il dibattito

2NAUFRAGIO CONCORDIA/1
Genova, De Falco e la spinta

a fare «presto e bene»
La totale imperizia e incoscienza del comandante Schettino ha provocato un disastro non solo in termini umani e materiali, ma anche un gravissimo danno d’immagine internazionale. Il che ci riporta all’interrogativo base: come abbia fatto una compagnia di successo come Costa che va comunque mantenuta a Genova, su questo sono pienamente d’accordo, mettere un incapace del genere al comando di un colosso dei mari. Dall’angolazione opposta, la professionalità del capitano De Falco, con una fermezza insolita alle nostre latitudini, ha dimostrato che in Italia c’è anche chi si distingue per le sue capacità. Del resto, i militari italiani all’estero o i nostri scienziati e progettisti riescono a conquistarsi un posto d’onore proprio per la loro indiscussa preparazione. «Un ufficiale che si è sempre comportato con assoluto rigore, nel rispetto della legge, ma anche in maniera molto costruttiva. In grado di risolvere i problemi presto e bene». Il commento del consigliere regionale del Pdl, Roberto Bagnasco dedicato a De Falco deve farci riflettere. Se vogliamo costruire un’altra Italia, e un’altra Genova, dobbiamo semplicemente rovesciare il vecchio detto che recita «Presto e bene non vanno insieme». Alle sinistre ha sempre fatto comodo ma ormai è tempo che i De Falco che sanno fare presto e bene, si facciano avanti. Speriamo che i genovesi ne trovino uno in tempo per le prossime elezioni.
Edoardo Musicò
2NAUFRAGIO CONCORDIA/2
Quando le navi affondavano

nel nome della Patria
Caro Lussana questa terribile vicenda della nave ferita a morte mi ha fatto rammentare un’altra vicenda lontana, sempre però viva nel mio cuore.
Il mio papà, ingegner Ernesto Pierrottet, allievo prediletto del famoso professor Angelo Scribanti e suo successore nella cattedra di Ingegneria Navale all’Università di Genova (da cui poi fu «epurato» per ragioni politiche) fu brillante autore del difficile recupero del piroscafo «Venezuela» adagiato su un fianco nella rada di Cannes e riportato in corretto assetto di galleggiamento nei primi anni 60. L’impresa fece scalpore. Tra i suoi allievi vi fu il comandante Marietti, che durante la seconda fase della guerra del ’40-’45 per non consegnare la sua nave ai tedeschi preferì farla affondare restando impavido sulla plancia e scomparendo con essa nei flutti. Mio padre - pur militando nello schieramento opposto - ne fu commosso e orgoglioso, e scrisse per lui - dedicandolo alla moglie Donna Maura - il seguente sonetto
Te, Marietti, dell’età nel giugno

te veggo di tua nave in sen, fremente,

inabissarti per tenerla in pugno

nel nome della Patria, eternamente.


Io vecchio già, e di null’altro agugno

che dell’onor d’Italia, accorro ardente;

solo a salvarlo intendo e soffro e pugno

e son sottratto alla vita, vivente.


Omuncol uso a star dietro le tende

della finestra sua, uom senza Dio

che sol di terra vuol nutrir l’umano


che un solo amor ci unisce non intende:

superando le lor miserie, io

e tu, implacati, ci stringiam la mano!

Mio papà non fu solo un valente scienziato ma un uomo di cui, quando morì, il cardinale Siri, che onorava la mia famiglia della sua amicizia, scrisse alla mia mamma: «Si ricordi signora che in Paradiso si fa festa quando vi entra un santo».
Giuliana Valle Pierrottet
2NAUFRAGIO CONCORDIA/3
Aspettiamo l’inchiesta

prima di dare un giudizio
Egregio Direttore, mi chiedo con quale autorità, con quale competenza e con quale sfera di cristallo il vostro commentatore analizza i fatti, il comportamento e la carriera del comandante Schettino? Giusto il giudizio, anche se prematuro, in alcuni punti, ma altamente errato nel coinvolgere così drasticamente il comportamento di Costa Crociere nel gestire e nel scegliere i propri dipendenti e nell’avanzarli nella carriera.
Per giungere all’apice, e la Costa Concordia è, o meglio era, l’ammiraglia della compagnia, la strada non è facile, ma è un continuo esame sul campo nei vari compiti e gradi di comando e principalmente di obbedienza e non con spinte o spintarelle.
Io, per il momento, sarei più cauto e prudente nel giudizio, aspettiamo la fine dell’inchiesta.
Cordiali saluti.
Marcello Mereu
2LA MANIFESTAZIONE CONTRO MONTI
Insieme a Rosso e Plinio, avanti con l’operazione verità
Caro Direttore ho letto con piacere il suo commento sul nostro «Giornale» e che ho condiviso totalmente. Sono convinto che l’operazione verità avrà successo e per quanto possa valere fin d’ora le assicuro la mia partecipazione. Conosco bene due dei promotori dell’operazione: Plinio e Rosso, due galantuomini. Con il dottor Plinio ho avuto il piacere e l’onore di collaborare quando è stato presidente del Consiglio regionale della Liguria e ne posso testimoniare l’assoluta onestà e dedizione alle istituzioni. Il dottor Plinio è stato un presidente «sobrio» nei fatti e non a parole.
2LIBERALIZZAZIONI
Farmacie urbane e rurali:

una distinzione obsoleta
In questi giorni si fa un gran parlare di farmacie facendo la solita obsoleta distinzione fra farmacie rurali e farmacie urbane, ritenendo istintivamente tutte quante le prime povere e desolate mentre le seconde tutte grandiose ed opulente.
Se è verissimo che tante farmacie rurali espletano il loro onesto servizio tra mille difficoltà, è anche vero che diverse farmacie rurali di rurale hanno ben poco: basti pensare a quelle farmacie uniche situate in centri turistici costituiti da grossi paesi che per diversi mesi all’anno vedono quintuplicato il loro bacino d’utenza per via delle presenze turistiche. Allo stesso tempo vi sono grosse realtà metropolitane costituite da una miriade di farmacie urbane, diverse grandi ed affollate di clienti, ma tante altre di piccole dimensioni con problemi molto simili a quelli delle farmacie rurali (il caso di Genova è emblematico). Sono piccole farmacie situate nei centri storici, sulle alte colline che circondano la città, a volte in zone disagiate: garantiscono il loro servizio, non si possono spostare di un solo metro verso zone commercialmente più appetibili, quindi la concorrenza la possono solo subire.
Tengono duro anche se faticano non poco ad andare avanti, anche per gli affitti che pagano che è l’unica cosa che hanno di «urbano». Farmacia urbana/farmacia rurale: è un binomio che forse andrebbe se non rivisto almeno applicato in una maniera meno generica e più appropriata. Speriamo che qualcuno ne tenga conto.
L.M.
2LA PROPOSTA
Quel referendum irrituale contro i costi della politica
Abbiamo ricevuto la buona novella. I conti sono in ordine. Per farlo c’erano due strade: aumentare le tasse o tagliare i costi. Si è preferito spingere pesantemente sull’acceleratore delle entrate, per quanto riguarda i costi sono stati tagliati solo quelli delle pensioni e non sono stati toccati quelli della Casta. Le ragioni sono due: la prima è che l’aumento delle tasse e la sterilizzazione delle pensioni hanno un effetto molto rapido sui conti pubblici, la seconda, ed anche la più importante, è che il governo mettendo la scure ai costi della Casta non avrebbe incassato la fiducia. E di costi da tagliare ce ne sarebbero a iosa, a cominciare dalla drastica riduzione di deputati e senatori (sono circa il doppio rispetto agli Usa) e delle auto blu. Accorpamenti di comuni. In Italia dal 1951 ad oggi sono aumentati di quasi il 4%. In Germania sono stati ridotti alla metà, in Danimarca, nel Belgio e nel Regno Unito sono stati ridotti dove ad un quarto e dove ad un quinto. Anche le regioni stimo essere in numero eccessivo e sarebbe opportuno, qualche accorpamento. Venti regioni per 60 milioni di abitanti fanno in media 3 milioni per regione, un tantino pochi. I laender in Germania sono circa 3/4 delle nostre regioni. Non so quanti siano i parchi naturali in Italia, ma fatte le debite proporzioni, se solo attorno a Genova ne insistono mi sembra quattro: quello di Portofino, quello dell’Antola e quelli del Beigua e dell’Aveto, in Italia dovrebbero essere in numero eccessivo. E cosa dire dei compensi, vitalizi e agevolazioni varie dei componenti la Casta? Anche questa sarebbe materia da rivedere. Mi è venuto da ridere ma anche tanta rabbia quanto ho sentito un deputato, cessato dalla carica dopo alcune legislature, il quale sta già incassando il suo vitalizio, affermare trattarsi di un diritto acquisito. Io lo definirei piuttosto un abuso acquisito. Avanzo una proposta, chi ne ha i poteri ed i mezzi sta a metterla in atto. Tutti gli italiani, ciascuno sul proprio giornale, dal Corriere della sera all’Unità, dalla Stampa al Manifesto, dal Giornale al Resto del Carlino, insomma su tutte le testate, depositino le loro firme su un testo ancora tutto da concordare, chiedendo l’equo taglio dei costi della politica.
Se qualche giornale non volesse aderire, il suo lettore depositi la propria firma su un altro giornale denunciando il riottoso. Spero in chi ne ha il potere ed i mezzi di accogliere e mettere in atto questa mia proposta, che se dovesse incontrare forti adesioni assumerebbe il valore di un vero referendum irrituale che la politica potrebbe difficilmente ignorare. Questa iniziativa dovrebbe comunque essere priva di connotati politici.
Pietro Musina