brescia, «città multietnica già da tempo». A mio avviso, la polemica non è sorta tanto sul colore della sua pelle ma sulla sua condotta purtroppo sulla scia di quella di Cassano. Peccato, perché la nazionale costruita da Prandelli avrebbe tutta l'aria di essere fresca, giovane e lontana da tali critiche negative. Tuttavia, se vogliamo sottolineare l'aspetto della polemica multirazziale, perché non valutiamo le parole dello stesso Balotelli quando parla di Brescia? Città da sempre retta da giunte di sinistra, che solo da un mandato viene retta dal centro destra e non a caso proprio in questi giorni di polemiche, di fango, di tentativi vari di destabilizzazione dell'ordine precostituito dall'attuale governo che non chiede altro che fare le riforme senza intoppi, è scoppiato il caso della gru.
Se è vero che tale vicenda è stata manovrata da terzi, incolpiamo pure il centro sinistra che ha permesso negli anni l'integrazione di una marea di immigrati in barba alle leggi sui respingimenti degli stessi se irregolari o clandestini. Se si vuole fare polemica che polemica sia, che si parli esplicitamente di questi problemi che inevitabilmente conducono anche a grossi temi (razzismo in primis) che speriamo non abbiano nessun seguito in campo calcistico. Penso che la richiesta di assunzione di un certo senso di responsabilità esortato dal Presidente della Repubblica debba essere applicato in tutti gli ambiti ed a tutti i livelli. Per la nazionale di Prandelli auguriamoci che Balotelli rinsavisca e si dedichi a rendere giovane e fresca la squadra di cui fa parte nonché desiderio del suo tecnico.

2 CAMBIO AL GRIFONE

Le colpe di Gasperini

e quelle di Preziosi
Gasperini è stato «silurato» ed era prevedibile, dato che il Genoa è arrivato alla 10ª giornata in stato miserevole e pietoso, i rapporti tra presidente ed allenatore si erano incrinati, qualcuno doveva pagare. Ovvio è sempre l’allenatore che «fa fagotto».
Leggo e sento commenti di «tifosi» che approvano questa decisione, esprimendo concetti, piuttosto ingrati verso il Gasp che prese la squadra appena rientrata dalla serie B, riuscì a darle un gioco brillante approvato da tutti e riuscì ad arrivare ad un quarto posto, miracolo che, a suo tempo, solo Bagnoli riuscì a fare. Gasperini avrà avuti i suoi torti, ed io torno a chiedergli perché campioni affermati quali Amelia, Crespo, Floccari, Acquafresca, giunti al Genoa si sono rapidamente «bruciati». Cattiva collocazione in squadra? Disaccordi coi compagni? Mal impiegati o mal visti dall’allenatore?
Ma il sig. Preziosi, applicata la regola che «scopa nuova, scopa ben in casa», è sicuro di non avere le sue colpe? Dovrebbe spiegare perché la squadra, spariti i vari Borriello, e Milito non è stata sostituita da un bomber e/ magari anche due). E, quest’anno ci spieghi, dopo tutti gli acquisti fatti, chi avrebbe dovuto essere l’«avanti» di sinistra? Lui mi risponderà che ci doveva essere Palladino. Ma costui, in due anni che è al Genoa ha fatto prestazioni ben modeste.
Il portiere nazionale portoghese, quando gli va bene, para bene, ma fa troppe uscite a «caccia di farfalle». Regalando due gol (e perdendo un punto) sia all’Inter che al Palermo. Altro gol regalato al Milan in quanto il tiro di Muntari era centrale non certo irresistibile...
I terzini, dopo la partenza di giocatori come Bocchetti e Sokratis sono stati sostituiti a dovere (Ranocchia e Chico). Ma dietro chi c’è? Solo un Khaladze «panchinaro» del Milan. Troppo poco. La linea di centro avrebbe dovuto ricevere l’apporto di rinforzi che sono giunti (Veloso, Zuculini, Rafinha) ma i migliori restano ancora quelli della «vecchia guardia»: Rossi, Milanetto e la colonna Criscito. Passando all’attacco, manca qualcuno che tiri in porta e faccia gol. Ma c’è Toni, mi si dirà. Tutti lo giustificano dicendo che è troppo «solo». È vero ma di chi è la colpa se manca anche un Palacio compagni non ce ne sono? Lui sta sempre impalato in mezzo a due o tre difensori e non si sposta dalla spazio antistante la porta. Ovvio, è marcatissimo. Ma anche Eto’o, Borriello e Milito, vengono tallonati ferocemente. Lui, aspetta solo «cross» ed i tiri dall’angolo. Ma più alto e robusto di tutti di testa ne prende ben pochi.
Conclusione: l’unico acquisto valido è stato il Chico che è un terzino d’attacco, come Maicon o Zambrotta. Ora è giunto il nuovo allenatore. Speriamo faccia i miracoli ed entri nel cuore dei giocatori.
Così come ha fatto Gasperini del quale non vedremo più il sorriso cordiale ed i ciuffi di capelli grigio bianchi. Peccato...
Elio Rosi
2 ANCORA FANTANTONIO

La nobiltà del perdono

e Garrone
La vicenda Cassano sta assumendo contorni stucchevoli e sorge spontaneo chiedersi che fine abbia fatto lo stile Sampdoria. A prescindere dalle innegabili colpe del giocatore emergono contraddizioni dalle ultime esternazioni del Presidente della Sampdoria che, facendone una questione prettamente personale, dimostra di non pensare - al di là di tutto - al bene della squadra che, senza l'apporto del fantasista, si sta letteralmente suicidando. Non vedo poi il motivo di tirare in ballo il Presidente del Real Madrid sul piano dei valori etici piuttosto che José Mourinho e mi chiedo inoltre quale valenza rafforzativa alle proprie tesi possa imprimere il fatto di essere stato spronato da tifosi genoani a proseguire - e ti credo! - nella propria linea di condotta. Al primo accenno di contestazione parla addirittura di cessione della società per 200 milioni o anche meno.
Tutto questo tsunami ha avuto origine dal mancato ritiro di un premio irrilevante assegnato da un club del levante e a proposito di club è singolare che il presidente non prenda posizione verso quegli aderenti che non intendono adeguarsi alla normativa di legge riguardante la tessera del tifoso, anzi un dirigente ne prende paradossalmente le difese in caso di divieto di trasferta ai tifosi sampdoriani che non ne risultino dotati, non ragionando che la misura sia stata adottata per arginare le intemperanze dei tifosi dei club di cui è cronaca puntuale nel dopo gara con relativo stracciamento di vesti. A mio avviso sarebbe quanto mai opportuno che la società non assumesse atteggiamenti tali da risultare controproducenti nei confronti del Palazzo - vedi designazioni arbitrali e risultati conseguenti.
Concordo pienamente con le sagge parole di Piero Sessarego che, senza soffiare sul fuoco, restituisce reali dimensioni alla situazione di fatto invitando a prenderne coscienza e plaudo alla sensibilità dimostrata da Cesare Prandelli che propende per l'aiuto nei confronti dell'uomo che ha sbagliato dichiarando che non intende abbandonarlo in quanto parte integrante del suo progetto, ciò al contrario di quanto avviene a Genova dove si registra un orientamento pressoché unilaterale verso una condanna senza appello.
Per concludere mi permetto invitare il dott. Garrone a riflettere sulla nobiltà dell'atto del perdono che è propria di quei valori etici che Gli sono stati tramandati.
Maria Pierina Lucia