Forze armate e Comune in guerra per la Caserma Gavoglio Le cause della frana di via Ventotene hanno radici lontane

Dopo il crollo al Lagaccio, scoppia la guerra tra Forze armate e Comune sulla Caserma Gavoglio. Andiamo per ordine: in quella grossa crepa all'angolo di via Ventotene, chiunque poteva vedere le fauci della voragine che la notte dopo Pasquetta si è inghiottita le tre auto e per un soffio non ci è scappato il morto: 64 famiglie evacuate, palazzi isolati, centinaia di migliaia di euro di danni. Quella della collina del Lagaccio è stata una tragedia annunciata. Lo dimostra la fotografia scattata per caso un paio di settimane fa, quando il consigliere regionale Lorenzo Pellerano stava facendo un sopralluogo alla sottostante Caserma Gavoglio. Dopo il maltempo dei giorni scorsi, adesso c'è ancora paura di ulteriori piogge perché altre crepe, più piccole, sono tuttora evidenti in quella parte pericolante del muraglione che non è franata. Il problema è la sicurezza delle fondamenta del palazzone soprastante e il rientro dei residenti del civico 51, che dovranno rimanere fuori casa per almeno una settimana.
«Volevo vedere la possibilità di restituire alla città l'area semiabbandonata della Gavoglio e quindi - racconta Pellerano - trasformarla nella nuova sede dell'Istituto Idrografico della Marina, che rischia di essere trasferito a La Spezia. Ieri sono andato a riguardarmi le foto della caserma e mi sono accorto della macroscopica crepa nel muraglione di sostegno della strada franata. Non si capisce perché nessuno sia intervenuto o abbia preventivamente segnalato l'evidente pericolo».
Ieri a palazzo Tursi alcune decine di abitanti sfollati da via Ventotene hanno assediato l'ufficio del sindaco Marco Doria per protestare contro la giunta di sinistra, che imporrebbe agli inquilini le spese per i lavori di ripristino e messa in sicurezza della strada e del muraglione di contenimento. Se la via è certamente privata, il muraglione non è formalmente di proprietà del Comune. Infatti, una parte dovrebbe essere del Demanio, l'altra parte di proprietà dei condomini o dell'impresa privata che ha costruito la strada.
«Attualmente con il nostro ufficio legale - ha spiegato il sindaco - stiamo cercando di capire chi è il proprietario e in quali porzioni perché in genere, stante il susseguirsi di interventi edilizi, le cause di questi crolli provengono da lontano. Il Comune deve comunque dare risposte anche sui prossimi passi operativi da compiere. Siamo a fianco dei residenti, ma sono le leggi che stabiliscono chi dovrà pagare i costi dei lavori. Faremo delle verifiche per stabilire anche se l'ex rimessa Sappi potrà ospitare le auto degli abitanti».