Ecco il breviario terapeutico per salvarsi dall’informazione

Le definisce pillole di buonumore, e le prescrive ai suoi lettori in piccole dosi come terapia per il mal di vivere quotidiano di chi si trova - talvolta suo malgrado - sotto il bombardamento di mille fonti di informazione. L’ultima «fatica» letteraria di Antonio Caron, scrittore e giornalista, è «Al caduto massmediatico», un manualetto di aforismi (85 pagine, edizioni www.librinmente.it, 12 euro) che si propone di portare un sorriso nella giungla delle informazioni tra modi di dire per rimettere un po’ in ordine con un sorriso le tante informazioni che affollano la mente dell’uomo e della donna dei nostri tempi. Ed ecco che nascono in ordine i vari capitoli suddivisi in «Cronache massmediali», Massime e minime», «Pillole di storia», «Politichese non sense», «Storture di diritto», «Pallini di sport», «Economite acuta» e per finire «Paradossi e paracunette».
Ecco dunque che spulciando qua e là - naturalmente lasciando al lettore il piacere di scoprire da solo tutti gli aforismi - leggiamo che «per entrare nello stato conflittuale invece del passaporto è sufficiente esibire il passa... montagna», o che «pifferai e incensatori, in costante aumento, hanno chiesto l’iscrizione all’albo...». Ma nel mondo dei massmedia può anche accadere che «i guardoni precari pretesero l’istituzione di “osservatori“ permanenti» o che se «le prostitute pretendono la pensione si tratterà solo di riordinare le marchette». E che dire se «per i problemi della formazione di governo fu sentito anche il cittì» o se la «moglie dell’estremista» dice al marito «caro non mi porti mai a fare due passi in centro»?.
Insomma, Antonio Caron, classe 1940, torinese di nascita, ma residente a Bogliasco, da tempo ha trovato proprio a due passi da Genova la sua vena di scrittore, prima di romanzi gialli (suo il personaggio del maresciallo di carabinieri Sebastiano Vitale) e adesso di osservatore critico della realtà che ci circonda. Non manca una buona dose di autoironia quando nelle sue «avvertenze prima dell’uso» ammonisce il lettore all’attenzione raccontando che le pagine «che seguono sono state scritte, come si vedrà, in evidente stato di confusione mentale...». Il risultato alla fine è un sorriso, per digerire le pesantezze della vita quotidiana.