Imprenditore maniaco per ingannare la noia

Franco Sala

Per le giovanissime della zona era diventato un incubo. L’uomo, identificato dai carabinieri di Seregno alla guida di uno scooter di grossa cilindrata e con il casco che gli copriva il volto, adocchiava le sue «prede», le seguiva senza destare sospetti. Quindi, quando si rendeva conto che non c’erano troppi curiosi, si avvicinava alle vittime, tutte ragazze molto giovani, alcune addirittura minorenni.
A quel punto estraeva una pistola, la piazzava sotto gli occhi delle ragazze, o le puntava il coltello alla gola, e le costringeva a dirigersi verso una zona appartata. Quindi, con le minacce, pretendeva che si spogliassero. Poi si divertiva a toccarle. La storia andava avanti da almeno un paio di mesi: il maniaco ha colpito a Desio, Monza oltre che in diversi comuni della provincia di Como, ai confini con la Brianza milanese.
L’altro giorno, durante il tardo pomeriggio, l’uomo, 33 anni, imprenditore, residente a Cinisello Balsamo, mai un piccolo guaio con la giustizia, ha sfogato i suoi desideri prendendo di mira, nel giro di poche ore, due ragazze a Carate Brianza. Solita successione: pistola, minacce, frasi oscene e palpeggiamenti. Le vittime, terrorizzate dopo la brutta esperienza, si sono presentate ai carabinieri per raccontare il fatto. Le denuncie sono fioccate, anche se alcune per evitare momenti imbarazzanti di fronte al maresciallo hanno preferito stare zitte con tutti. Anche con i genitori.
Gli uomini dell’Arma a un certo punto hanno deciso di mettere fine alla brutta storia. Attraverso le descrizioni delle giovani, sono riusciti a stringere il cerchio dei sospettati e con molta discrezione hanno fotografato l’aggressore. Davanti alle immagini del fanatico le vittime non hanno avuto dubbi: «È lui, siamo certe». L’uomo, di fronte alle uniformi, non ha opposto resistenza, ed è stato bloccato, infilato in una gazzella e trasferito in caserma, dove è stato denunciato a piede libero. Il meticoloso lavoro dei ragazzi del capitano Luigi D’Ambrosio, non gli hanno neppure dato la possibilità di provare a depistare gli inquirenti. Gli elementi raccolti dagli investigatori erano inattaccabili: l’imprenditore e anche maniaco è incastrato. Senza alibi, senza scuse, nel corso dell’incalzante interrogatorio ha dovuto ammettere tutte le sue colpe. Senza dare spiegazioni, ammesso che qualcuna potesse trovarla per cercare di «alleggerire» la sua posizione. Niente, faceva le scorribande, terrorizzava le ragazze solo per divertirsi, per rompere la monotonia, ingannare la noia. Adesso dovrà difendersi dall’accusa di violenza sessuale. In ogni caso, titolare di un fascicolo penale fino all’altro giorno immacolato, è riuscito a evitare di finire dietro le sbarre.