il dibattito

2 I RICORDI DEL MARESCIALLO

L'indimenticabile amico

Mario Soldati

Dopo la sua morte, avvenuta il 19 giugno 1999, letterati, scrittori, giornalisti e tante, tante persone dello spettacolo del cinema ed altri esponenti della cultura lo avevano definito ognuno a suo modo, chi con il dire che era moderno, evoluto, positivista, oppure borghese puro, illuminista e anticonformista, scrittore fecondo e composito, epicureo perfetto, finendo con un grande uomo, un grande spirito.
Già, Mario Soldati, un grande uomo. Nonostante la sua formidabile inclinazione alla letteratura così come viene definito da Paolo Riceputi nel libro «Mario Soldati eccentrico sognatore». Ed io che ho avuto la fortuna di averlo conosciuto assieme alla mia Marisa ed ai miei figli Gian Paolo e Francesca per essere stato assieme a lui per circa trent'anni, devo dire che a distanza di tanto tempo non è facile dimenticarlo. Come è normale nella vita tutto ciò che fa parte del mondo letterario in questi ultimi tempi, come in parte del passato non sempre Mario Soldati ha avuto quello che si meritava. Non che sia stato completamente messo nell'oblio, questo no, ma che a volte nel tempo sia stato dimenticato questo sì. Dispiace a volte dover dire queste cose purtroppo sono parte dell'esistenza di ognuno. Da parte mia, anche se il tempo passerà, parafrasando una canzone di Gino Paoli, non passerà questa grande amicizia.
Amicizia fatta di pomeriggi intensi trascorsi assieme, dopo il trasferimento a Sesta Godano, come comandante di una «cellula viva». E qui, con accanto Marisa, inizia la trama dei racconti del Maresciallo ispirati alla mia vita vissuta. Raccontavo quelli che erano i drammi della gente, dei reati normali e quotidiani della provincia. Raccontavo come intervenivo sempre in punta di piedi, perché la gente doveva sapere di essere considerata anche se aveva sbagliato. Scriveva, prendeva appunti, non lasciava niente e nulla all'improvvisazione. Questa amicizia consolidata con la presenza affettuosa di mia moglie e da lui definita in un passo del «Il vero Silvestri» di due amici che conversano nella quiete di un luogo straniero che contemplano il mondo, la storia e l'eternità, sfiorano il mistero dell'esistenza come fosse in procinto di cadere un velo, si sentono ancora vivi, ma nello stesso tempo, già quasi morti e tuttavia, felici di quest'unica certezza possibile, di questo credo dimostrabile: la fiducia reciproca l'uno nell'altro, senza domande e senza offerte, senza riconoscenza e senza possesso, senza servitù e senza rinuncia, senza gelosia e senza paura, cosa è dunque l'amicizia se non la forma più alta dell'amore?
Adesso da lassù assieme a Marisa, sono certo che mi guarderete. Non è facile dimenticarvi.
Maresciallo Salvatore Careddu
2 I RISCHI PER LA CITTÀ

Ora in molti si accorgono

dell'immobilismo di Doria

Caro Massimiliano, fa piacere vedere che dopo mesi e mesi di denunce e valutazioni fatte da «noi» de «il Giornale» anche un vario universo di importanti personalità genovesi si stanno accorgendo che Genova è una città completamente ferma.
Il motore è spento. I segni di vita sul territorio non sono incoraggianti in compenso da parte del sindaco Marco Doria manca completamente un idea Progetto di città.
Per Doria ed i suoi amici, Genova potrebbe diventare un qualcosa simile un campo colonie estive, quelli anni '70 dove i bambini potevano andare al mare in comunità di varia natura. Bei tempi. Ma niente paura, Genova si sta velocemente avviando verso questo genere di sostenibilità ad «impatto ambientale» zero e disoccupazione massima.
Un'equazione dagli effetti devastanti per l'economia del territorio e per il valore della persona umana.
Le continue NON decisioni della Giunta comunale stanno distruggendo l'humus socio-economico della città. I percorsi partecipati, in un momento come questo, sono strumenti ad altissimo rischio amministrativo ed imprenditoriale in senso stretto (tempi lunghi ed incerti).
Qui non si tratta di risvegliare una città, ma di salvarla dalla sua distruzione.
La cosa è ben diversa.
Gian Luca Fois
2 CONTROCORRENTE

Emodinamica, ecco quando

la Sanità funziona

Quando parliamo di «malasanità» non dobbiamo confondere la cattiva gestione del Servizio Sanitario Nazionale con le competenze e le capacità dei medici, degli infermieri e di tutto il personale ospedaliero, ridotti molto spesso a lavorare in condizioni difficili, se non quando di estrema emergenza.
Appena dimesso dall'Ospedale Galliera, desidero esprimere pubblicamente il mio sentito ringraziamento e la mia profonda riconoscenza per le cure ricevute a tutto il personale del Pronto Soccorso, all'Unità di Terapia Intensiva Coronarica, ai chirurghi dell'Unità di Emodinamica. Un plauso particolare deve essere rivolto ai dirigenti delle suddette Unità Operative, ad iniziare dal Prof. Paolo Cremonesi, che con indubbia competenza professionale, ma anche con dedizione e sacrificio, sta da tempo elevando verso l'eccellenza l'organizzazione e le prestazioni del Pronto Soccorso del Galliera. Il mio «grazie» si estende a tutti i medici, agli infermieri, a tutto il personale ausiliario sempre attenti alle esigenze dei ricoverati, molto spesso loro stessi «pazienti» con i pazienti...
2 POLITICA IN RIMA

Il flop di Grillo

santone mancato

Il comico santone
questa volta ha fatto flop
la sua magica illusione
si è fermata ad uno stop,
«li mandiamo tutti a casa»
ripetuto senza sosta
anziché «tabula rasa»
ha prodotto una batosta
e se continua ad insultare
senza porsi alcun confine
lo vedremo poi scappare
come un ruba-galline
Antonio Urbano