Il derby dei lettori

IL TIFO TRA PASSIONE E SOFFERENZA

Il grifone mi fa star male,

ma è il mio grande amore
Domenica pomeriggio il Genoa a Palermo dopo essere passato in vantaggio si scopriva, rischiando di subire una disastrosa sconfitta, cosa che in effetti si è avverata. Improvvisamente mi sono chiesto: ma perché debbo soffrire tanto? Ho visto tanti e tanti anni orsono un match sul campo di Marassi del mio Genoa contro la Sampdoria. Il mio ricordo ha qualcosa di allucinante, rituale e coloratissimo, come una pittura viva che mi sia apparsa per un istante solo e indimenticabile, incorniciata dai montanti e dalle travi di legno marrone della antica tribuna. Il rettangolo verde e le contrapposte casacche rossoblù e blucerchiate. Ero più giovane ero in compagnia con alcuni amici tutti naturalmente genoani. Fui anche io, da allora, per sempre genoano. Ma soltanto adesso, dopo 50 anni mi sono chiesto: come è possibile che una partita di football torturi e avveleni a questo modo? La risposta, pensandoci, l’ho trovata. Mi pare così semplice e così ovvia, che temo non valga nemmeno la pena di riferirla. Eccola tuttavia. Nessun essere umano è sicuro del proprio destino. Mai. Ciascuno sempre dicendoselo o senza dirselo teme sciagure e sconfitte, prega per la salute e una certa serenità. Anche i più fortunati nei momenti di maggior fortuna pregano che la fortuna continui ad assisterli e temono che la fortuna li abbandoni. Ora quelli che si appassionano al calcio, quando vedono la squadra del cuore impegnata in un match dall’esito incerto, identificano la propria sorte con la sorte della squadra del cuore. Per loro, inconsapevolmente e irrazionalmente, il risultato si carica di simboli. Andavo a vedere il Genoa compatibilmente con le esigenze di servizio, discutevo di quanto sopra con Mario Soldati, discutevo della sua passione per la Juve e per quella del mio Genoa. Nei momenti più angosciosi, Mario mi diceva mormorando «speriamo che il tuo Genoa vinca», aggiungendo che io avevo solo un torto ed era quello di essere sincero e forse non riuscivo a difendermi con una distinzione che gli appassionati di calcio riescono sì a operare, ma a operare soltanto nella mente, non nei nervi, non nel cuore. Adesso che Mario non c’è più dialogo con tanti amici di ogni match che vedo. Dialogo e soffro così come tanti quando l’esito dello stesso è negativo per il mio Genoa. Si cercano a volte le cause, ma il giudizio finale nei confronti della squadra è sempre lo stesso. Il Genoa è il primo sempiterno amore. Con la sua dialettica sana, con una tesi e un’antitesi ben precise e con una sintesi preferenziale precisissima. Nessuno soffrirà il dicembre del 2011 e il gennaio 2012 al calcio più di me e di tutti i tifosi rossoblù. La fede nei colori amati penso che ugualmente sarà sempre scrupolosa come la memoria di ogni uomo onesto, ogni volta che si sente sfidata, che dubita di se stessa, che si esita a controllare. Verso il nostro Genoa penso che la fiducia non verrà mai meno, così come confidiamo che la nostra fede venga ripagata con prestazioni che abbiano alla base impegno, carattere, personalità, vero amore e vera passione per il Genoa così se anche dobbiamo perdere e soffrire si possa dire è stato con onore. Senza torture e senza veleni.
Ispiratore dei racconti
di Mario Soldati