Ecco perché il Genoa rischia la serie C1

Cinque anni di squalifica a Preziosi se venissero provate tutte le accuse

Valigette, intercettazioni, scommesse clandestine e presunte combine. Sono tutte le accuse a cui dovrà rispondere il Genoa, il suo presidente Enrico Preziosi e il direttore generale Stefano Capozucca, in sede penale e in quella sportiva. Accuse pesanti, che riportano alla memoria il precedente più clamoroso nella storia del calcio, la retrocessione del Milan negli anni Ottanta, anche se in quell’occasione si trattava «solo» di un mega giro di scommesse illecite. La scena che è rimasta impressa nella memoria degli sportivi è senza dubbio l’ingresso della Polizia sulla pista dell’Olimpico al termine dell’ultima gara di campionato. Questa volta invece c’è stato minor risalto mediatico ma ad essere coinvolta è una società che, soprattutto davanti agli organi competenti della Figc, dovrà discolparsi da accuse pesantissime. A tenere i tifosi con il fiato sospeso infatti non è tanto il verdetto in sede penale quanto la decisione che prenderà l’Ufficio Indagini che valuterà «l’illecito sportivo» e le scommesse clandestine, anche se i filoni dell’inchiesta, aperta a Genova da Alberto Lari e Giovanni Arena, per il momento rimangono distinti. In realtà nelle ultime ore si è parlato anche di un possibile coinvolgimento diretto di alcuni dirigenti del club genoano che avrebbero scommesso, nell’ultime gare della stagione, sulle sconfitte e sui pareggi del Genoa. Tutto filtra dalle intercettazioni che sembrano lasciare poco scampo al vecchio Grifone, che appena due settimane fa aveva festeggiato la promozione, dopo dieci sofferti anni, in serie A. Adesso la Genova rossoblù rimane con il fiato sospeso, soprattutto per le eventuali pene della giustizia sportiva: addio promozione? È la domanda più ricorrente. Codice alla mano, se venissero confermate le accuse rivolte dai pm, il Genoa potrebbe rischiare anche qualcosa di più della semplice serie B. Tanto per cominciare bisogna prendere in esame l’articolo 6 punto 1: l’illecito sportivo, cioè «il compimento con qualsiasi mezzo di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara, ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica». Il vantaggio in classifica ovviamente sarebbero i tre punti ottenuti dal Genoa nell’ultima gara contro il Venezia, quella che decretò la serie A della squadra di Serse Cosmi e partita al vaglio, più di ogni altra, degli inquirenti. Le sanzioni in questo caso non sarebbero certo leggere, anzi. L’articolo 13 del codice di giustizia sportiva infatti prende in considerazione l’eventuale coinvolgimento diretto di un dirigente del club. Se venisse provato un illecito del presidente Enrico Preziosi, del figlio Enrico o del direttore sportivo Capozucca scatterebbe automaticamente il comma 1 dello stesso articolo per «presunta responsabilità diretta».
In questo caso il Genoa rischierebbe: «L’esclusione dal campionato di competenza (la serie A ndr) con assegnazione da parte del consiglio federale a uno dei campionati di categoria inferiore». A far impallidire i tifosi rossoblù è proprio quel «A uno dei campionati».
La serie B? Probabile ma non sicuro, visto che se venissero provate, le colpe sarebbero talmente da gravi da far rischiare al Genoa una doppia retrocessione: dalla A alla B fino alla C1. I giuristi, soprattutto quelli romani che seguono «l’andamento» degli umori che trapelano dalla Figc, non hanno dubbi: «Serie B, ma solo se va bene». I nove punti di penalizzazione ma in serie A, dopo le intercettazioni che sono state consegnate in settimana al capo dell’Ufficio Indagini della Figc Italo Pappa, sarebbero quindi un vero e proprio miracolo. La decisione di una doppia retrocessione potrebbe infatti essere presa direttamente dal Consiglio federale. In realtà nelle ultime ore si è fatta strada anche un’altra ipotesi, sempre ovviamente che la giustizia sportiva riconosca «l’illecito sportivo» da parte del Genoa: la serie B con una pesante penalizzazione nel campionato cadetto. Questo accadrebbe se venisse riconosciuta anche la «responsabilità oggettiva» del figlio di Preziosi e di Capozucca. Il direttore sportivo e Matteo Preziosi rischierebbero una squalifica minima di tre anni, mentre si parla di una squalifica di cinque anni e un’inibizione da qualunque «carica sportiva» per il Re dei Giocattoli. Il ruolo di vicepresidente di Lega ricoperto da Preziosi non avrà alcuna ingerenza per l’eventuale processo. I tempi? Da Roma Pappa ha fatto sapere di puntare sulla rapidità: gli interrogatori inizieranno mercoledì, lunedì Pappa trasmetterà la relazione alla procura federale e la Disciplinare si esprimerà entro il 10 luglio. Poi ci sarà il ricorso alla Camera di conciliazione del Coni ma ormai i calendari di serie A saranno completati.
Per quanto riguarda la giustizia penale invece Preziosi, in caso venissero riconosciute le accuse mosse dai pm, rischierebbe due anni di carcere, quattro se venisse riconosciuto anche il reato di «associazione a delinquere».
In realtà però in la giustizia sportiva è certamente meno garantista di quella penale: davanti alla Figc infatti dovrà essere il Genoa a provare di essere estraneo a qualunque illecito.