il derby dei lettori

2 SCRITTE SUI MURI

I vandali sono da condannare

e non hanno colore
Caro Massimiliano, premetto che io appartengo alla specie umana che adora il calcio. Lo adoro tanto quanto posso dirti che essendo milanese, ciò che mi manca di più di Milano è il «Meazza», quel meraviglioso stadio ribattezzato «la Scala del calcio».
Ma proprio perché amo il calcio, l'allegoria che lo rappresenta: dalle bandiere alle sciarpe dalle mille citazioni, dagli sfottò domenicali che spesso hanno il prosieguo il lunedì mattina in ufficio al sostenere sportivamente la propria squadra, ecco, proprio perché questo lo considero il vero tifo sportivo, sono letteralmente basita dall'inaudita inciviltà che spesso coloro che si autoproclamano «veri tifosi», manifestano.
Deturpare una città con scritte slogan di ogni genere non è segno né di essere tifosi né tantomeno intelligenti.
Io non sono né genoana né doriana, ma di qualunque (inteso come qualsiasi squadra di calcio!) sia la mano che deturpa una città è da condannare: primo perché non ha rispetto della propria città e secondo perché grava come un parassita sulle casse comunali (e quindi di tutti!) per gesti che denotano semplicemente stupidità e non di certo il vanto di «appartenenza ad una squadra».
Un funerale non è mai seguito da deturpamenti urbani... per carità, ben venga lo sfottò di una bara colorata dei colori «avversari» e la marcia funebre sostituita da cori da stadio, ma il danneggiare una città come orde barbariche è inaudito e ingiustificabile.
Forse le Società calcistiche (tutte!) anzichè preoccuparsi dei mega-ingaggi miliardari per i propri giocatori, potrebbero riservare una quota da destinare a corsi per i tifosi del come essere tifosi civili e qualora gli stessi dovessero festeggiare barbaramente qualsiasi evento calcistico, le spese che il Comune deve sostenere per la pulizia, addebitarle alla Società interessata...
...E quando gli italiani si toccano nel portafoglio, forse forse si civilizzano un po’....
Cordialissimamente con la stima di sempre
2 IO, RETROCESSO CON IRONIA

Mi piace perdere facile,

ma i cugini avevano le B in casa
Carissimo dott. Lussana, già in passato sono stato ospite della sua rubrica riservata ai tifosi e per dirla come il dott. Edoardo Garrone... mi divertivo di più quando avevamo ancora Pazzini... e Cassano.
Seguo la Samp dal ’46, e ho vissuto più di una retrocessione; alcune decisamente meritate sotto il profilo sportivo... altre decisamente ingiuste, ma questa è la prima volta in cui è stato fatto di tutto e di più per retrocedere.
Per sdrammatizzare direi che lo slogan per la campagna abbonamenti avrebbe potuto essere: «Ti piace perdere facile?.. Abbonati alla Samp!».
Ma errore è umano... l’importante... non perseverare...
Per cui voglio ancora dare fiducia alla Famiglia Garrone e anche questa volta, salute permettendo, tornerò a riprendere il mio vecchio posto nel II anello dei Distinti. Sperando sia di buon auspicio trascrivo le parole pronunciate dall’allora presidente Salatti immediatamente dopo la sconfitta subita dalla Juve a Torino (ultima di campionato ’64-’65) che decretò la nostra retrocessione in B:
«Andiamo in B a testa alta. Non è un disonore. Sono sicuro che il pubblico, dopo il primo scoramento, non appena vedrà che la Samp avrà imboccato la strada della rivincita, ci sarà più vicino che mai». In quanto al funerale organizzato dagli «altri» (festa non direi in quanto non vedo che «titoli» avessero da festeggiare) si dice abbiano sostenuto grosse spese per l’affitto dei vari costumi... bare... croci ecc. ecc. Non hanno dovuto spendere invece un solo centesimo per tutte quelle bandiere con la «B» che agitavano freneticamente a De Ferrari. Pare infatti fossero le stesse che sventolavano non molto tempo fa in occasione della «promozione in B», dopo la rovinosa caduta in serie «C». In fondo anche loro sono genovesi... non bisogna mai buttar via niente... un giorno potrebbe sempre servire...
Ancora grazie per l’ospitalità e un cordiale saluto a tutti gli amici... sampdoriani... e non.
Gino Pardi
2 DIRITTO DI REPLICA

Accetto le lezioni di storia,

meno quelle di signorilità
Caro Direttore, sono lieto di constatare che i genoani sono cultori della Storia; dopo Passalacqua anche Enrile! Io invece non la conosco, ho già chiesto venia. Per erudirmi mi potrebbe dire il sig. Enrile quale enciclopedia ha consultato, tale è la dovizia di date e di particolari sulle vicende di Ferrucci e Maramaldo da lui riportata? Gli sarei grato!
«Ubi maior, minor cessat». Mi va però almeno riconosciuto il merito di aver porto in risalto la preparazione dei genoani sulla Storia. «Ad majora». Altrettanta preparazione avevano «gli inglesi», non hanno sulle vicende cittadine nessuno dei succitati ha minimamente contestato l’esattezza e la precisione del mio «esalogo» (esalogo prego, non esagono...) che racchiude i sei punti che attestano le superiorità su «quelli là...» Per la verità il signor (si fa per dire...) Puppo ammette a denti stretti che forse in alcune qualcosa di vero c’è: mi vuole precisare quali sono invece contestabili?
Quanto poi alle patenti di signorilità che il Puppo elargisce o no, a suo insindacabile giudizio, da che pulpito viene la predica... Lo stesso dicasi per la stima che il nostro distribuisce «ad libitum» insieme alla disistima con cui colpisce gli sventurati. All’una o all’altra resto completamente indifferente visto quale è il metro di giudizio «da minis non curat praetor...»
Personalmente scrivo di getto, seguendo l’impulso del momento. Questo mi spinge ad usare un idrante per gettare un torrente di acqua sul fuoco dell’allergia che «gli inglesi», manifestano. Torneremo, cari Passalacqua ed Enrile, ne sia sicuro anche il signor (si fa per dire) Puppo.
E siccome ho approfittato anche troppo della gentilezza e tolleranza della redazione, affermo «sic et simpliciter» che per me «causa finita est».
Buone vacanze
PS. Prometto che durante l’estate studierò la storia
Franco Marcenaro