La discarica che compra tutto in Liguria

(...) Sembra una battuta, un gioco di parole da Settimana enigmistica, rubrica «cambio di consonante». Ma è tutto verissimo, così come sono veri i controlli su ogni rifiuto che entra (rigorosamente solo di giorno) alla Filippa. Roba che fa assomigliare i tecnici della famiglia Vaccari a specialisti del Ris, in tuta bianca per trattare i rifiuti. Tanto che, da veri matti, matti da slegare per carità, i titolari della Filippa, quasi per rendere reale l'altro slogan «La Filippa è un'altra cosa», hanno commissionato all'architetto Rinaldo Luccardini la seconda parte del progetto che prevede, nell'area attorno alla vasca dei rifiuti, nell'ordine, un campetto, una pista ciclabile, percorsi pedonali, una tana in galleria, una cappella votiva, un'aula didattica all'aperto con uno spazio dotato di tavoli e panche in legno «ombreggiato da tralci di fiori e piante rampicanti come il glicine (Wisteria sinensis) o la vite americana (Parthenocissus quinquefolia) appesi a telai di legno», un parco floreale, un vivaio, un anfiteatro, un prato, una cascina con alloggi di lusso, una pista per go-kart, una piscina, uno spazio per animali al pascolo. E pure una vasca dei reflui, anche se sembra quasi un particolare, un giochino da «trova l'intruso», sempre da Settimana enigmistica, il settimanale che vanta innumerevoli tentativi di imitazione. A differenza della Filippa che, con un modello simile, sono in pochi a voler imitare. Anche perchè costa a chi la gestisce molto di più di tutte le altre discariche. Però. Però, la Filippa è un'altra cosa. Vi giuro che non scherzo, stiamo parlando esattamente di una discarica. Io stesso, quando mi hanno raccontato di vivai e di piscine, ho pensato che arrivassero due signori in camice bianco a portare immediatamente via il presidente Massimo Vaccari. Poi sono stato a Cairo Montenotte, mi sono venute le crisi di identità e per poco i due signori in camice bianco portavano via me. Il resto, viene tutto di conseguenza. Dall'adesione alla campagna «Azzero Co2», che fa della Filippa la prima discarica a zero emissioni in Europa e l'investimento conseguente in un progetto di teleriscaldamento a biomassa in Valtellina. Ma è estremamente interessante anche il concetto di «rifiuto autarchico»: il 100 per cento dei rifiuti che arrivano a Cairo proviene dal Nord Italia, che è già un buon inizio contro le ecomafie e addirittura l'89,47 per cento dei rifiuti viene dalla Liguria e dalle regioni limitrofe. Ma, come in una legge di Lavoisier della rumenta (non si può dire monnezza in questo caso, vista la provenienza dei camion), anche gli acquisti della Filippa restano quasi integralmente sul territorio. Nell'acquisto di beni e servizi, infatti, quasi due milioni di euro all'anno, vanno alla Valbormida, cioè ai Comuni vicini, pari al 56,89 per cento. E, se si considera la provincia di Savona senza Valbormida, la cifra cresce di un ulteriore 0,76 per cento. Mica finita: anche al di fuori del savonese, gli acquisti di beni e servizi della Filippa in Liguria, da aziende e imprenditori liguri, crescono di un altro 29,92 per cento, per un totale dell'87,56 per cento in Liguria, pari a quasi tre milioni di euro. E l'ultimo 12,43 per cento che resta è comunque tutto italiano, senza nemmeno un euro all'estero, in una specie di azienda a chilometri zero. Chiamatelo come volete. A me pare un nuovo, piccolo, miracolo italiano. Di quelli che continueremo a raccontarvi per tutta l'estate.
(2-continua)