E Preziosi trasformò la tribuna d'onore in una «nursery»

La tribuna d'onore, sabato pomeriggio, sembrava una «nursery», piccole creature portate come portafortuna (forse), sperando che miracolosamente servissero a qualcosa. Erano le piccolissime nipotine di Preziosi, una abbarbicata nella sua «mise» tutta rosa, fra le braccia di nonna Brigida, l'altra, birichina e divertente, accanto ad una baby sitter. Sono solo servite a ricevere un bacio caldo, sincero e affettuoso da nonno Enrico, affranto dopo la débâcle contro gli orobici. Ormai, per questo malandato Grifo, nemmeno la voce dell'innocenza potrà allontanare questo momento paranormale.
Portieri. C'era, molto amareggiato, Silvano Martina, un antico eroe in rossoblù. Lui è sempre stato legato al suo Genoa. Aveva rilasciato in settimana, interviste di speranza, convinto che il Grifo avrebbe vinto almeno una volta: «No - ha detto alla fine - così proprio non va: ma possibile non vi sia in questi giocatori uno scatto d'orgoglio? Che deconcentrazione, che paura...». Ed ha aggiunto una nota tecnica: «E poi quei quattro difensori in linea, fermi, forti, ma pilastri inamovibili. Nessuno che sganciasse in avanti...».
Cabina. Accanto alla cabina Rai (dove ha il suo regno Tarcisio Mazzeo) era arrivato anche il più lungo cronista italiano, tal Giovanni Scaramuzzino che si era congratulato non tanto per il... bel gioco rossoblù, ma per i cabaret di paste che eccellenti e splendide hostess gli avevano offerto. A proposito di paste: accanto alla cabina Rai ufficiale, si diceva, ci era «blindata» un'altra cabina dove dentro vivevano due curiosi figuri (uno pelato, l'altro scapigliato) ai quali era stato apprestato un vero banchetto, con piatti di pasticcini e di panettoni ed anche bibite varie. Erano «inviati» di Braschi (leggi casta arbitrale) per i quali dovevano essere apprestati tavoli assolutamente sontuosi e pieni di leccornie. Purtroppo, a Marassi, accadono anche queste cose per gratificare i signori del fischietto.
Ambiente. Non v'è stata nemmeno la forza di fischiare, è stato un clima di assoluta rassegnazione. Bastava guardare lo sguardo perso nel vuoto di Preziosi, la tristezza congenita del sobrio Zarbano (d'accordo che aleggiava il sequestro del sontuoso appartamento...), il bacio spento, da innamorato tradito, di Biondi al presidente, la perduta speranza del «trio» Lalla - Viazzi - Guerello. Forse unico che aveva ancora una «fede» era Padre Mauro: il suo crocefisso era sempre avvolto dall'immancabile nastro rossoblù. Ormai - si diceva in tribuna - non v'è che guardare lassù e sperare...