«Fondi ai gruppi, controlli più severi»

(...) Non foss'altro perché, a differenza di ciò che accade nel Lazio, i finanziamenti non vanno direttamente ai consiglieri regionali, ma ai gruppi e comprendono la quota per pagare il personale».
Quanto spetta a ogni gruppo?
«Cinquemila euro al mese di finanziamento fisso, più 775 euro per ogni consigliere e 300 per le spese postali».
Uno degli scandali laziali sono i nove monogruppi, con altrettanti capogruppo. In Liguria quanti sono i capogruppo di se stessi, con relative spese?
«Uno solo, Matteo Rossi, di Sinistra, ecologia e libertà. Ma il suo simbolo era sulle schede elettorali e noi permettiamo i monogruppi solo a chi si è sudato i voti degli elettori, presentandosi in tutte le quattro province e facendo il quorum. Altrimenti, ne servono due».
Per il misto, dove confluiscono i consiglieri che escono dal loro gruppo, valgono le stesse regole?
«Il finanziamento è il 50 per cento degli altri gruppi: 2500 euro fissi, più 775 a consigliere».
E poi chi gestisce tutti questi soldi?
«Innanzitutto, diciamo che si tratta di fondi estremamente limitati, ben lontano dai 270mila euro a consigliere di cui si parla in questi giorni».
Il fatto che siano pochi garantisce che non ci siano abusi?
«I finanziamenti passano prima al vaglio dei singoli gruppi e poi in una commissione bipartisan che valuta la congruità della spesa rispetto alla motivazione».
Alcuni gruppi, come il Pdl, hanno anche controlli interni. Il capogruppo Matteo Rosso, che è un galantuomo come pochi, su cui metterei la mano sul fuoco senza rischiare scottature, ha organizzato una commissione interna di controllo delle spese, con tre revisori dei conti, ed ha sdoppiato le verifiche, lasciando all'esperto Gino Morgillo il ruolo di tesoriere, in modo che controllore e controllato non coincidano, com'era nel gruppo Pdl del Lazio. È solo un'eccezione o altri gruppi hanno così tanti controlli?
«È una scelta di ogni singolo gruppo su cui il presidente non ha diritto di parola. Però, le ribadisco che non ho mai visto abusi e che i bilanci e le pezze giustificative presentate presentano grande rispondenza rispetto a quanto dichiarato e accertato».
Non vorrà farmi credere che non avete mai cassato nemmeno una nota spese? Che sono tutti virtuosi?
«È successo che qualche fattura sia stata bloccata per spese dichiaratamente inammissibili e poi abbiamo chiesto quel rimborso al capogruppo a cui era stato liquidato. Tutto molto semplice e trasparente».
Eppure, mi creda, i controlli non sono mai abbastanza. E potete fare ancora molto di più.
«Proprio vedendo ciò che sta succedendo in questi giorni, anche leggendo la vostra inchiesta, possiamo lavorare ulteriormente per aumentare la trasparenza nei conti ed è mia intenzione di aumentare i controlli, in pieno accordo con tutto l'ufficio di presidenza, nessuno escluso».
Tradotto in concreto?
«Proporremo la modifica della legge in modo che la commissione di revisori dei conti che, su nostra iniziativa, da un anno e mezzo controlla bilanci e spese del Consiglio regionale, lavori anche sui bilanci dei gruppi. Insomma, anche grazie agli articoli del
Giornale, i controlli - già rafforzati nell'ultima legislatura - saranno ancora maggiori».
Bella intenzione. Ma i tempi? Un conto è proporre una legge, un conto è approvarla.
«Guardi, come le ho detto, in ufficio di presidenza siamo tutti d'accordo e quindi penso che arriverà in Consiglio e sarà approvata in tempi brevissimi. Quindi, prevedo che sarà certamente in vigore per esaminare i bilanci dei gruppi per l'anno 2012, quello in corso».
Ottimo. Ma allora perchè si respira una certa ritrosia da parte di tutti voi nel dare i dati? In genere date numeri «aggregati», che però spiegano pochissimo. Tanta riservatezza, più che dalla privacy, sembra motivata dalla volontà di non far sapere qualcosa. Non le pare?
«I dati aggregati sono quelli che caratterizzano tutti i bilanci, anche quelli dei giornali che godono di finanziamento pubblico. Certo, se c'è qualche cifra abnorme all'interno di quei dati, è giusto indagare. Ma state attenti anche al fatto che il 50-60 per cento di quelle cifre se ne va per pagare il personale».
Bè, che significa? Che le spese per il personale non valgono?
«Certo che valgono. Ma anche quando si fanno i confronti con altri dati occorre ragionare che in altri bilanci il personale non è compreso perchè assunto direttamente dagli enti e non dai gruppi. Insomma, su due milioni e 900mila euro di spesa, un milione e 900mila vanno per il personale. E undici gruppi hanno a loro disposizione un milione di euro».
Meno di quattro consiglieri del Lazio...
«Il confronto l'ha fatto lei...».