Genovesi a caccia di francobolli

Anche a Genova, a quanto sembra, affrancare una cartolina o una lettera è diventata «missione impossibile». A creare problemi è proprio la materia prima, il francobollo, nel senso che non si trova: è quello da 10 centesimi che, abbinato all'altro da 60 centesimi, corrisponde alla tariffa in vigore dal 1° gennaio scorso, ma è a tutti gli effetti introvabile. E nelle tabaccherie, ma anche negli uffici postali monta il caos. I cittadini chiedono, ma trovano soluzioni ai limiti della fantascienza: «Lei, se vuole l'affrancatura - ecco il paradosso, provare per credere - dovrebbe acquistare un set di 200 francobolli da 1 centesimo da abbinare, in numero di 10, ovvio, a quelli da 60 centesimi, incollandoli di volta in volta uno a fianco all'altro sulla corrispondenza...».
Una parola! Intanto è già cominciata la caccia anche al foglio dei «centesimi», uno, nessuno o 100mila che dir si voglia. Inoltre risulta che ci siano ancora montagne di scorte di francobolli da 0,60 euro - di cui alcuni avevano fatto incetta a suo tempo - inutilizzabili senza l'integrazione che, però, nel frattempo, è andata letteralmente a ruba. Il problema, pertanto, è che quanti erano in possesso dei vecchi francobolli da 60 centesimi non se ne possono far niente senza l'integrazione. Che è introvabile, appunto.
Nelle tabaccherie e negli uffici postali genovesi - ma la situazione è la stessa in tutta Italia -, in queste settimane è in corso una vera e propria caccia ai mini-francobolli (mini come importo, non come misura, naturalmente), gli unici che possono consentire lo smaltimento del vecchio taglio da 0,60. «E non si venga a dire che è un problema da poco» tuona un cittadino lombardo, naturalizzato genovese. Lui, cliente abituale della tabaccheria di via Santa Zita, ed evidentemente assiduo consumatore di francobolli, si è trovato in fortissima difficoltà nel reperire i 10 centesimi (non diciamo dei 70 centesimi...) in numerose rivendite del centro di Genova, da piazza Tommaseo alla Posta centrale. Anche perché, lui come tanti altri, prima dell'aumento delle tariffe, aveva fatto scorte di affrancature da 0,60 euro e ora si ritrova con un «pacco», in senso figurato e letterale: un pacco di francobolli sostanzialmente inutili.
In realtà, dal 1° gennaio, il taglio da 10 centesimi si era esaurito in un amen, costringendo il Poligrafico dello Stato a lavorare a tappe forzate per ripristinare le scorte. Tutto inutile. Nel frattempo, Poste Italiane continua ad assicurare che il problema è in via di risoluzione. Per superare l'emergenza, era stata adottata un'altra strada: gli uffici avevano offerto la possibilità, gratis, di affrancare le lettere con un'integrazione virtuale, un'etichetta adesiva o u timbro che possono essere applicati direttamente in posta. Il servizio esiste, ma, di norma, è a pagamento oltre una certa quantità di pratiche da spedire. I cittadini, comunque, non si accontentano e cresce il nervosismo. Si registrano, ormai, anche a Genova episodi di intolleranza da parte di chi fa il giro delle «sette tabaccherie» e non riesce a risolvere il problema di spedire una normalissima lettera. «Qualcuno - riferisce un negoziante di via Venti Settembre che preferisce mantenere l'anonimato - è andato su tutte le furie, iniziando a urlare ad alta voce e mandando a quel paese l'intero sistema. Eppure, al di là dei modi, il problema è reale e la reazione in parte comprensibile». Molti si lamentano e anche gli stessi dipendenti dell'azienda Poste Italiane non sanno più che tipo di risposta fornire ai clienti che chiedono un francobollo.
Mandare una cartolina o spedire una lettera, insomma, non solo costa di più, ma può diventare una vera e propria odissea. «Siamo arrivati al punto - sospira sempre il cittadino genovese d'origine lombarda - che qualcuno rischia utilizzando il vecchio da 0,60 sperando nella clemenza di Poste Italiane, perché inoltrino ugualmente la corrispondenza senza multe o sovratasse per insufficiente affrancatura». Un problema ulteriore è che, oltre a mancare i tagli da 10 centesimi, mancano pure quelli da 5 centesimi, indispensabili se si utilizza il vecchio francobollo da 0,60. I rivenditori che dispongono di qualche pezzo sono pochissimi, come si può facilmente verificare con un rapido giro in città. Oltre tutto, l'inizio della stagione turistica ha moltiplicato le richieste di chi vuole spedire una cartolina. «Ma gli utenti più assidui, che denunciano grosse difficoltà - conclude un tabaccaio del centro di Genova -, ovviamente, sono gli studi dei professionisti, i commercialisti e gli avvocati. A tutti, comunque, consiglio di non rischiare, utilizzando i vecchi francobolli da 0,60, per evitare che documenti importanti magari non vengano recapitati».