Il Giornale e i suoi lettori per l’Emilia

(...) di Ronco Scrivia - una delle eccellenze di artigianato alimentare della Liguria, capace di esportare in tutto il mondo i suoi chicchi tostati nel forno a legna, unico caso in Italia - per propormi la sua idea, ho aderito immediatamente con entusiasmo.
Percivale, leggendo le storie di tanti piccoli e piccolissimi imprenditori che hanno perso tutto dopo le due scosse di terremoto in Emilia, si chiedeva cosa si potesse fare. E, dopo la sua personale solidarietà, ha iniziato a mettersi nei panni dei suoi colleghi di Modena, chiedendosi cosa avrebbe chiesto se fosse stato nei loro panni. Probabilmente, gli sono anche ronzate nelle orecchie le parole delle istituzioni emiliane che, giustamente, senza alcuna pretesa, hanno detto: «Siamo sempre stati in prima fila quando c’è stato da aiutare gli altri, ora sarebbe bello se qualcuno aiutasse noi». E anche i collegamenti, struggenti, di Piazza Pulita e di Servizio Pubblico di giovedì sera, hanno dimostrato una straordinaria dignità delle popolazioni colpite. Persone che hanno sempre aiutato gli altri e che meritano di essere aiutate.
Eppure, oltre ai soliti sms e alle solite sottoscrizioni, Marco voleva andare oltre. Trovare qualcosa che desse un senso ulteriore al suo versamento (per la cronaca, ha già annunciato in redazione il versamento dei primi 500 euro). Ed ha proposto la formula: «I piccoli imprenditori per i piccoli imprenditori».
Un appello rivolto in particolare a piccole e medie imprese, a commercianti, ad artigiani (oltre che naturalmente a tutti coloro che vogliono starci, che siano banche, professionisti, politici, dipendenti o pensionati che offrono semplicemente un euro, graditissimo anch’esso, senza preclusioni di sorta) e finalizzato ad aiutare le vittime del terremoto. In particolare, lo scopo è quello di aiutare a ripartire piccole e medie imprese, commercianti ed artigiani. Oltre che, naturalmente, tutti coloro che ne hanno bisogno. E anche coloro che chiedono di ripristinare l’identità del loro paese, cancellata dalle scosse delle ultime due settimane.
Insomma, appena ho sentito la telefonata di Percivale, ho capito immediatamente che era la mia telefonata. Che era la telefonata del popolo del Giornale. Che era la telefonata delle persone perbene, di chi era al teatro della Gioventù e di chi non c’era, di chi ha dei valori comuni con noi, comunque la pensi e comunque voti.
E proprio per questo ho sposato immediatamente l’idea di Marco e ci siamo subito attivati per far sì che si potesse realizzare immediatamente. E così, anche con l’aiuto di altri nostri cari amici e lettori, abbiamo istituito un apposito conto presso la Banca Passadore dove è possibile versare i contributi e dove noi stessi verseremo quelli giunti in redazione, con la straordinaria sensibilità della banca che ci permette di evitare appesantimenti di spese burocratiche.
Anzi, va oltre. La Passadore, oltre ad aver azzerato il costo dei bonifici e delle spese di tenuta conto, ci dà anche un interesse. Piccolo, ma segno importante di sensibilità. Il conto, con la dizione «TERREMOTO EMILIA» ha come coordinate IBAN le seguenti: IT 77 S 03332 01400 000000946478.
In gioco, stavolta, c’è la spina dorsale del sistema Italia. Ma, con la spina dorsale dei lettori del Giornale, sappiamo che ce la possiamo fare.