Doria smentisce se stesso È il Paperone dei candidati

(...) ha aumentato le tasse e predica l'austerity per i genovesi, ma per i costi della sua propaganda politica non badava a spese. In campagna elettorale il milionario Marco Ambrogio parlava di rigore e «moralizzazione», costi della politica inclusi. Invocava pure la «glasnost» sulle spese elettorali, ma non era tanto trasparente sul preventivo delle sue spese elettorali. Era andato all'attacco dell'ufficio stampa arruolato da Enrico Musso, con la polemica sullo «spin doctor» giornalista, ma poi ne aveva arruolata una pure lui. Si ostinava a fare propaganda affermando di spendere poco o niente per la propaganda. Invece non era vero e, stante i documenti da lui presentati e pubblicati da Tursi, «non poteva non sapere» che non era vero.
Prima di essere eletto, l' «Ambroeus» al pesto aveva continuato a parlare poco o niente della «Associazione» e di quei 79.600 euro che la sola sua «Associazione» aveva comunque preventivato di spendere e il cui preventivo non era stato «reso pubblico» sull'albo pretorio del Comune, come prevede la norma. Il relativo documento risulta pubblicato l'otto giugno 2012, lo stesso giorno in cui sono stati pubblicati i distinti consuntivi di «Associazione» e di «Lista». Forse è stata una svista o dimenticanza. Tuttavia, l'allora candidato sindaco doveva sapere di non poter fare quelle beffarde dichiarazioni ai genovesi e quel preventivo di 79.600 euro, al pari degli altri, sempre secondo la legge numero 81 del 25 marzo 1993, doveva essere «reso pubblico tramite l'affissione all'albo pretorio al momento del deposito della lista o della candidatura cui le liste ed i candidati intendono vincolarsi». Non è tutto. Il marchese rosso si era spinto oltre e aveva fatto nascere un altro divertente giallo. Il giorno dopo lo scrutinio del primo turno, aveva raccontato che i suoi costi erano «inferiori a quelli del candidato Enrico Musso». Tuttavia, non appariva vero neanche quello. Perché, anche se il consuntivo del poco trasparente senatore non risulta pubblicato, al momento di tale dichiarazione la lista Musso aveva già «reso pubblico» il preventivo di 60mila euro, inferiore a quello di 79.600 euro soltanto successivamente «svelato» dalla «Associazione» di Doria.
Inoltre, i costi della politica di propaganda del centrosinistra corrispondono, più o meno, a quelli spesi dal candidato del centrodestra. Il consuntivo della lista Pdl Pierluigi Vinai è di 152.060 euro (preventivo 196.500), più circa 100-135mila euro delle spese sottoscritte nel preventivo dagli alleati del suo listone. In tal senso, nulla si sa sul rendiconto di quella parte, 95.500 euro, che la lista dell'ex assessore vincenziano Pasquale Ottonello (Città Nuove) aveva intenzione di spendere. Liguria Moderata non aveva «reso pubblico» l'intenzione di spesa, aveva riferito costi inferiori ai 40mila euro, ma non ha presentato neanche il consuntivo. La lista 5 Stelle del grillino Paolo Putti ha speso 10.027 euro (preventivo 7.305). Il candidato sindaco della Lega Nord, Edoardo Rixi, ha speso 224.920 euro (preventivo 224.920) finanziati dal movimento, più i 21.003 euro della «collegata» La Nostra Genova.
Sull'albo pretorio si legge che 22 consiglieri su 40 non hanno presentato il rendiconto. Tra i 22 alcuni lo hanno presentato dichiarando zero euro di spesa, come Nadia Canepa (Pd). I quattro «rivoluzionari» grillini eletti, personalmente non ne hanno pubblicato neanche uno. Nisba pure per il loro capogruppo Paolo Putti e per quelli dell'Idv Stefano Anzalone, del Sel Gian Piero Pastorino, della lista Doria Enrico Pignone, dell'Udc-ex lista Musso Alfonso Gioia. Probabilmente hanno speso zero euro, come la Canepa che lo ha presentato lo stesso. È mistero pure sul consuntivo del re dei manifesti e dei cartelloni sui bus Armando Siri del Pin (preventivo 47.100) e degli altri «trombati» candidati sindaco, che avevano dichiarato preventivi per circa altri 250mila euro. Tra i più trasparenti ci sono tutti i consiglieri comunali del Pd, Pdl e un consigliere della lista Doria (Pier Claudio Brasesco, 2.483 euro). Il vicesindaco Stefano Bernini (Pd) ha personalmente speso 6508 euro e il presidente del consiglio Giorgio Guerello (Pd) 11620. Il «recordboy» delle preferenze Pd Paolo Gozzi 598, il capogruppo Simone Farello 11.780, gli ex assessori Paolo Veardo 19.827 e Giovanni Vassallo 28.420. La capogruppo Pdl Lilli Lauro 10.916 euro e i consiglieri Stefano Balleari 481, Mario Baroni 2.060, Matteo Campora 2.400, Guido Grillo 3.233.