E l'Università ribatte con un questionario: «Fatti tutti gli sforzi, non siamo accattoni»

Replica e controreplica. Di più, domande e risposte, a mo' di questionario. E così succede che dopo la conferenza stampa di Ght in risposta al rifiuto dell'Ateneo di trasferirsi ad Erzelli, l'Università mette nero su bianco otto domande e otto risposte sulla «sciagurata» vicenda. Con tanto di stralci dei verbali dei revisori dei conti, degli accordi di programma e dei verbali del gruppo di lavoro di Erzelli. Domanda numero uno: è vero che si sono persi 3 anni e mezzo? «No. Abbiamo impiegato tutto questo tempo per trovare una soluzione ai finanziamenti che mancavano (oltre i 140 milioni di ero previsti dall'accordo di programma del 2007). Abbiamo tentato la strada con fondazioni bancarie, fondi immobiliari, banche e altro. Inoltre è opportuno sottolineare che i finanziamenti pubblici all'Università sono andati peggiorando via via nel tempo. Stralcio dell'Accordo di programma del 2007 “qualora il fabbisogno finanziario risultasse invece superiore a 140 milioni di euro l'Università non garantisce con la stipula di questo accordo di programma di poter far fronte a questo maggiore onere, ma si riserva di verificare la disponibilità economica ”».
Domanda numero due: è vero che il Senato Accademico ha applaudito al voto sul trasferimento ad Erzelli? «In primo luogo c'è stato si un applauso, ma durante il Cda. Era un applauso che non aveva nulla a che fare con la votazione; è giunto al termine di una discussione tra i presenti per sottolineare, evidentemente in accordo, una frase del Rettore che richiamava all'autonomia e alla dignità dell'istituzione universitaria in passato fatta bersaglio di sgradevoli attacchi esterni».
La proposta di Ght era estremamente vantaggiosa? L'Ateneo l'ha accolta come una mano tesa nei loro confronti, «ma dopo un'attenta analisi del gruppo di lavoro di Erzelli e dei revisori dei conti abbiamo dovuto prendere atto che non era purtroppo risolutiva». Quesito numero quattro: è vero che l'Università di Genova non ha mai voluto andare a Erzelli? «È una leggenda - dice la nota dell'Ateneo -. Se così fosse allora, si, avremmo già scelto nel 2007, altrimenti non avremmo fatto tutti gli sforzi che il dottor Rasero ha definito "accattonaggio"». Falso anche che l'Università non risponda da tempo alle proposte di Ght, «lo dimostra il carteggio a protocollo della nostra Università». Così come alle carte l'Università rimanda anche per la questione dei finanziamenti alla Carige. Il rifiuto di Erzelli è una scelta miope, soprattutto per gli studenti? «Andare avanti sarebbe stata una scelta azzardata. È invece una scelta lungimirante proprio per gli studenti. Al momento il bilancio non ci permette di scegliere di andare a Erzelli, e noi abbiamo preso questa decisione proprio per non pregiudicare il futuro dell'Ateneo, che non è cosa privata dei docenti, ma è un'istituzione pubblica, e quindi di tutti». I conti sono stati gonfiati per non andare a Erzelli? «Non solo non è vero; ma qualsiasi "buon padre di famiglia" quando intraprende un'operazione immobiliare calcola anche un 10/15% in più di imprevisti. Cosa che noi non abbiamo fatto. E poi non accettando la proposta di Gth è facile fare i conti: 188 meno 36 meno 110 fa 42 milioni di euro. Non c'è bisogno di spiegazioni in carta bollata».
Ma la vicenda di Erzelli ha scatenato anche il dibattito politico. Per il consigliere regionale dei Riformisti italiani, Raffaella Della Bianca «il no pronunciato dal Cda dell'Ateneo è sensato. È sicuramente più opportuno avere una facoltà di Ingegneria funzionante e vitale al cento per cento, piuttosto che rischiare un indebitamento che potrebbe portare addirittura a una chiusura». Mentre il capogruppo del Pdl in Regione Matteo Rosso sostiene che «questa presa di posizione lascia veramente esterrefatti. È inaccettabile che Università solo ora abbia espresso parere contrario dopo anni di confronto. Se vi saranno responsabilità economiche sarò il primo a rivolgermi alla Corte dei Conti».