«Genoa, batti l'Atalanta È la tua ultima spiaggia»

Dieci anni fa arrivò al Genoa seguendo le orme di Enrico Preziosi, che lo aveva già avuto a Como. Sotto la Lanterna Nicola Caccia ha vissuto una retrocessione (a tavolino) in serie C e una promozione tra i cadetti. Prima di sbarcare a Genova, però, l'attuale collaboratore tecnico di Vincenzo Montella, aveva indossato per tre anni, dal 1997 al 2000, la maglia dell'Atalanta, prossima avversaria della squadra rossoblù.
Che ricordi hai della tua esperienza al Genoa?
«Sono stato benissimo. Ritorno sempre con piacere. Conservo un ottimo ricordo dei miei tre anni con la maglia rossoblù. Sento ancora Marco Rossi e i dirigenti di allora. Sono rimasto legato al presidente Preziosi. Se sono venuto al Genoa, lo devo a lui che mi aveva già avuto a Como. Sono ancora un tifoso del Genoa».
La tifoseria ha sempre apprezzato il tuo attaccamento alla maglia. Nel 2005 fosti uno dei pochi a restare anche in serie C.
«Mi trovavo bene, non era una questione di categoria. Avevo già accettato di venire al Genoa in serie C prima che fossimo ripescati».
Ricordi il coro che ti dedicava la Gradinata Nord?
«C'è Caccia che fa gol, la Nord esulta. Come potrei dimenticarlo?».
Da fuori che idea ti sei fatto del brutto momento del Genoa?
«È una buona squadra, più forte del Siena, del Palermo e della stessa Atalanta. Come organico può fare molto di più di quello che sta facendo. Ci sono gli anni in cui ti va tutto storto. Quando non sei abituato a lottare per salvarti, diventa tutto più complicato».
La tifoseria può essere l'arma in più nella corsa salvezza?
«Genova è una piazza bellissima, però in alcune situazioni è difficile giocarci. I tifosi sono molto esigenti. Per loro il Genoa è come un figlio. Devi essere bravo a trascinarli e a non farti schiacciare dalla pressione. Ci vuole gente con carattere e personalità».
Quale consiglio daresti ai giocatori rossoblù per le ultime sei partite?
«Di andare in campo senza paura. Non è facendo il compitino che ci si salva. Ognuno deve dare più del 100%. Il Genoa non merita questa classifica, ma adesso non ci sono più margini di errore».
Hai visto il derby?
«Sì e non è stato un grande spettacolo. Come tutti i derby è stata una gara molto combattuta. Per il Genoa l'importante era non perdere. Un punto fa sempre classifica».
Adesso con l'Atalanta ne servono tre...
«Il Genoa deve vincere assolutamente. È la partita della vita. Se la sbagli, poi sarà difficile recuperare. L'Atalanta è quasi salva, verrà a Genova con più tranquillità. Quando non hai esigenze di classifica, ti esprimi meglio».
Peserà più l'assenza di Borriello o quella di Denis?
«Sono due giocatori fondamentali per entrambe le squadre. In questo momento, però, rischia di pesare più l'assenza di Borriello vista la classifica. Ma adesso quello che conta è ciò che hai dentro».