G8, i silenzi di chi non ricorda le violenze dei manifestanti

(...) anche giustamente molto critici. La stessa forza critica, però, non si è sentita quando c'è stato da parlare della devastazione e del saccheggio di cui è stata vittima Genova in quei giorni. Sapete che è un tema che mi è caro, ma certamente fa pensare vedere un'ospite in studio, fra quelle che sono state vergognosamente manganellate alla Diaz (non è su questo la discussione, e un tribunale deciderà i risarcimenti che spettano ai manifestanti che si sono costituiti parte civile nel processo a dirigenti ed agenti della Polizia) con la maglietta evocativa della raccolta di firme e delle mobilitazioni per annullare la condanna di dieci manifestanti. Quelli che hanno avuto cent'anni di carcere complessivo perchè ritenuti violenti in primo e in secondo grado di giudizio.
Come se le sentenze fossero una maglietta prêt-à-porter. Come se quelle sentenze fossero figlie di un dio della giustizia minore. Come se la Cassazione - buona quando ha confermato le sentenze contro i vertici della Polizia - fosse pronta a diventare cattiva domani qualora dovesse confermare le pene contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, nonostante le 25mila firme innocentiste e nonostante la mobilitazione di attori ed intellettuali.
Ma come è possibile ragionare così? Accettare le sentenze gradite e contestare preventivamente quelle che rischiano di essere sgradite. Come è possibile annunciare mobilitazioni attorno ai tribunali e ai luoghi sensibili? Un conto è la giustizia amministrata in nome del popolo, un conto sono i tribunali del popolo dove magari quelli che urlano più forte hanno immediatamente ragione. Ma possibile che tutti coloro che, anche giustamente, difendono la magistratura non abbiano nulla da dire contro simili mobilitazioni? E, soprattutto, è giusto mobilitarsi per chi è accusato (e condannato già due volte) per aver devastato una città?
A tutte queste persone, io rispondo con l'ascolto (che giustamente è stato riproposto da Quinta colonna) delle telefonate degli abitanti di Albaro e degli altri quartieri di Genova su quello che stava accadendo attorno alla Diaz: via Pisa, via Trento, piazza Merani, via Cesare Battisti, via Trieste...Praticamente, movimenti sospetti di tute nere ed affini in tutta la zona.
Le chiamate che arrivavano al centralino della questura erano chiamate di tante persone perbene, cittadini che non vanno in giro a sfasciare città in nome del «diritto di manifestare», gente che aveva solo voglia di ordine, di legalità, di pulizia. Magari anche di dormire. Il che, fino a prova contraria, non è ancora un reato.
Eppure, anche durante la trasmissione, fra una denuncia e l'altra ai poliziotti cattivi e depistatori - anche giusta, ovviamente solo nei confronti dei poliziotti cattivi e depistatori - solo Paolo Del Debbio ha alzato la voce (metaforicamente, visto che è una delle persone più educate in circolazione, ed esprime anche i concetti più forti rigorosamente sussurrando) per dire che il G8 è stato anche altro. È stata anche una città violentata e offesa. È stata tanta gente costretta a rimanere in casa, prigioniera dei violenti, con la paura di andare a comprare il pane.
Ma è possibile che siamo soli, o quasi, a dire queste cose?