Don Luigi Parodi, tra chiesa e teatro

Ho fatto anche il chierichetto. È successo attorno agli Anni Quaranta appena dopo la guerra. Abitavo in via Casaregis, angolo via Tomaso Invrea, caseggiato numero 48, semi-distrutto dai bombardamenti su Genova del '43.
Dal mio poggiolo vedevo la Chiesa del Rimedio, in piazza Alimonda. In questi giorni vengono celebrati i novant'anni della costituzione dell'Associazione Cattolica «Ludovico Gavotti». E in particolare i cento anni della nascita di colui che fu il vero fautore del successo di questa Parrocchia, Don Luigi Parodi. Mi si chiede un ricordo: e sia. Dal '46 e per dieci anni qui uno dei più attivi «gavottini», prima appunto accanto a Don Parodi come chierichetto, poi come iscritto all'Azione Cattolica, quindi come attore e regista (si fa per dire) della compagnia filodrammatica che agiva nel teatrino del Rimedio (si chiamava così). Anni indimenticabili, sia per l'amicizia che sgorgava da tutti noi, in un momento di rinascita della città, che usciva dalle macerie e aveva una gran voglia di ricostruirsi, sia per la formazione umana e morale che Don Parodi ci aveva dato. Il «servire Messa» era diventato un rito, un incontro con quella spiritualità che da ragazzini non sempre si riesce a capire.
Lo si percepisce dopo, già adulti: la formazione del Rimedio insomma ti aveva fatto crescere con sani principi, con certi valori che poi non ti hanno più abbandonato.
Fare il «chierichetto» era un grande privilegio, perché Don Parodi a fine anno ti offriva un viaggio nelle più belle città d'Italia: ed era quello il premio per aver servito il Signore (così diceva lui) senza opportunismi particolari. Ricordo che ho cominciato a conoscere le bellezze d'Italia, proprio con i viaggi di Don Parodi: Roma, Venezia, Assisi, Napoli, ogni anno una meta diversa. Ma c'era dell'altro: dopo la Messa della domenica Don Luigi ci offriva la cioccolata calda che potevamo prender alla celebre «Latteria Bavari» di piazza Tommaseo. Cioccolata calda accompagnata da quelle che chiamavano «fregugge», cioè i resti sbricciolati delle brioches che ci offriva la pasticceria «Ines» di via Caffa, di cui era titolare (almeno all'inizio) Don Patrone, diventato poi assistente particolare del Cardinal Siri.
E c'era anche la compagnia teatrale. Noi giovani stavamo per subentrare ai cosiddetti «anziani». Belle lotte. I grandi attori del dopoguerra erano i fratelli Zucchi, i Vallarino, il regista insostituibile Mario Soldi, professore di matematica. E c'era quel Nico Chierici, macchietta genovese che scendeva dai «grebani» e che diventò poi attore di prim'ordine anche sulle scene maggiori. Ricordo che la prima commedia della nuova generazione si intitolava: «Pensione per uomini soli» ed era davvero interpretata da attori esclusivamente maschi.
Piazza Alimonda, in quegli anni, era un'oasi felice: c'era il famoso «bar Lino» dove si giocava a calcio-balilla e dove le più belle ragazze della zona (iscritte quasi tutte all'Azione Cattolica) venivano sul far della sera a comprare il latte. C'era la trattoria «Galletto al mattone» (che ha resistito tutt'oggi) ed era il «covo» dei giocatori rossoblù: ecco perché piazza Alimonda era ed è ancora tutta e solo genoana. Era tradizione che, alle undici della domenica mattina, la squadra rossoblù venisse a pranzo al «Galletto» che allora era di proprietà di un giovane giocatore del Genoa: Brezzi che insieme ad un certo Vallebona (sempre di piazza Alimonda) era considerato la più grande speranza del calcio italiano.
Don Luigi Parodi, sicuramente l'uomo più generoso del mondo, era anche però il più rigoroso e proprio sulla compagnia teatrale si ruppe il rapporto fra noi, giovani scalpitanti e la Parrocchia: Don Luigi non voleva assolutamente che nascesse una compagnia «mista», cioè attori e attrici. Allora esisteva anche una forte Associazione cattolica femminile, oltre alle «Guide» dell'Asci, ed erano evidenti i molti flirt e gli amori che sbocciavano in quello scenario. Le «Guide» erano bellissime ed avevano un gran desiderio d'amore. Quale occasione migliore di una compagnia teatrale mista? Invece, Don Luigi fu irremovibile: niente donne in scena.
E fu così che noi tutti decidemmo di lasciare la Parrocchia, il teatrino, la Filodrammatica. Erano i primi Anni Cinquanta, mi stavo iscrivendo all'Università e iniziava per me e per gli altri un'altra esperienza laica... la Baistrocchi...