Fermiamo i teppisti e chi li protegge prima che finiscano di distruggere tutto

Caro dottor Lussana, la città in cui vivo mi piace tanto e sentire che Super Marta voglia migliorarla mi da lo stimolo per amarla, se possibile ancora di più (per l’amor del Cielo, non mi fraintenda, parlo della città).
Genova era stata definita la Superba perché una straordinaria popolazione aveva lavorato sodo per renderla unica al mondo. Gli edifici, i monumenti, i giardini, le strade. Tutto è servito per farla diventare esclusiva e, nonostante il caratteraccio degli indigeni, Genova è stata sempre esaltata ed ammirata dai viaggiatori che hanno avuto modo di osservare con meraviglia le bellezze che la città racchiude. I genovesi (ma ne esistono ancora?) hanno vissuto la loro bellissima città con amore, odio, rabbia, quieto vivere, mugugno e rassegnazione ma, con la rassegnazione, è arrivata la rinuncia e con la rinuncia il decadimento.
Qualche giorno fa è apparso in prima pagina l’articolo «A Genova la sinistra protesta: vuole fare pipì per strada». Purtroppo è il ritratto esatto della nostra stupenda città e Federico Novella descrive quanto noi vediamo ogni giorno ed in ogni angolo della povera Superba (e sapeste quanto male mi fa ammetterlo).
Il decadimento non è un male di oggi, caro dottor Lussana. Il decadimento di Genova viene da lontano. Sfogliando vecchi libri e vecchie pubblicazioni ho trovato «Calendario per l’anno 1876», e, ne «i distruttoi de Zena» (pagine da 14 a 18 che allego in fotocopia) il predicotto, scritto in dialetto genovese di quel periodo illustra che, nella nostra povera città, si è sempre cercato di non molestare troppo chi ci vuol distruggere.
Ora, senza voler arrivare alle punizioni corporali in vigore a quei tempi, pensa che non si possa intervenire in qualche modo per fermare teppisti e chi li protegge?