il dibattito in redazione

2PERPLESSO
Quel feeling sospetto

tra Pd e Lega Nord
Caspita! Sono entrato in letargo come gli orsi. Due settimane fa senza accorgermene! La Lega era razzista. Le sue proposte irricevibili. Borghezio un pazzo. Bossi un vecchio rintronato che fa comunella con il diavolo di Arcore. Calderoli un furbastro che vuole affamare quel modello di efficienza e meritocrazia che si chiama meridione ma anche Liguria. Rixi una fastidiosa zanzara poco collaborativa anzi, oppositore a oltranza che non vedeva altro che la moschea come i tori vedono rosso. Tutto come sempre insomma.
Poi è venuta la neve e l’inverno. Gli orsi sono entrati nelle tane ed io, evidentemente, con loro. Oggi mi sono svegliato. Sono uscito ed ho comprato un po’ di giornali. Trovo Bersani sulla Padania che sostiene Maroni perché, lui lo ha sempre detto!, i leghisti non sono razzisti.
Salto sul Giornale e leggo la divertente intervista del Direttore con Burlando che fa l’elogio di Belsito, Rixi e Bruzzone. Di questi tempi di salti delle quaglie mi aspetto la Vincenzi che offra a Borghezio il posto dell’instancabile Scidone. Ok, ragazzi! Abbiamo capito. Potreste cortesemente dirci quando si vota così ci organizziamo?
Grazie.
2APPELLO AL CENTRODESTRA
Campagna elettorale

incentrata sul porto
Complimenti a Ferruccio Repetti che sulle pagine genovesi di domenica fa la parte del leone. Vedo con piacere che l'attenzione si sta spostando sul porto di Genova e sulle sue magagne che non sono tanto quelle ormai pregresse legate agli scontri fra armatori (che comunque risultano di una certa importanza) quanto al controllo politico dello scalo genovese e a quello imprenditoriale di gruppi ristretti. A questo punto (cioè dopo tutta la clamorosa vicenda legata all'assoluzione pressoché completa di Giovanni Novi), pur con qualche ricorso ancora pendente che ad essa è collegato, non si può far altro che insistere nell'attenzione verso lo scalo della nostra città. E questo, alla luce di tutto quanto è accaduto all'ex-Presidente, non può che essere un potente argomento per il centrodestra nella campagna elettorale per le comunali e le provinciali. Credo che con la vicenda Novi siano venuti al pettine problemi che vanno ben oltre la questione «porto» e investono la situazione politica e di costume di quell'area che è una delle maggiori risorse nel produrre ricchezza a Genova. Il porto, lo vogliamo o no, pur con tutte le sue specificità caratteristiche è lo specchio della nostra città, nel bene e nel male. Anche se una certa politica di sinistra, pur affondando le grinfie in esso (non è questo un modo ragguardevole di porre «le mani sulla città» analogo a quello celebrato da Francesco Rosi nell'omonimo film del 1963?), ha rifiutato di considerare la nostra città portocentrica, non per questo essa lo è diventata meno, tanto forte è la sua identificazione, in saecula saeculorum con lo scalo. A Palazzo di Giustizia (come in tutti gli ambienti di lavoro) non sono mancate le perplessità e le battute umoristiche sull'impianto dell'accusa contro Giovanni Novi, una volta che essa non ha superato il giudizio in tribunale. A me sembra che questo atteggiamento non sia dovuto soltanto alla stroncatura dell'impianto accusatorio, cioè a cose fatte. È più che probabile che, per lo meno, le perplessità ci fossero anche prima. Comunque l'errore è produttivo di conseguenze non pregevoli. Dico questo perché da un pezzo sembra, attraverso una propaganda silenziosa e interessata, che Merlo sia un presidente eccezionale (a differenza, guarda caso, di quello precedente). È evidente la duplice ingiustizia contro Giovanni Novi: dapprima tolto di mezzo da un'inchiesta giudiziaria che è crollata come un castello di carte; dopo oggetto di un mobbing tanto interessato quanto promosso dalla sinistra (area di appartenenza di Merlo). Diciamo che quest'ultimo aspetto in politica è scontato. Non è però scontato che queste cose si sentano dire anche da esponenti di centrodestra, evidentemente male informati. Per quanto riguarda il porto della nostra città (assecondando lo slogan «il mio porto la mia città»), va detto che la sclerosi nei rapporti fra le diverse posizioni di potere al suo interno (denunciata da Giovanni Novi e peraltro conosciuta da molti da parecchi anni) comporta di riflesso una costante e rinnovata meditazione sull'ingessatura della nostra città. Quest'ultima è economica e nello stesso tempo politica. In sostanza non c'è che scarsa mobilità sociale e politica: a questo proposito: è naturalmente ora di smetterla di far passare l'arrivo e la presenza - in sovrabbondanza rispetto al fabbisogno - di extracomunitari come un fenomeno di mobilità, teso, peraltro, anche a dissimulare il fenomeno dell'esodo di cittadini genovesi verso altri comuni della provincia o della Liguria. Il centrodestra non può che fare una battaglia di liberalizzazione e quindi puntare sull'accrescimento della mobilità sociale che è il sale delle democrazie più stabili. Non dimentichiamoci che sul nostro paese grava un passato luminoso (non privo di ombre e di «bassi» che si contrappongono agli «alti» e ai picchi di civiltà e cultura nonché di produzione di ricchezza) ma incombono altresì insistenti residui di mentalità feudale che l'opposizione cittadina all'attuale governo politico di donna Marta Vincenzi deve perseguire inflessibilmente dopo averla promossa sinceramente all'interno delle proprie file.
Comunque per quanto riguarda il porto occorre un'attenzione permanente. Per parlare con ironia occorre che all'interno dello scalo siano promosse (secondo quel programma caro a Gorbaciov contro il vetusto «socialismo reale») sia la «glasnost» sia la «perestroika» ovvero la «trasparenza» e la «ristrutturazione» sulla premessa di una liberalizzazione che non può più essere rimandata.
Claudio Papini
2PER MANDARLA VIA
Anch’io pronto a pagare

un soggiorno alla sindaca
Spettabile redazione genovese de «il Giornale», sull'edizione odierna il Lettore Simonetti si dice disposto a pagare alla Vincenzi un viaggio fino in Puglia onde impari come si gestisce un centro storico; io mi impegno a pagarle una settimana di soggiorno nella pensione «mamma Rosa» (ce n'è sempre una); se altri cento lettori fossero disponibili ad imitarmi, per un paio d'anni la terremmo fuori da Genova: che non cadrà certo in depressione.
Luigi Parodi - Genova