il dibattito in redazione

2 INDUSTRIALI GENOVESI

La famiglia Piaggio

e quel velo nero da sollevare
Gentilissimo dottor Lussana, ho letto con grandissima emozione la lettera del signor Pippo Solari, nella quale venivano ricordati due esponenti della famiglia Piaggio. Da ormai moltissimi anni questa famiglia è stata bandita dalla storia genovese a causa degli errori commessi dall’ultimo discendente. I demeriti di uno non annullano i meriti degli altri. Spero con tutto il cuore che la lettera del signor Pippo Solari sollevi il velo nero che ricopre la vicenda umana e industriale di questa stirpe di imprenditori illuminati genovesi. Grazie per aver pubblicato la lettera del signor Pippo Solari e se vorrà anche questa mia.
Un genovese che ricorda
2 LA «CATTURA» A CASTELLETTO
I cinghiali sono mansueti:

non vanno deportati
Dichiaro la mia totale contrarietà alla cattura con deportazione (e si spera non soppressione) della famiglia di cinghiali in quel di Castelletto. Il cinghiale non è affatto un animale aggressivo e pericoloso (tranne, e meno male, quando viene lui stesso aggredito), ma anzi mansueto e perfino affettuoso. In un parco del cuneese ho visto uno di loro scodinzolarmi come un cagnolino (sì, proprio con la sua codina attorcigliata) quando gli portavo da mangiare.
E poi, perché considerarlo intruso oltre che pericoloso? Da tempo immemore, prima ancora che sorgessero i caseggiati di Castelletto, i cinghiali si aggiravano indisturbati e «padroni» nelle loro terre attualmente occupate dagli umani. Come - e forse più - dei tanti che arrivano da luoghi lontani, al cinghiale nostrano dovrebbero essere riconosciuti certificato di residenza e libertà di movimento, magari in luoghi attrezzati per la sua presenza. Certa gente ne ha paura? Capita la stessa cosa a gatti, gufi e civette come risultato di paturnie personali che si vogliono scaricare su esseri viventi ingiustamente calunniati e diffamati. I bambini di scuole e asili dovrebbero inoltre essere abituati a convivere con la natura che li circonda, la stessa che non è fatta soltanto di play station, automobili e scarichi mefitici. Mi assumo quindi per intero «l’irresponsabilità di quelle persone che del tutto scorrettamente e contravvenendo alle norme vigenti alimentano questi animali selvatici», come proclamato da seriosi tromboni. Manca solo che in corso Firenze e dintorni compaiano cartelli con su scritto «Achtung kinghialen...».
Antonio Caron
2 SANITÀ

I mali del San Martino?

Si possono curare a costo zero
Quale possibile futuro fruitore del Pronto Soccorso del San Martino, sono rimasto molto deluso dalla situazione descritta nell’articolo, a firma Matteo Agnoletto, apparso sul Giornale di venerdì 8 luglio. Se ho capito bene, siamo alle solite: serve una ristrutturazione forte per la quale mancano i soldi. Anch’io le ho viste quelle barelle nei corridoi, ma né io né, credo, chi mi ha preceduto nella denuncia, abbiamo mai parlato di spazi angusti. Personalmente, ho solo stigmatizzato il fatto che a ricevere i pazienti ci sia un infermiere, anziché un medico; che i pazienti siano lasciati abbandonati a se stessi per ore ed ore, senza che gli venga data la minima indicazione sui tempi d’attesa; che l’accompagnatore del paziente venga allontanato, anche quando la sua presenza, oltre che di conforto al paziente, potrebbe tornare utile al medico. Insomma io e gli altri abbiamo innanzitutto lamentato la disorganizzazione e la mancanza di umanità. Quasi che i fruitori del servizio fossero dei giovanotti in attesa di entrare in discoteca, anziché degli anziani che trattengono a stento le loro paure. Mali cui, a mio modesto avviso, si può porre rimedio in tempi brevi e con costi prossimi allo zero, senza attendere alcuna ristrutturazione. Non vorrei che l’accenno ai progetti di radicale trasformazione fosse un modo sbrigativo per eludere il problema. Timore rafforzato dal fatto che, se ricordo bene, a me sembra che a pianterreno ci siano ampi spazi male utilizzati. Insomma, ben venga il letto nella stanza in luogo della barella nel corridoio, ma siccome per il Pronto Soccorso nuovo i tempi saranno necessariamente lunghi, intanto facciamo funzionare quello che c’è. E, soprattutto, introduciamo nel servizio un po’ di organizzazione e di umanità. Qualche volta una carezza vale più di una flebo. E non costa molto.