il dibattito

2 L’INIZIATIVA DEGLI AMICI DEL GIORNALE/1
Il «Popolo di noi altri»

e il desiderio di democrazia
Caro Massimiliano, leggo con entusiasmo l’invito degli Amici del Giornale a ricompattare il gruppo dei lettori del Giornale giustamente definito il Popolo del Giornale o di Savignone o del Teatro della Gioventù. Io lo chiamerei il «Popolo di noi altri», dove altri significa persone che si distinguono negli ideali, nella passione, nei principi da coloro che, in alto, decidono a tavolino le sorti di un Paese senza ascoltare il popolo sovrano - che ogni volta che cade un governo deve essere legittimamente chiamato ad eleggerne un altro - e più in basso decidono di accettare pedissequamente i dettami del nuovo governo o che si fanno condizionare senza sfoderare un minimo di individualismo e di orgoglio dalle voci di corridoio, dal vicino di casa, dai colleghi di lavoro o semplicemente da chi non la pensa politicamente come loro.
Il Popolo degli altri è il Popolo che crede in determinati valori, che trova come punto in comune tra tutti i suoi componenti il rispetto altrui, l’amore per il proprio Paese e per il proprio territorio, il coraggio di esprimere le proprie idee, la voglia di combattere con un obbiettivo ben preciso, vale a dire, la convinzione che non è vero che tutta la politica fa schifo, che tutti sono uguali, che tanto non cambierà mai nulla. Questo popolo ha la presunzione, positiva, di voler portare del bene e un cambiamento propositivo al nostro territorio, a partire dalla nostra città Genova, capoluogo della regione Liguria che mi sembra sempre più dimenticata da Dio, come se non vi si fosse neppure posata non dico una cometa, ma una stella natalizia.
Ebbene, partiamo da tale stella, permettiamo finalmente che vi sia qualcuno che guidi la stella sulle nostre terre che hanno bisogno principalmente di una cosa: di credere in valori perduti, di credere che grazie ad un gruppo consistente - benché esso parti dal «basso», dalla gente comune e non dai politici di spicco - si possa provare almeno una volta ancora ad opporsi al conservatorismo sfrenato che non farà mai cambiare nulla, alla lamentela costante del genovese che non risolverà niente se non affiancata da un proposito ben preciso e forse dalla volontà di andare a votare con raziocinio, ad una voglia sempre più diffusa tra la gente di una sorta di anarchia, di un menefreghismo assoluto verso l’arma che il popolo sovrano ha a disposizione, il voto.
Noi dobbiamo difendere il nostro voto, è l’unica cosa che può fare la differenza e che può cambiare le cose. Ne sono esempio lampanti le elezioni che si svolgono periodicamente nei Paesi europei a noi vicini che al momento opportuno trovano il coraggio di voler cambiare se non si trovano bene con la politica vigente, oppure semplicemente trovano la determinazione nel capire quanto sia importante il ragionare, il cercare di capire quale potrebbe essere la soluzione migliore, il dialogo con gli altri, il rispetto verso le idee altrui dalle quali si possono apprendere molte cose.
Il Popolo de il Giornale nasce proprio da tale desiderio, non dico di opporsi al governo Monti a priori, ma semplicemente di appellarsi al diritto maggiore di un cittadino, quello di venire chiamato democraticamente ad esprimere il proprio voto alla luce del sole e non all’ombra di un tavolo peraltro foriero di stipendi altissimi. Il Popolo de il Giornale ha il desiderio di essere rispettato e desidera che esista una giusta proporzione tra politici e cittadini e non un divario immenso, quel divario che ci fa tutti perdere l’amore per la politica, quella con la «p» maiuscola.
Grazie ancora una volta a il Giornale per darci tale carica e un’altra possibilità di farci sentire. Se lo vogliamo, possiamo essere un macigno che trascina il mondo o un pezzo di mondo.
Auguri di Buon Anno a tutti, di un anno pieno di speranze!
Con tanto affetto

2 L’INIZIATIVA DEGLI AMICI DEL GIORNALE/2
Dopo Savignone, ora la priorità

è parlare del governo Monti
Popolo di Savignone. L’incontro nello storico albergo di Savignone avvenne in un fresco venerdì sera di metà settembre; credo che allora il dibattito si limitò alle elezioni comunali di Genova (ad oggi chi dovrebbe indicare una strategia politica per le elezioni di maggio 2012... latita.... facendo pensare che la partita sia già persa), adesso occorre parlare del governo Monti che ha visto la Borsa di Milano in affanno (-3%) ed il «mitico» spread è sempre sopra i 500 punti: per questo non servono i convegni del senatore Luigi Grillo che vede nel governo Monti una via d’uscita. È necessario un nuovo incontro-dibattito come quello del 25.11.2011.
Mario Lauro