il dibattito in redazione

2IL RINGRAZIAMENTO
Noi genovesi sappiamo

ancora volare alto
Bravo, Lussana, bravissimo! Sono più che mai convinto che il suo vero nome sia Parodi. Continui così. E continui a voler bene a Genova e ai genovesi. Non siamo così chiusi, limitati, incapaci di guardare oltre il nostro scagno, così terra terra come si crede.
Qualcuno sa anche volare o almeno ci prova.
Angelo Traverso
2PAGANO SEMPRE GLI STESSI
La spazzatura di Napoli

e i privilegi della casta
Carissimo direttore, apprendo dalla stampa che l’esimio signor De Magistris, sindaco di Napoli, ha dato inizio allo sgombero della spazzatura. Ma i lavori sono iniziati per i quartieri dei Vip... È scattata la regola del «privilegio»...
Qualcuno potrebbe affermare che questa vicenda dimostra oltreché disonestà anche stupidaggine. Perché questo episodio non torna certo a favore del Sindaco. Dovrebbe essere..., ma, invece, è peggio. Non si tratta di stupidaggine ma di gretta alterigia. Battendo il pugno sul tavolo, De Magistris conferma che la «casta» dei privilegiati deve avere sempre la precedenza. In parole povere i benefici, prima vengano a noi, il popolino aspetti e si goda ancora un poco la mondezza apportatrice di malattie e possibili epidemie. Viene da ricordare l’epoca della rivoluzione francese dei «sanculotti»: una bella ghigliottina, indistintamente per la «casta» dei privilegiati. E fu cosa giusta.
Non è d’accordo con me?
2NO AI RIFIUTI
Più che solidarietà

sarebbe masochismo
Chi razzola male sicuramente è solidale con chi razzola peggio. Genova non è Napoli poiché nessuno mai si è occupato seriamente della discarica di Scarpino unico «cesso naturale» dove sversiamo milioni di tonnellate di rifiuto indifferenziato. Nel 2008 sotto l'egida del governo Prodi il Governatore Bassolino e la sindaco Iervolino ci chiesero aiuto. Cambiato il governo l'emergenza non è cambiata e sotto l'egida del governo Berlusconi del governatore Caldoro e del sindaco De Magistris, si ripropone l'annoso problema della «solidarietà maleodorante» sulla rumenta putrefatta di Napoli. Qui più che di solidarietà mi sembra si stia parlando di masochismo politico e business dei rifiuti senza patria e «monnezza nomade» per necessità.
A Genova stiamo peggio di loro, quindi la mandino pure da qualche altra parte. Con il trio Vincenzi-Burlando-Repetto non ci possiamo permettere nemmeno di essere solidali coi fratelli napoletani.
Andrea Cevasco
2DELUSI DA TREMONTI
Sciopero delle tasse

contro questa manovra
Egregio direttore, questa volta la stangata generata dalla manovra finanziaria ha proprio il sapore della «bastonata definitiva», cioè quella che metterà in ginocchio, se non addirittura sdraiate, moltissime famiglie italiane. Le quali hanno la sola colpa di essere da una parte sola, ovvero dalla parte dei bassi redditi, degli stipendi (anzi direi sussidi) da fame, che pur lavorando in due non arriva alla seconda settimana del mese e che per forza di cose riesce in qualche modo a pagarsi i mutui, gli affitti, cure mediche nonostante la trattenuta in busta paga per la sanità e da oggi anche il Pronto Soccorso ecc. Come al solito quando si tratta di «tagli» si accenna (ma proprio una traccia) al taglio dei costi della politica: auto blu, spese di rappresentanza, vitalizi no-limits, stipendi dei parlamentari (bada bene solo di un 10% in meno, altrimenti come dicono a Genova è «basina» ovvero fame).
Ora però è veramente arrivata l'ora che qualcuno dica basta... e allora visto che ora va di moda il blocco degli stipendi (mentre prezzi, mutui e tasse continuano ad aumentare), proviamo un po’ a far venire di moda il blocco dei pagamenti? Quindi basta pagare mutui, bollette, quelle poche tasse che non ti vengono trattenute sullo stipendio, come la tassa sulla spazzatura, il canone tv, non paghiamo più affitti, ecc.
Questa forse potrebbe essere l'unica arma che abbiamo, senza scendere nella violenza, per vedere di convincere quelle persone che ci governano (parola grossa veramente) a fare veramente qualche cosa per gli italiani, e che invece, stanno spingendo da una parte l'Italia in un baratro senza ritorno, e dall'altra le famiglie italiane, quelle che tirano avanti la «baracca Italia» (una volta si chiamava «Azienda Italia») nelle mani di usurai strozzini, banche e finanziarie, senza avere nessuna possibilità di migliorare il proprio tenore di vita, ma la sola prospettiva di un peggioramento stile Grecia con sempre più poveri e qualche Paperon de Paperoni a godersi lo spettacolo di una nazione che lentamente scende in classifica a livelli di terzo mondo, rischiando un’ulteriore retrocessione...
Spesso si dice che bisogna spremere la mucca fino a che dà latte, ma quando il latte è finito le mucche, di solito, tirano calci.
Attilio Sanna