il derby dei lettori

2 LA FIGURACCIA
La retrocessione peggiore

è quella consumata all’autogrill
Carissimo Lussana, ci mancava anche questa! Mi riferisco ai 34 pseudotifosi blucerchiati che sono stati denunciati per aver compiuto atti di vandalismo e picchiato il gestore dell'autogrill di Firenze. E questo squallido episodio mi rattrista forse (anzi, senza «forse») più della retrocessione della squadra e degli errori commessi dalla Società. Spero che l'annus horribilis della Sampdoria sia finito qui! Praticamente col botto, e le botte! È assolutamente improcrastinabile il fermo ed annunciato proposito espresso da Edoardo Garrone di fare pulizia, in tutti i sensi. Siamo assolutamente d'accordo. Le parole sono state dette: adesso aspettiamo i fatti! Molto cordialmente
2 UN TRACOLLO, MA EPICO
Cari guardoni rossoblù,

in serie B noi andiamo gratis
Sampdoria, amore mio! Sono un sampdoriano illuminato, ma non tiepido. Anzi, vibrante ed appassionato. E contento di esserlo. E soprattutto contento di non essere genoano. Non potrei sopportare di gioire o disperarmi solo per le disgrazie od i trionfi degli altri.
I genoani sono dei guardoni che godono quando l'amante della loro moglie fa cilecca. Nessun genoano, nato dopo il 1929, ha mai avuto qualcosa di che gioire veramente, a parte una Coppa Italia nel lontano 1936 (1936! Stavamo in Abissinia!). Mai hanno avuto una finale di Wembley, dove si è perso, ma ci si è arrivati, né, più modestamente, una infuocata finale di Coppa Italia come due anni fa contro la Lazio. Né, va da sé, uno scudetto nell'era moderna od altre coppe varie. Noi siamo caduti con un tonfo incredibile: da quasi qualificati al turno di Champions, alla serie B, ridicolizzati anche dal Cesena. Una fine wagneriana, da nibelunghi. Un tracollo epico, un'immensa odissea omerica. Noi sampdoriani non ci attacchiamo alle scuse dei complotti: la nostra dirigenza non è stata all'altezza. Punto. Garrone pensava di applicare al calcio la tecnica gestionale che gli ha fruttato un impero economico. Cazzata spaventosa!
Il calcio sfugge alle regole manageriali normali. Prima di tutto bisogna intendersene, come Zamparini ed anche come Preziosi. Poi bisogna avere pelo sullo stomaco, sapere intortarsi, conoscere, blandire, comprare. Insomma tutta un'altra cosa. Di una cosa sono sicuro: Garrone, che è stato il più grande industriale genovese del XX secolo, che gli piaccia o meno, non accetterà mai che il suo nome sia coniugato con il disastro sampdoriano, eclissando e dissolvendo le cose straordinarie che ha fatto. Riporterà la squadra a grandi livelli e poi magari se ne andrà. È innegabile che abbiamo fornito agli accattoni rossoblù materia di cui leccarsi i baffi. Magari l'anno prossimo se li leccheranno meno. Dipende da come andremo noi. Perché a loro interessa solo questo: cosa fa la Samp. Per il momento, comunque, malgrado il nostro disastro, siamo sempre davanti: noi siamo andati in B gratuitamente, loro per andare in C hanno anche pagato. Come dice? Ah, sì, è vero, è stato un complotto, certo.... ma mi faccia il piacere!
Massimo Bianchi
2 IL PECCATO ORIGINALE
La concorrenza non è sempre

l’anima del commercio
Carissimo direttore, infuria la diatriba tra genoani e sampdoriani dopo la retrocessione della Sampdoria in serie B. Non si usano mezze misure. I primi rendono, con usura, le contumelie ricevute quando, in passato le posizioni si erano venute a trovare invertite. I secondi si difendono tirando a mezzo i soliti, triti, argomenti: che il Genoa è andato in C e loro no, che il loro (unico scudetto) era d’oro, quelli del Genoa di carta pesta, ormai ammuffita. Ma si sa. I tifosi (lo dice l’appellativo) non adoperano mai le mezze misure.
Io, un poco più sportivamente, debbo dire non applaudo per le disgrazie degli altri, tanto più che, in sostanza, la Sampdoria è squadra genovese, della mia città. E mi sono anche un poco commosso per le lacrime di Palombo, dimostrazione che i «pedatori» non sono solo dei gretti mercenari, ma possono portare amore alla maglia che indossano, alla società che li amministra, ai sostenitori che li amano.
Detto questo, circa la rivalità tra le due squadre, vorrei evidenziare un fatto che tutti conoscono ma non considerano. È una rivalità che non è solo dettata dal «campanilismo», c’è di mezzo un fatto che, in gergo commerciale, viene definito «illecita concorrenza».
Illustro questo con un raccontino attinente. In una grossa borgata non esistono negozi. La gente va a fare la spesa nelle cittadine vicine. Ad un certo momento tale Caccavale (butto là un nome a caso) apre un emporio di generi di prima necessità: panificio, verdura, frutta simili. I paesani gli sono grati, lui può, praticando prezzi equi, fornire merce di buona qualità.
Ma dopo anni, un certo Pinco Panco non ti va ad aprire, analogo negozio, proprio dirimpetto al primo?
Che succede? Il «mercato» locale subisce una notevole scossa. Il nuovo arrivato, per farsi clienti, ha due sistemi: o diminuire il suo guadagno o vendere merce di qualità inferiore. C’è da giurare che applicherà la seconda soluzione che gli consentirà di ridurre i prezzi senza danno. E così comincia a sottrarre clientela al nostro Caccavale. Il quale viene costretto a seguire lo stesso programma. In quel paese, per via della concorrenza, i clienti, ora pagano meno i prodotti. Ma, purtroppo, questi non valgono quelli di prima. Per cui, molti (direi «di bocca buona») apprezzano solo il costo minore, ma altri non ci stanno, per via della qualità scadente. Per cui, dato che esistono mezzi di trasporto personali o pubblici, ritorneranno ad andare a servirsi su altri mercati.
La situazione, ora vede non più un venditore che poteva, con un lecito guadagno servire bene i clienti, ma due empori che vendono meno, ovviamente, e trattano male i clienti sulla qualità.
Qualche cosa di simile è capitato a Genova quando fu fondata la Sampdoria. Non è che il Genoa, in esclusiva, ottenesse risultati brillanti, specialmente per le difficoltà di un dopoguerra difficile. Ma l’arrivo di una squadra concorrente gli diede l’ultimo colpo.
Genova non è città da poter valorizzare due squadre? Ci riescono appena Milano e Roma. Torino non ce la fa più.
Chiaro che l’arrivo della Sampdoria creò una concorrenza che, come nel caso del negozio citato, recò danni a tutti e due.
Tenendo conto che il Genoa vantava un’anzianità di più di mezzo secolo, questa concorrenza sleale, non può essere perdonata a chi è arrivato a sconvolgere il mercato.
Certo, nessuna legge vieta di aprire anche dieci squadre a Gorgonzola. Ma è utile, positivo, redditizio ciò?
Con i più sinceri ed amichevoli saluti.
Elio Rosi