Guida senza patente, si nasconde tra la spazzatura

Per chi, come noi della redazione del Giornale ha la fortuna di rispondere al telefono e di dialogare quotidianamente con tanti di voi, c'è una frase che è una specie di parola d'ordine, una sorta di «pronto, chi parla?» applicata al nostro 010/5768911. Ed è esattamente speculare alla domanda, perchè, all'altro capo del filo, ci siete tantissimi di voi che mi rispondete con il vostro nome, aggiungendo immediatamente «lettore dal primo numero», come fosse un cognome ulteriore, un complemento di specificazione senza genitivo, indispensabile per dare ulteriore forza e spessore alla risposta.
Insomma, per chi legge il Giornale in generale (e le pagine di Genova e della Liguria in particolare, che sono quasi coetaneee essendo nate il 28 gennaio 1975, solo sei mesi dopo il 25 giugno del 1974, data di nascita del Giornale), l'essere «lettore dal primo numero» è una specie di medaglietta da appuntare sul bavero, un po' come la ruota per i soci dei Rotary. Ed è un modo di essere e sentirsi parte di qualcosa che va oltre la comunità di lettori nata immediatamente negli anni Settanta, quando avere il Giornale in tasca era pericoloso, ai limiti dell'incolumità personale, e il nostro popolo veniva visto come un branco di appestati dall'intellighentia di sinistra, definizione da non confondere in alcun modo con l'intelligenza. Si tratta proprio di due concetti diversi e inconciliabili.
Scrisse Cesare Zappulli poche parole che non quasi un fermo immagine su questo modo di essere: «Il nostro è un giornale che non si compra, al quale non ci si abbona, ma ci si iscrive». Parole di quasi quarant'anni fa, ma validissime ancor oggi.
Insomma, quella presentazione «lettore dal primo numero» è qualcosa che voi sentite moltissimo e che noi sentiamo volentierissimo, una frase che fa la differenza e che ci aiuta quotidianamente a rendere ancor più bello e positivo il nostro lavoro. Poi, con assoluta onestà, dico anche sinceramente che alcuni di coloro che la usano la usurpa. (...)