I piccoli, spina dorsale dell’industria

(...) pur avendo perso la battaglia per la presidenza, è un ottimo segnale. L’altro giorno l’imprenditore di Bobbio ha spiegato in una bella intervista a Massimo Minella - giornalista che non si è schierato nella battaglia di Confindustria, ma è sempre stato assolutamente bipartisan, voce di tutte le fazioni in gara - su La Repubblica-Il lavoro: «Una cosa precisa la voglio già annunciare: voglio andare a vedere il porto, capire quello che succede, come funzionano le cose. Sono sicuro che sarà una cosa molto interessante».
Parole come queste sono la migliore garanzia sia per chi sta fuori dal porto, sia per chi ci sta dentro, sia per chi ci sta dentro solo un po’. È come quando i Nas vanno a vedere le cucine della scuola o dell’ospedale. Io, dopo che ci sono stati e che hanno visto che va tutto bene, ci mangio più volentieri. E credo che valga per tutti.
Ecco, se Malacalza fa il Nas - senza spirito revanchista, ma solo per trasparenza - credo sia davvero un bene per tutti. Così come è un bene se i «non elettori» di Giovanni Calvini, soprattutto i piccoli imprenditori, saranno rappresentati addirittura più dei grandi elettori. Questa è la chiave per essere un grande presidente. Questa è la chiave per estrarre ex malo bonum, per passare da un presidente eletto con un metodo pessimo a una grande guida di Confindustria.
Insomma, piccoli imprenditori, piccoli imprenditori, piccoli imprenditori. Questa, a Genova come in Italia, è la ricchezza. Dei giovani, come dei vecchi, come dei grandi vecchi. Come dei «vecchi» con lo spirito dei giovani, comunque la pensassero su tutta questa storia: da Adriano Calvini a Vittorio Malacalza, da Duccio Garrone a Bruno Musso - passando per Giovanni Berneschi e Flavio Repetto, ormai quasi un Dico, una coppia di fatto - fino a Carlo Castellano.
Il professore ha ancora l’entusiasmo di un bambino. L’accordo con i cinesi di cui parla qui a fianco Ferruccio Repetti è importantissimo, il sogno di Dixet, di una Genova hi-tech, di una Esaote lanciatissima, di Erzelli senza aggettivi negativi, è un sogno da film. Sarebbe bello un finale alla Frank Capra. Non so se ci sarà. Io faccio il tifo.