Per fare un esame del sangue si deve perdere una giornata

Caro direttore, voglio testimoniarle ancora una volta quanto dei pessimi amministratori camuffino le loro inefficenze con la scusa della crisi e del governo Monti.
Qualche giorno fa mi sono recato al Galliera per fare degli esami del sangue, sono arrivato alle 8 (dopo 30 minuti di bus per 3 km in linea d’aria!) e ho notato subito una marea di gente, una volta ritirato il numerino, con cento persone davanti, svolta la parte burocratica sono passato a fare il prelievo, ma li una brutta sorpresa, una coda di cento persone davanti.
Tralascio di riportare imprecazioni e lamentele della gente che ci vorrebbe un intero giornale, ma chiedendo qua e là si scopre che, per il blocco del turn over, sono state tolte due persone e una era in ferie (in totale 4 paramedici).
Finalmente giunto il mio turno sono uscito alle 11 e mezza.
Morale una mattinata persa per un banale esame del sangue.
Ma questo sarebbe normale se fossimo in Zambia.
Però non si capisce come mai oggi non si applichino procedure automatizzate per sopperire in tutto o in parte la parte burocratica (nel nostro caso circa 10 persone), ad esempio predisponendo un sistema con il quale il medico stampi la ricetta con un codice a barre particolare che identifichi paziente ed esami da eseguire e ticket, in modo che gli stipendi risparmiati potrebbero permettere di utilizzare più personale (medico /paramedico) per prestazioni meramente tecniche.
Purtroppo siamo in mano a persone che aberrano il concetto di efficienza e riduzione dei costi solo per il fatto che fanno parte del pubblico, come se fossero una casta a parte e talune adducono diritti di lavorare meno in nome del fatto che non c’è più la servitù della gleba, come se gli altri lavoratori, magari che fanno 8 ore in catena di montaggio o col martello pneumatico in mano fossero bestie.
Certo è sbagliato soffermarsi solo ai bassi livelli, perché come si dice in pesce puzza dalla testa e di sprechi e inefficenze potremmo parlarne a lungo.
Però anche queste piccole «disfunzioni» contribuiscono in maniera significativa alla nostra crisi perché, diciamocela tutta, parte di questa crisi non è solo legata alla speculazione ma anche per il fatto che per molti decenni ci siamo indebitati per mantenere una spesa corrente del personale pubblico assunto in eccesso per fare del welfare atipico e assistere persone con le manine e tutto il resto a posto, solo per un la ricerca del voto di scambio e, una volta eletti o nominati, poter posare il culetto su qualche poltrona di «pelle umana» e godere, spesso immeritatamente, di ampi privilegi.
Cito ad esempio il Comune di Genova che ha la bellezza di circa seimila dipendenti più l’indotto che determina un rapporto di un dipendente ogni cento abitanti con la scarsa qualità e quantità dei servizi che ognuno ben conosce.
Per concludere denuncio il paradosso che questo sistema ha creato, facciamo venire persone da tutto il mondo per fare ciò che invece potremmo fare tranquillamente da soli ovviamente senza mandare all’estero tanti bei soldini.
Quando verrà il tempo di vivere in un paese più serio che soddisfacendo meriti e bisogni metta tutta la pubblica amministrazione di fronte alle proprie responsabilità misurando qualità e quantità dei servizi erogati e premiando o penalizzando rispettivamente scostamenti in positivo o negativo di quanto fatto a partire dai governatori sino alla persona dei lavori più modesti, permettendo una significativa riduzione delle tasse e una maggiore dignità dei cittadini ancora oggi trattati come sudditi.