Emanuela Abbadessa vince il premio Rapallo Carige

Emanuela Abbadessa e il suo «Capo Scirocco» si aggiudicano la 29ª edizione del premio «Rapallo Carige». Anche quest'anno il premio letterario per la donna scrittrice, organizzato da Comune e Banca Carige, non ha tradito le attese. Un lavoro iniziato nei mesi scorsi, con la giuria dei critici, presieduta da Dacia Maraini, che ad aprile ha indicato le tre finaliste tra le ben settantaquattro opere in gara. Ieri pomeriggio, a villa Porticciolo, sono diventate determinanti le preferenze dei 60 lettori della giuria popolare. Alle spalle della vincitrice, cui andranno 10mila euro e l'onore di accostarsi nell'albo d'oro a grandi firme come Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini, si classifica Anna Maria Falchi.
Sul gradino più basso del podio ecco Carola Susani.
Alcuni brani dei libri finalisti sono stati letti dagli attori Claudia Pandolfi e Cesare Bocci. Immancabile anche l'intervallo canoro che quest'anno ha visto protagonista la cantante rapallese Giua. La cerimonia conclusiva, presentata da Pier Antonio Zannoni, Livia Azzariti e Massimo Giletti, ha celebrato anche Maria Perosino, che grazie al romanzo «Io viaggio da sola» (Einaudi), si è aggiudicata il premio «Opera prima»; un manuale semiserio per viaggiatrici sorridenti e solitarie, riconosciuto dalla giuria come «un testo intelligente, divertente, saggio, ricco di spunti di riflessione». Il premio speciale intitolato alla memoria di Anna Maria Ortese, è andato invece a Serena Dandini per il volume «Ferite a morte» (Rizzoli), un libro che racconta la storia delle vittime di femminicidio.
Emanuela E. Abbadessa, catanese di origine, ma savonese di adozione, ambienta il suo primo romanzo nella Sicilia di fine Ottocento dove un visitatore spaesato compie la sua educazione sentimentale; in questo scenario l'ombra nera di un pianoforte che si allarga come spinta dal vento di scirocco sarà in grado di accendere i desideri e travolgere le passioni.
Anna Maria Falchi con «L'isola delle lepri» (Guanda) racconta con scrittura delicata e quasi impaurita, un mondo, quello familiare-patriarcale, duro, a tratti violento, spesso insensibile, ambientato in una Sardegna selvaggia e lontana Carola Susani con «Eravamo bambini abbastanza» (Minimum fax) narra la storia di un gruppo di bambini di diverse nazionalità in viaggio verso Roma dopo essere stati rapiti; in un percorso denso di emozioni, nessuno sembra voler fuggire dal loro aguzzino dando vita ad una comunità autosufficiente con rituali del tutto particolari.