il dibattito sui due fucilieri della marina

2UN DOVERE
Ben venga la mobilitazione:

non abbandoniamo gli amici
Proprio vero che questa povera Italia deve vederle tutte, anche quella di consegnare ad una nazione straniera i propri militari per sottometterli ad un giudizio sul loro operato di tutela di una nave, in acque internazionali, a rischio di atti di pirateria. Sono militari esperti, hanno regole di ingaggio, devono compiere il loro dovere e rispettare le consegne che hanno ricevuto. Io non ero presente al fatto, come molti italiani mi devo basare su quanto hanno, giustamente o meno, riportato gli organi di stampa. Ma mi siano consentite alcune riflessioni.
I nostri marò stanno vivendo una situazione allucinante e paradossale. Gettati in una prigione con un'accusa infamante, a rischio della loro vita, ma ancor più di avere un processo da un tribunale di parte, influenzato dalla situazione politica e dall'opinione pubblica a cui sono stati additati come i responsabili dell'uccisione di due pescatori. Hanno fatto il loro dovere, hanno cioè adempiuto a quanto ci si aspettava da loro ed ora si ritrovano alla gogna, in un paese ostile, abbandonati da chi in Patria avrebbe dovuto difenderli, senza se e senza ma, assicurando loro un giudizio assolutamente imparziale. Invece questa penosa farsa ha gettato loro nello sconforto e noi, che ne apprezziamo i valori e il senso dell'onore, nella disperazione di non vedere compiere quelle azioni efficaci e risolute che qualsiasi nazione attua per tutelare i suoi uomini migliori e per tutelare il proprio rango internazionale. Ma veniamo al fatto. Questi due militari avrebbero reagito ad una situazione, in mare, che in base alle loro esperienza avrebbero considerato pericolosa.
Il comportamento pubblico che questi due marò hanno tenuto, prima, durante e dopo, è stato visto da tutto il mondo. Chiunque si sarebbe lasciato prendere quanto meno dall'apprensione di essere in mezzo ad una folla di scalmanati che volevano un processo sommario. Invece loro, niente, fermi, riflessivi, controllati, capaci di comportarsi con la dovuta freddezza anche in una situazione estrema. Questo è il frutto di un lungo addestramento ad affrontare situazioni in cui le decisioni non possono essere prese sull'onda dell'emotività. Per cui non ho alcun dubbio a credere che, se situazione di possibile abbordaggio c'è stata, abbiano, come prescrivono le regole d'ingaggio, sparato una o più raffiche davanti all'imbarcazione sospetta per farla deviare. Sono esperti, preparati, sanno quello che fanno, agiscono di conseguenza. Se così non fosse stato avrebbero informato il comandante della nave che c'era stato uno scontro a fuoco e che avevano risposto. Invece certi di non aver effettuato altro che una manovra di dissuasione sono caduti, complice il comandante della nave, nel tranello di vedersi appioppare due morti. Ma se effettivamente fosse andata così perché non si sarebbero fermati per prestare soccorso, visto che i due pescatori avrebbero potuto anche essere solo feriti? Può sembrare credibile che due persone che si comportano con grandissimo rispetto per l'uniforme che indossano e per la Nazione che rappresentano, possano essersi comportati in modo diverso da quello che il loro addestramento, il loro senso del dovere e la loro onestà di persone per bene, impone? Non posso crederlo e non lo credo.
Ma per avere la certezza che questa non è solo mia, uno Stato che si rispetti deve farseli restituire affinché siano giudicati da un tribunale internazionale che ne accerti le responsabilità e le azioni, se ci sono state. Per questo noi Amici del Giornale, come dice Raggi senza distinzione di sinistra o destra, dobbiamo esprimere in piazza tutto il nostro disappunto per un governo che non li ha tutelati e nei confronti di chi avrebbe dovuto intervenire con un'accusa, in Patria, in occasione delle loro prima venuta, che ne accertasse le responsabilità e nel contempo li sottraesse ad un processo di parte in terra straniera. Se questo non è avvenuto, ci potrebbero essere altre responsabilità, ma forse certi processi non meritano attenzione, non essendo così pelosi come altri. Ben venga la lodevole iniziativa di mobilitarci per i nostri due amici Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, noi non vi abbandoniamo!
2PRESTIGIO SOTTO I TACCHI
L'Italia montiana si dimostra

vittima passiva e inetta
Caro Massimiliano, se servono le dimissioni di un ministro (Terzi) per sentire le dichiarazioni di un Premier (Monti) in generale e nello specifico sul caso ormai più unico che raro dei due marò italiani sballottati tra India e Italia, chapeau. India che in barba alla sua nomea di Paese del terzo mondo pare avere le idee chiare - per poi imporle agli altri - in fatto di diritto internazionale e di posizione di forza nei confronti di un Paese straniero. Italia che gioca il ruolo della vittima passiva ed inetta, incapace di negoziare trattative commerciali e giuridiche. Sì perché in realtà sono solo gli interessi di carattere economico ad indurre Monti ad assumere o non assumere determinati comportamenti. Mi domando allora, se vi sono in palio alti interessi, non si sarebbe dovuto giostrare il caso in questione meglio e con più efficacia da entrambe le parti? L'India addirittura si fa forza mettendo in dubbio la possibilità della pena di morte per due militari italiani che di fatto hanno ucciso ma per difesa. Militari che a loro volta nel proprio Paese non sono mai stati processati dalla Magistratura impegnata in altre cause. L'unica conseguenza positiva che intravvedo in questa vicenda intricata è che finalmente Monti ha proferito una verità: il caso India ci ha isolati. Isolati da chi e da che cosa vorrei che me lo spiegasse, ma almeno si è aperto e ha fatto capire a chiunque che il suo silenzio - da interpretare come totale disinteresse e mancanza di senso del dovere e di responsabilità - è dovuto agli interessi commerciali che ci legano all'India. Questa è l'Italia di oggi il cui governo in bilico «non vede l'ora di finire» ma che puntualmente interverrà tassando i poveri cittadini di un'imposta assurda, la Tarsu.
Roberta Bartolini